Guida a Londra senza esserci stati – Spring Edition: Royal Parks

(Andando avanti nelle ricerche per questo post mi sono resa conto che uno solo non sarebbe bastato – in realtà nemmeno due, o tre, o quattro sarebbero esaustivi – e siccome per i vari problemini di salute che ho avuto ultimamente stava tirando troppo per le lunghe, ho deciso che avrei parlato qui solo di alcuni dei parchi reali, quelli in cui sono stata o per cui avevo già qualcosa da dire, e lasciare per il futuro la possibilità di fare qualche altro post e aggiornare eventualmente mano a mano la cartina.)

In primavera stare all’aria aperta  nelle belle giornate è fantastico. Se poi si è a Londra, si può solo che avere l’imbarazzo della scelta di quale parco scegliere.

Secondo la mia guida del National Geographic (2004) a Londra ci sono 1700 parchi, compresi i piccoli cimiteri della City, l’11% della Greater London è adibito a parco per un totale di 180 kmq.

I parchi più grandi, ovvero i parchi reali, sono ex territori di caccia dei vari re, Regent’s Park era in origine una tenuta di campagna mentre St. James’s Park è quello di rappresentanza, mentre Richmond è il più grande.

La fauna che popola questi parchi ha un grande interesse scientifico ed è numerosa e in alcune zone anche selvaggia, come i cimiteri abbandonati ripopolati con porcospini, donnole, rane e volpi.

Fare un censimento dei parchi londinesi non è per nulla facile, basta aprire la cartina per farsi un’idea di quanti sono e dove sono, e tutti meriterebbero di esser visitati. Ma come per altre cose, scegliere un parco dove passeggiare, riposare o comunque passare il tempo dipende sempre dal tempo a disposizione, dalla zona che si è scelto di visitare nei dintorni e dagli interessi personali.

Iniziamo coi parchi reali. Il punto di riferimento è Royal Parks, il sito governativo loro dedicato, che raccoglie tutte le informazioni che si desiderano.
Al suo interno si trovano minisiti dedicati ognuno ad un parco, mappe interattive, informazioni di ogni tipo (come arrivare, dove parcheggiare, accessi per disabili, storia del parco, eventi, flora e fauna, punti ristoro, attrazioni, news ed altro).

Il bello di questi parchi è che non sono solamente distese di erba ed alberi, ma al proprio interno si trovano vari punti di interesse di diverso tipo.

Hyde Park

Si trova nella zona tra Westminster e Nottigh Hill, a grandi linee, ed è adiacente ai Kensington Gardens.

serpentine
Foto di alesstar

Nel suo perimetro comprende il Serpentine, uno specchio d’acqua che attrae diversi tipi di uccelli acquatici che lo popolano in abbondanza. Inoltre in primavera ed estate (a maggio solo nel fine settimana, mentre in estate tutti i giorni) è possibile nuotarci a prezzi veramente popolari, per non parlare del panorama.

Nel periodo natalizio vi si svolge il Winter Wonderland (di cui avevo già parlato) ed è pieno pienissimo di scoiattoli cicciosi e morbidosi che amano osservare e rimediare cibo dai turisti.

I punti di interesse di rilievo sono indubbiamente lo Speakers’ Corner, un angolo creato nel 1872 riservato a chiunque voglia parlare di un argomento qualsiasi, basta che utilizzi un linguaggio appropriato ai discorsi pubblici; il 7 July Memorial, il monumento eretto in onore delle vittime degli attentati di Londra del 7 Luglio 2005; The Rose Garden, un giardino che ospita in maggio delle bellissime rose e altri fiori durante il resto dell’anno; in finale, la Diana Princess of Wales Memorial Fountain, in memoria della Principessa Diana, progettata per riflettere la sua vita ed il suo carattere.

Kensington Gardens

Un posto che adoro. Una grande spianata di parco (275 acri) dove passeggiare o prendere il sole (sì, a Londra il sole c’è!) è piacevolissimo. Per non parlare poi del fatto che è il luogo dove è nato Peter Pan, ha preso vita e vi continua ad abitare. Qui infatti J. M. Barrie ha conosciuto i bambini che ispirarono le sue storie, è qui che nel 1912 vi fece porre una statua che ritrae il fanciullo che non vuole crescere ed è qui che i bambini possono giocare ai Bambini Smarriti contro i pirati di Capitan Uncino.
Peter Pan Statue. Kensington Gardens
Foto di amandabhslater

Oltre alla statua di Peter Pan, infatti, c’è il Princess Diana Memorial Playground, un parco giochi per bambini, gratuito, con tanto di campo indiani, nave pirata e casette dei Bambini Smarriti.

C’è un motivo se in questi parchi ci sono due luoghi dedicati a Diana, e il motivo è che dopo la separazione da Carlo la principessa visse qui, al Kensington Palace, luogo di nascita della regina Vittoria e palazzo reale dal 1689.

Da vedere nelle vicinanze, sicuramente il Round Pound, casa di molti uccelli acquatici, in particolare cigni, circondato nella bella stagione da sedie sdraio dove prendere il sole e ascoltare la musica dei musicisti nel gazebo.

Di fronte alla Royal Albert Hall si trova l’Albert Memorial: una statua gigantesca eretta in memoria del principe Albert, marito della regina Victoria, che con il baldacchino, d’oro come il ritratto del principe, è visibile da molti metri di distanza.

Dal lato opposto, invece troviamo i Giardini Italiani, un giardino ornamentale con statue, piante e fiori vari, fontane e vasche d’acqua.

The Regent’s Park and Pimrose Hill

Questo è un parco che non ho visitato ma mi piacerebbe molto.
Costituisce l’area verde più grande di Londra per poter fare sport ed era in principio una riserva di caccia comprata da Enrico VIII e lo stile dell’epoca si può ancora trovare nello stile dei giardini.

Diversi posti da visitare:
- lo zoo di Londra che tra gli altri animali ospita una colonia di 200 pinguini;

- il Queen’s Mary Gardens è un roseto molto famoso, deve il suo nome alla moglie di re Giorgio V ed ospita anche 9mila begonie; oltre a questo ci sono altre 4 zone adibite a giardini nel parco, con diversi stili e diversi fiori.

- lo Open Air Theatre, l’unico teatro professionale permanente all’aperto di tutta la Gran Bretagna, la cui stagione va da Maggio a Settembre con una grande varietà di spettacoli;

- un posto dove mi piacerebbe andare a mangiare è il Cow and coffee bean: si definiscono “dairy pub”, quindi immagino sia una sorta di latteria/pub del latte, in cui servono gelati, torte, frullati, caffè, te ed altri derivati del latte freschi e di provenienza biologica;

- infine, da Pimrose Hill si gode di un ampio panorama: si possono osservare lo zoo sottostante o spaziare con lo sguardo fino a Canary Wharf o al Millennium Dome

London Regent's Park
Foto di ChicagoGeek

St. James’s Park

Questo è un altro dei parchi in cui sono stata e anche questo mi è piaciuto molto. Il motivo principale per cui l’avevo scelto era per le caratteristiche sdraio a righe celesti per prendere il sole, che sono molto fotogeniche e che poi ho scoperto essere in quasi tutti i parchi reali.

Anche qui la fauna è ampia e particolare: ho avuto la fortuna di vedere un pellicano, bellissimo ed enorme (alto quasi quanto me, che sono 1,50 mt : D ), dei cigni con le relative famigliole, anatre e, come già mi era successo ad Hyde Park, dei bellissimi scoiattoli che osservano curiosi tutte le persone che affollano il parco.

Si trova in una posizione centrale della città: costeggia The Mall, fino a Buckingham Palace, con Pall Mall a due passi, e altrettanto vicino Trafalgar Square, e dall’altra parte il Big Ben e la zona di Westminster.
a couple of chairs
Foto di alesstar

Cosa vedere:

- The Blue Bridge: un ponte che attraversa lo specchio d’acqua del parco, da cui si gode una magnifica e panoramica vista di Whitehall, Buckingham Palace e London Eye (quest’ultimo si vede bene anche da altri punti del parco, è poco al di là del fiume).

- Memorial Gardens: sono in realtà poco fuori dal parco, proprio di fronte alla facciata di Bucnkingham Palace; composti da 12mila gerani rossi come le uniformi delle guardie.

- Nash Shrubberies: una porzione di giardino di arbusti di vario tipo, alberi bassi, piante sempreverdi piantate dall’architetto John Nash nel 1827.

Ed ecco la cartina, che vi consiglio di tenere sott’occhio


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GaLses News n°3

Ciao, sono viva.

Ho un post per la GaLses in bozza da quasi un mese, ma son stata male una ventina di giorni abbondanti e quindi ho dovuto accantonarlo; in più il lavoro mi ha preso molto finchè non sono stata KO definitivamente la scorsa settimana.

Da stasera ricomincio a lavorare a pieno ritmo e dovrei anche iniziare a studiare per la sessione estiva.

Non significa che abbandono la Guida a Londra senza esserci stati, anzi spero di riuscire a riprenderla quanto prima, ma volevo solo spiegare lo stop di questo mese, che si è riflesso anche sulla pagina fan: se avete link e notizie da condividere riguardanti Londra potete condividerli lì.

Se intanto avete fame di letture, vi consiglio The ebook reader experience settimana 1 e settimana 2 (per ora) su Setteperuno , in cui racconto la mia vita con l’ebook reader Steve.

 

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11 film per il 2011 – il punto della situazione

Come per i libri, mi ero riproposta alla fine dello scorso anno di vedere 11 film specifici che avevo elencato.

Andandomi a riguardare le due liste, ho scoperto che benchè con i libri sia abbastanza indietro (ne ho finito uno e sono a metà, abbandonato da un po’, di un altro), per i film sono invece un passetto avanti, e  qualcuno l’ho beccato per caso in tv.

Beh, vediamo:

  1. L’alba dei morti viventi – Shaun of the Dead: divertente come me lo ricordavo, con qualche attore che si è poi visto in altri luoghi (tipo la protagonista di “Episodes” che appare per pochi secondi, o il pirata Davy Jones dei “Pirati dei Caraibi” e deejay di “I love Radio Rock” Bill Nighy); adoro la coppia Simon Pegg & Nick Frost e il loro accento british e mi riprometto di vedere quanto prima “Hot Fuzz“.
  2. Volevo solo dormirle addosso: la noia. Pasotti mi fa venir sonno. La Capotondi brava nel fare la rompicoglioni che vuoi solo cambiare canale. La metafora della multinazionale brutta&cattiva e la Milano che ti costringe a vagare per locali a fare il fighetto per non farti perculare dagli amici. Gli stereotipi. (Sì, lo so, c’è gente che lo incensa, sto film, che è un capolavoro. Non ho mai detto che di cinema ci capisco o che sono un supermaxiesperto).
  3. Mullholland Drive: eh. io non ci ho capito molto. ma mi hanno detto che è normale, che bisogna vederlo più di una volta, che Lynch non è per tutti. Per me sicuramente, non è.

 

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11 libri per il 2011 – La verità perduta

Uno dei libri che mi ero proposta di leggere o rileggere quest’anno è un libro ormai fuori catalogo di un autore italiano dimenticato, precursore di Christian Jacq che intorno al 1997 con la serie “Il Romanzo di Ramses” diede il via ad una serie di pubblicazioni a tema Antico Egitto che andò avanti per qualche tempo.

Dell’autore so poco e nulla, ricavato dalla sovraccoperta di un altro suo libro, “Il medico di Gerusalemme”: nacque a Voghera ed era un medico, appassionato di archeologia inparticolare della Valle del Nilo, della Mesopotamia e del Sud America.

Il primo libro che lessi, nel settembre del 1995 (me lo ricordo perchè all’epoca avevo il “vizio” di inserire nei libri un foglietto con scritto mese ed anno di lettura, e in molti libri ci sono ancora, come in questo), fu “Il pittore del faraone e altre storie del mondo antico”. Una sorta di saggio, leggibile senza esser troppo tecnico e specifico, in cui si racconta di Ciro, della medicina nell’Antico Egitto, delle piramidi e della loro matematica, la mummificazione, qualche notiziola su Atlantide e sulla Bibbia, la donna nel mondo ebraico antico ed altre cose di questo genere.

Poi scoprì che in casa avevo “Masada”, un romanzo ambientato appunto nella città-fortezza omonima, durante l‘assedio romano durante la prima guerra giudaica, di cui però ricordo davvero poco o nulla.

In biblioteca, sempre nello stesso periodo, probabilmente intorno al 1996 o 1997, trovai “La verità perduta”, ambientato nell’Antico Egitto. Ricordo chiaramente un pomeriggio d’estate in cui macinai la seconda metà del volume, appassionatissima, presissima, non vedevo l’ora di vedere come andava a finire, letteralmente senza fiato. Così qualche tempo fa decisi di cercarlo, scoprendo che appunto è ormai fuori catalogo, che la Mondadori non lo ristampa più come molte – forse tutte – le opere di questo autore. Lo trovai però su Ebay, che per comprare libri usati trovo sia fantastico, e lo acquistai per pochi euro, roba che probabilmente le spese di spedizione erano più alte del libro.

Beh, delusione.

Il libro racconta del medico Nekao, che però ha studiato da scriba, ma siccome lo zio, l’unico parente rimastogli al mondo è medico, allora lo fa diventare medico. Di corte, perchè lo zio è medico di corte. Solo che Nekao è giovane e stolto e non so che ha fatto e per mezzo errore giudiziario per un paio d’anni deve fare il contadino. Poi quando ha finito, torna a fare il medico, va a casa dello zio, conosce la figlia di un amico/nemico di questi, si innamorano, ma siccome sono dei Romeo e Giulietta ante litteram con tanto di profezia negativa,  è meglio che si separino per un po’.
Allora Nekao va a fare il medico nell’esercito in Medio Oriente, e praticamente mezzo libro è ambientato lì, con vari intrighi militari e diplomatici, battaglie, gente che muore, gente che rimane ferita, gente che viene rapita e ogni tanto Nekao cura qualcuno.
Quando torna, lo zio è morto, la tipa se l’è sposata un altro che minacciava di mandare in rovina il padre di lei, Nekao si trasferisce a corte dove trova un faraone che non sta tanto per la quale in merito a salute, che cerca di far passare una riforma dove tutti gli dei vengano sostituiti dall’unico dio Aton, trova gente che non fa altro che tramare alle spalle del faraone sia pro che contro la riforma e ritrova la tipa.
Nekao e la tipa riprendono a frequentarsi, cercando di organizzare un divorzio, non ci riescono, si scoprono tutti gli altarini dei complotti vari, e ovviamente l’amore trionfa.

No, anzi, la noia trionfa. Perchè così come l’ho raccontato è anche troppo avvincente. In realtà tutto quello che alla fine si rivela essere il fulcro del romanzo accade nelle ultime 5 pagine, che ti chiedi “vabbè, mo in 5 pagine come fa a chiudere tutto quello che ha lasciato aperto fino ad ora?”, mentre quello che doveva essere lo sfondo delle vicende interessanti davvero, per quanto poco originali – la storia d’ammmmmore, il complotto, i tradimenti, il mistero dello schiavo Tuti – è in realtà per tutto il romanzo in sottofondo alla vita quotidiana di Nekao, medico militare e di corte, che cura acciacchi e malanni di vecchi soldati e faraoni.

Ora, è pur vero che essendo Tacconi un medico era più interessato a quella che era la professione in quel periodo – pur se con qualche termine anacronistico (non me li sono segnati, fidatevi, non mandatemi a cercarli) – però non puoi annoiarmi per 630 e rotte pagine mettendo in primo piano cose che interessano solo a te e lasciando sullo sfondo cose che per quanto banali sono accettate come tema d’intrattenimento da secoli (l’ammmore è il complotto, appunto).

Fatto sta che posto che la mia memoria è quella che è e sta peggiorando sempre più, le cose sono due: o a 15 anni avevo dei pessimi gusti in fatto di libri e mi entusiasmavo per roba assurda, oppure tutta la fretta di finire quel libro era perchè lo ritenevo già odioso all’epoca e non vedevo l’ora di finirlo per iniziarne un altro.

 

(Se nonostante questo post voleste leggere qualcosa di Bruno Tacconi, su Deastore ho trovato un po’ di suoi libri a prezzi accettabili . Se invece vi interessasse un saggio su medicina e letteratura, ho trovato questo saggio di due pagine )

 

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GaLses News n°2

Risorgo dalle ceneri pasquali, leggermente appesantita ma abbastanza sul pezzo.

  1. Ho approfittato della offerta di LaFeltrinelli.it ed ho comprato una guida della Giunti, della serie “Weekend a…”, ovviamente di Londra. L’ho pagata circa 6 euro, il suo prezzo pieno è 8.50. Divisa in 4 sezioni (itinerari, shopping, ristoranti e pub, alberghi), è leggera e comoda. All’interno della prima e seconda di copertina, grazie ad un sistema pieghevole, ci sono la mappa della metropolitana e quella della città, anche se limitata alla zona centrale (di Hyde Park c’è un solo angolo, Westminster solo la parte alta e il limite opposto è il Tower Bridge). Essendo una guida da weekend è molto sintetica, ma anche molto precisa. Contiene 4 itinarari a zone, una sezione dedicata allo shopping ed una dedicata a cosa fare di sera.
  2. Andrete a Londra a maggio? Su VisitLondon.com è già disponibile LondonPlanner del prossimo mese. Una guida in pdf scaricabile gratuitamente contenente tutti gli eventi del mese di maggio, molto corposa, che consiglio di leggere in tranquillità prima di partire.
  3. 23 fan per la pagina facebook di Guida a Londra senza esserci stati!!! Yeeeehhh!!! Per fine maggio puntiamo a 100, quindi ditelo ai vostri amici!
  4. Grazie ad un amico che mi ha chiesto consiglio per un itinerario, ho pensato: ma diamo a tutti questa possibilità, dell’itinerario personalizzato! Quindi, se andate a Londra prossimamente e  non sapete bene cosa vi potrebbe piacere – e sì, lo so, sono anche un po’ indietro con i post, quindi siete ancora un po’ spaesati anche per questo – mandatemi una mail a bluealessfactory [at] gmail [dot] com . Metteteci il nome, i vostri interessi, quello che vi piace nella vita, quello che cercate quando visitate una città, cosa vi piace fare nella vostra città, e vediamo cosa ne esce fuori.
  5. L’evento dell’anno: venerdì sarà il giorno delle Royal Wedding. Se non sapete dove e come seguirle, vi consiglio sul digitale terrestre La7d o in alternativa se avete problemi con il digitale terrestre o non avete una televisione a portata di mano e solo un pc, lo streaming su La7.it che aprirà il collegamento alle 11 a.m. Sulla home page del sito della rete ci sarà il link allo streaming, a fianco del quale sarà possibile commentare insieme agli altri spettatori (e io dovrei essere tra questi).
  6. E il tastino Paypal è di nuovo fra noi! Ora visibile in tutte le pagine: se volete fare delle donazioni – visto che questo blog vive del mio lavoro part time e dell’aiuto tecnico di un amico nei suoi ritagli di tempo – potete aiutare a far sì che continui a vivere con le vostre donazioni.
  7. Grazie all’amico tecnico di cui sopra, sono stati aggiunti i tastini social, in particolare per facebook e twitter. Quando condividete su twitter ricordatevi l’hashtag #GaLses .
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GaLses News n°1

GaLses è l’acronimo di Guida a Londra senza esserci stati, ma è anche l’hashtag ufficiale per twitter e friendfeed, e da oggi ho deciso di utilizzarlo anche per delle brevi news d’argomento misto tra un post completo e l’altro.

  1. Abbiamo la pagina ufficiale di facebook! Se siete iscritti, potete cliccare su “mi piace” della pagina fan e rimanere così aggiornati sulla pubblicazione dei nuovi post o di altre mini-news, nonchè sugli aggiornamenti di altre pagine dedicate a Londra o a luoghi/musei/pub/istituzioni/robe varie della città che verranno mano a mano condivisi.
  2. La Feltrinelli online ha due promozioni succose ed interessanti per i viaggiatori: dal 1 aprile fino al 31 maggio le Guide Routard sono in promozione con uno sconto di -5 € l’una, tra cui quella a Londra ; la seconda è dedicata al turismo col 20% di sconto, ed anche qui sono disponibili varie guide alla nostra città di riferimento.
  3. Mancano 14 giorni alle nozze reali, il sito ufficiale è in fermento, e presto ci saranno, qui e sulla pagina ufficiale, altre news per chi vorrà seguire l’evento in diretta, rimanete all’erta e non perdetevi i prossimi post!
  4. Vi piace il nuovo tema? E la foto in alto?
  5. Sta per scadere il dominio di Blue Aless Factory! Come sapete questo blog non ha pubblicità e non riceve proventi da nessuno dei siti linkati o dai prodotti di cui ho parlato/potrei parlare, vive solamente del mio lavoro precario e part time, e lo spazio web costa. Se foste interessati a fare delle donazioni per far sì che questo blog tiri avanti, lasciatemi un commento, nel cambio template ci siamo persi il tastino paypal, ma vi contatterò dandovi i riferimenti necessari alla vostra donazione.

Per oggi mi sembra tutto! E andate a cliccare “mi piace” !

 

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Guida a Londra senza esserci stati – Design

Questo per me è un argomento difficile, perché per quanto mi interessi di design, non ho mai adeguatamente approfondito, se non parzialmente in realazione ad altri miei interessi, come il brand management e la pubblicità, per dirne alcuni.

Nonostante ciò, avevo previsto di parlarne prima o poi nella GaLSES, poi facendo un salto da Mel Bookstore a Roma ho trovato nel reparto dei libri usati Design Gran Bretagna e l’ho preso; leggiucchiandolo ho detto che prima lo facevo, meglio era, anche se probabilmente la genesi sarà lunga e dolorosa.

Intanto parliamo del libro. La versione che ho comprato io è del 2000, costava 21 euro circa, ma su Ibs la trovate a meno di 4 euro. Sono quasi 400 pagine, l’autrice è Penny Sparke, una delle più esperte di design in Gran Bretagna (così dice la presentazione a pagina 6), che imposta il libro come una vera enciclopedia: una sezione “Galleria” dedicata ai classici del design britannico, una “Storia del design britannico dal 1851 ad oggi“, un intervento di Andrew Summers, allora presidente del Design Council di Londra, la sezione di enciclopedia vera e propria, in cui vengono illustrati dalla A alla Y industrie, aziende, agenzie, designers nei vari campi, oggetti, movimenti del design d’oltremanica. Chiudono il libro una guida, con indirizzi di negozi, enti, musei e showroom dedicati (sulla mappa ho messo quelli londinesi) e un indice “ragionato” : in alcuni casi rimanda direttamente alla pagina, in altri aggiunge una piccola “definizione”.

Di cosa parliamo quando parliamo di design: innanzi tutto, di progettazione, di progettazione industriale e di tutto ciò cui può essere applicata, e di creatività. Parliamo dunque di arredamento, di oggetti di utilità quotidiana, di artigianato, di moda, di automobili, di spazi, di architettura, di grafica, di packaging, ma anche di come i prodotti di queste discipline diventano simboli testimonianti il periodo storico in cui vengono creati, lanciati ed usati nonché il ruolo che assumono nella società.

Perché design e Gran Bretagna?

La Gran Bretagna fu la prima potenza mondiale a sperimentare l’avvento dell’industria, la divisione del lavoro, la crescita dei mercati nazionali e la meccanizzazione della produzione. […] Il design moderno, quindi, ebbe ripercussioni in questo paese prima che in ogni altro al mondo.

La Gran Bretagna è infatti stata il luogo da cui ha preso avvio la Rivoluzione Industriale, sperimentando i primi eccessi del capitalismo da cui prese vita il movimento Art and Crafts, che si riferiva ai principi dell’artigianato che avevano segnato la produzione medievale, in risposta alla bassa qualità della produzione industriale, creando un design alla portata di tutti e aprendo la strada al design moderno.

Sulla mappa, come dicevo prima, ho riportato gli indirizzi con i commenti dati dal libro e riguardanti Londra, più alcuni altri (come il Victoria And Albert Museum) di cui il libro non parla ma di cui ho trovato notizia altrove (internet o la guida generale a Londra della National Geographic in mio possesso).

I punti di riferimento del design a Londra, specie per i professionisti sono almeno tre:

  • Il Design Council: come uno dei leader mondiali nelle istituzioni in fatto di design, costituisce un centro per cercare nuovi metodi di fare business, per mostrare come il design può contribuire a costruire una economia più forte e a migliorare la vita di ogni giorno; tutto questo con dimostrazioni pratiche, supportando industrie private e pubbliche, promuovendo il design per il bene pubblico. Il sito mette a disposizione risorse utili per imprese, manager del settore pubblico, designers e studenti e insegnanti di design; mette inoltre a disposizione varie pubblicazioni, scaricabili in pdf gratuitamente, e dei case studies. Dal primo aprile prossimo il Design Council verrà unito al CABE (Commission for Architecture and the Built Enviroment)
  • Crafts Council: come dice il sito, il loro scopo è fare in modo che il Regno Unito sia il miglior posto per fare, vedere, collezionare ed imparare l’artigianato contemporaneo. Tramite il sito si possono trovare artigiani, vedere i loro lavori, avere i loro contatti in modo da comprare i loro prodotti o ingaggiarli per la progettazione e realizzazione di un oggetto di cui si ha bisogno; al contrario aiuta anche gli artigiani a mettersi sul mercato e vendere i loro prezzi. Organizza mostre e ha varie collezioni permanenti in tutto il Regno; edita il “Crafts Magazine” e anche se nel sito non ne ho trovato cenno, il libro parla di shop annesso.
  • Infine la RSA Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce: il suo scopo è sviluppare e promuovere nuovi modi di pensare riguardo la realizzazione degli esseri umani e il progresso sociale, con un approccio multidisciplinare apportando nuove idee e provocando nuovi dibattiti presso il pubblico.

Se dovessi invece scegliere dei musei sull’argomento, indubbiamente sceglierei:

  • Victoria and Albert Museum (V&A): il più grande museo al mondo di arti decorative e design, come lo definisce Louise Nicholson nella Guida Traveler del National Geographic. Nato come collezione di calchi di gesso, incisioni e oggetti della Great Exhibition, fu trasformato dal principe Alberto e dal magnate dell’arte Henry Cole in museo di oggetti che “rappresentasse l’applicazione delle Belle Arti alla produzione”; Cole infatti voleva un museo che trattasse il design e l’arte in un contesto commerciale e non fine a se stessa. Ospita il meglio del design vecchio e nuovo grazie a donazioni ed acquisti, che espone in due tipi di gallerie: quelle dove gli oggetti vengono mostrati nel loro contesto culturale e quelle dei materiali e delle tecniche, in cui gli oggetti di una materia mostrano forma, funzione e tecnica.
  • 2005-11-19 - United Kingdom - England - London - Kensington and Chelsea - Victoria and Albert Museum - Subway - Door

    foto di C.G.P. Grey

  • Design Museum: “Design Gran Bretagna” lo definisce il primo museo al mondo completamente dedicato al design industriale; al momento la sua collezione, che comprende pezzi di arredamento, illuminazione, oggetti per la casa e strumenti tecnologici e di comunicazione, di non è esposta, perché è in via di revisione, ma sono aperte numerose mostre temporanee, conferenze ed eventi.
  • Museum of Brand: design e brand si fondono, spesso perché la forma, l’apparenza, il packaging di un prodotto lo fanno diventare brand e lo rendono così riconoscibile a tutti. Il Museum of Brand ospita confezioni, materiale pubblicitario, simboli di tendenza e moda il tutto in più di 12mila oggetti che raccontano la storia della cultura del consumo, dai tempi della regina Vittoria fino ad oggi.
  • The Geffrye Museum: ospita mobili e componenti d’arredo riproducendo una serie di stanze in stile, dal 1600 ai giorni nostri, tutto in stile inglese; le riproduzioni delle varie stanze comprendono mobili, appunto, tessuti, dipinti, varie decorazioni. Il giardino è diviso anch’esso in varie sezioni che riflettono altrettanti stili di giardinaggio nel tempo, inoltre vengono organizzate anche qui diverse mostre temporanee e worskshop tematici.
  • The British Museum: se parliamo di design invece come di progettazione pura, ma anche di presentazione dell’oggetto, al British Museum c’è una galleria molto interessante e che ho avuto il piacere di visitare – con mia grande sorpresa, perché per quanto avessi studiato il sito e per quanto avessi scelto cosa vedere durante la mia visita, non mi ero accorta ci fosse – che è quella dedicata agli orologi. Gli oggetti della collezione provengono da svariati paesi del mondo e svariate epoche e le due gallerie costituiscono un vero e proprio viaggio nel tempo, dagli strumenti più antichi a quelli più moderni – c’è anche l’orologio al quarzo che usava mio papà negli anni ’80 – per misurarlo.
  • IMG_3990

    foto di glamour_junkie

Oltre agli eventi e alle conferenze organizzati dai musei e dagli enti, a settembre (17-25, nel 2011) si svolge il London Design Festival, nove giorni di celebrazioni del meglio del design internazionale. Il sito è molto interessante, in quanto riporta un calendario con tutti gli eventi correlati al design che si svolgono durante tutto l’anno, come la London Design Week appena conclusa, ed ha una sezione news e un blog molto ricchi di informazioni sul tema.

Ovviamente questi sono solo alcuni suggerimenti, come al solito. Sulla mappa, come dicevo prima, ho segnato quelli che il libro “Design Gran Bretagna” dà per Londra, con le relative descrizioni, oltre ai musei menzionati da me. Poiché il libro in mio possesso è una edizione di una decina di anni fa, ho cercato di selezionare e verificare se tali posti esistessero ancora, ma se avete segnalazioni contrarie o aggiuntive sono benvenute, lasciatemi pure un commento.

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Setteperuno party!

Gli amici di Setteperuno si apprestano a festeggiare il loro secondo compleanno.

Venerdì 25 marzo, a Le Mura a San Lorenzo (RM) Grande Festa e se non ci andate vi odio.

Il post con tutti i dettagli

L’account Twitter

L’hashtag ufficiale  #setteperunoparty

L’applicazione ufficiale per iphone (gratuita) per leggere tutte le mattine Setteperuno

non sapete cosa è Setteperuno? MALE. Eruditevi!

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Guida a Londra senza esserci stati – The Royal Wedding

Quando pensiamo alla monarchia inglese, molti di noi pensano a qualcosa di vecchio, polveroso, sorpassato, inadeguato – per tacere poi di tutte le tristi vicende della principessa Diana.

Pochi sanno che al contrario, la monarchia è viva e vegeta e al passo coi tempi, perlomeno sul fronte comunicativo in cui si avvale di internet e di alcuni degli strumenti più diffusi che la rete mette a disposizione.

Il prossimo 29 aprile sarà il giorno delle nozze reali tra il principe William e Catherine Middletone, per cui Londra si prepara a questo grande evento e la monarchia fa altrettanto fornendo più informazioni possibili ai propri sostenitori e a tutte quelle persone curiose, e lo fa appunto tramite internet.

Settimana scorsa, il 2 marzo, è stato infatti lanciato il sito ufficiale dedicato alle Royal Wedding: già da qualche tempo giravano altri siti dedicati all’argomento, ma nessuno di questi era quello autorizzato a fornire informazioni ufficiali. Questo, invece è rilasciato dal St. James Palace, ovvero uno dei palazzi della corte reale, luogo ove la sovrana riceve ambasciatori stranieri nonché una delle residenze ufficiali – insieme con Clarence House – del principe di Galles e di William ed Harry. Affiancano il sito l’account Twitter di Clarence House, appunto, la pagina Facebook della British Monarchy , il Royal Channel su Youtube e l’account Flickr di Clarence House e Buckingham Palace. Lo stesso giorno Directogov, il sito dedicato ai dipartimenti governativi, pubblici, e ai consigli comunali inglesi, ha lanciato una pagina dedicata all’evento per aiutare i cittadini e i turisti che volessero  assistere al corteo  - o evitare gli eventuali confusione e disagi che ne potrebbero derivare – a barcamenarsi tra trasporti pubblici, parata, e altro.

Il sito ufficiale propone annunci regolari sui dettagli delle nozze, contenuti esclusivi e informazioni importanti per i visitatori del grande giorno. E per quelli che sono interessati al vestito della sposa, il giorno delle nozze il sito sarà in prima linea per dare informazioni dettagliate al riguardo.

Tra i più importanti organi di informazione che stanno seguendo le notizie sull’evento dedicando sezioni del sito, si possono consultare quella del Telegraph, della BBC, Aol e The Guardian.

Westminster Abbey
Westminster Abbey, foto di Miles Banbery

Il matrimonio avverrà appunto il 29 aprile presso l’Abbazia di Westminster, il percorso che la coppia e il corteo percorreranno passerà vicino alcuni dei più famosi posti di Londra, tra cui due parchi reali. Partirà da Buckingham Palace, da Spur Road che costeggia l’esterno di Green Park, per poi prendere The Mall lungo St. James Park. Da Horse Guards Road poi percorrerà Whitehall, altra strada lungo la quale si trovano palazzi governativi per poi arrivare a Westminster, mentre dopo la cerimonia il percorso sarà fatto al contrario.

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In realtà il punto di partenza preciso del principe William e di Kate non è stato ancora rivelato, questo probabilmente per motivi di sicurezza, ma dovrebbe essere comunque molto simile a quello della famiglia reale.

VisitLondon ovviamente non può fare a meno di dedicare una pagina alle nozze: propone vari eventi, contest con premi in tema, itinerari basati su quelli che sono i luoghi preferiti di Kate e William, e consigli sull’organizzazione di matrimoni a Londra.

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Goodskin Labs review

All’incirca un mesetto fa, sono stata contattata da una agenzia di comunicazione che mi ha chiesto se volevo provare una nuova linea di prodotti della GoodSkin Labs, un brand che fa capo ad  Estée Lauder per sapere cosa ne pensassi.

Mi hanno quindi mandato questi prodotti: un contorno occhi, un trattamento rassodante per il viso con collagene, un filler istantaneo per rughe profonde e un siero per intensa luminosità e levigatezza.

Il contorno occhi

si chiama Eyliplex-2, la confezione ricorda quella delle lenti a contatto, e sono di 10 ml ciascuna. è composto da un gel giorno (quello bianco) ad azione rapida, e un balsamo notte a lunga azione (quello azzurro).
Quello che mi è piaciuto: il packaging (ma vale per tutta la linea): i colori sono accesi e vivaci, ma non esageratamente, hanno un gusto retrò ma allo stesso tempo professionale, ricordano i prodotti da farmacia e personalmente mi ricordano gli anni ’60 (perlomeno è la mia impressione); del contorno occhi mi piace particolarmente il fatto che la confezione sia simile a quella delle lac e che eventualmente può essere riutilizzata a prodotto finito per altre cose e può venir comoda in viaggio. Altra cosa che mi è piaciuta è la profumazione, talmente leggera da essere quasi del tutto assente e percepita a malapena, ma quel poco che si percepisce è piacevole. Mi piace il fatto che basti pochissimo prodotto che si assorbe rapidamente, lasciando anche una bella sensazione, che non è nè di unto nè di appiccicoso.
Quello che non mi è piaciuto: è il prodotto di tutta la linea che mi è piaciuto meno. sì, si assorbe rapidamente, sì, ne serve poco, ma tutto sommato non ho visto miglioramenti rispetto al contorno occhi che utilizzo di solito. mi sembra anzi che le occhiaie che avevo prima di utilizzare l’AQUAporin di Eucerin siano tornate, così come i segnetti/rughette d’espressione che dall’angolo interno dell’occhio sotto la rima inferiore vanno verso l’esterno siano ora più accentuate. Il contorno giorno è un gel che non ho avuto l’occasione di usare come base trucco, ma visto come si comporta durante la giornata, nemmeno lo farei: lo stendo la mattina, lo picchietto per assorbirlo, poi durante la giornata, specie sul tardi, se mi capita di toccarmi gli occhi, sento il gel che si “sfoglia” sotto le dita, come se mi stessi spellando. Non ci siamo. Col balsamo notte va meglio sotto questo punto di vista, sicuramente non si sfoglia, ma non mi sembra che occhiaie e segnetti vari siano rimasti stabili rispetto un mese fa o migliorati visibilmente, e la mattina sono di nuovo un panda, come ero mesi fa prima di iniziare un qualsiasi trattamento.
Da quello che mi hanno detto altre ragazze che l’hanno ricevuto in prova, è più efficace sulle borse, e quindi sui gonfiori, che sulle occhiaie, ma, ripeto, a me sembra che sulle occhiaie l’effetto sia pari a zero.

Il trattamento rassodante per il viso con collagene

Filextra è un trattamento viso da applicare mattina e sera sulla pelle pulita; personalmente l’ho utilizzato solo alla sera, per poter provare anche l’altro prodotto e non caricare troppo la pelle, ma devo dire che mi è molto piaciuto.
La mia pelle è particolare: tende al grasso, e utilizzando prodotti per pelli miste e grasse di solito va in over reazione, risultando molto più unta di quanto dovrebbe. Con questo prodotto non ho avuto invece problemi: la mattina mi sono svegliata sempre con la pelle pulita come quando ero andata a letto, non unta, non lucida, e in più morbida. Per quanto riguarda l’effetto rassodante forse è presto per parlarne, ma mi sembra di cominciare a vedere qualche effetto, specie nello “stacco” tra mandibola e sottomento (poi c’è da contare che essendo cicciottella di mento ne ho anche troppo, ma mi sembra che tutto sommato lavori bene). La pelle mi sembra morbida ed idratata il giusto ed ha un bell’aspetto sano.

Il siero per intensa luminosità + levigatezza

Anche Smooth-365 mi è piaciuto molto. Un siero ai peptidi da distribuire su viso e collo, che ha come effetto una pelle compatta e liscia, più luminosa, con un incarnato più chiaro e regolare. Anche con questo prodotto non ho avuto problemi di pelle unta o sensazioni di sporco. La metto la mattina, sia per rimanere struccata che come base per il trucco se e quando devo uscire, e anche sotto correttori, fondotinta e cipria non ho avuto problemi di sorta, dopo ore ero perfettamente mat, cosa che con altre basi raramente mi è successo. Anche di questo ne basta pochissimo e l’effetto è immediato, asciuga presto e non lascia tracce o residui di alcun tipo. La profumazione, come anche nel caso di Filextra e Eyliplex-2 è leggera e piacevole, e sparisce subito dopo l’applicazione.
Come per il contorno occhi, anche in questo caso avevo già provato un prodotto simile, ovvero il gel levigante e ristrutturante con estratti di erbe alpine in monodose richiudibile di HQ, per il quale valgono tutte le stesse cose che ho detto di Smooth-365, profumazione compresa. Non sono una esperta di INCI purtroppo, quindi anche volendo mi servirebbero giorni per poter fare una comparazione ragionata ed accurata sui componenti dei due prodotti, e probabilmente sbaglierei più di una volta, quindi non mi azzardo. L’unica cosa che posso dire è che a parità d’effetto, probabilmente una volta finito lo Smooth-365 tornerei al gel della HQ per questioni di prezzo, visto che quest’ultimo costa intorno ai 2 euro a bustina da 10 ml (contro la confezione da 30 ml dello Smooth-365), e lo userei soltanto saltuariamente come base trucco, invece che tutti – o quasi – i giorni.

Il filler istantaneo per rughe profonde

Ora, rischio di diventare ripetitiva, quindi: profumazione, effetto sulla mia pelle, consistenza, durata, tutto come i due precedenti.
Ho la fortuna – nonostante abbia compiuto 29 anni – di avere una pelle che senza troppo starle dietro non ha rughe, nè troppi segni, e che ora è meglio di quando avevo 15, o 20 anni. Quelli che ho sono i segni di espressione, in genere da sorriso, intorno gli occhi e soprattutto un “triangolo” che dai lati delle narici scende fino agli angoli delle labbra. Quest’ultimo lo odio particolarmente, non mi piace, sul mio viso da bimba non sta bene e mi fa molto più vecchia. L’ho quindi provato lì, e l’ho applicato molto meno di quanto ho applicato le altre due creme. Innanzi tutto, va applicato a filo, e in questo ci aiuta la forma del tubetto, e poi va picchiettato e non spalmato. Io l’ho messo su queste due linee, e devo dire che in pochi giorni si sono appianate e sono sparite. Ho poi fatto pausa qualche giorno, rimesso ancora, e di nuovo pausa.
Anche in questo caso, chi ne sa più di me ne dice che in realtà l’effetto del Tri-Aktiline è solo ottico e non c’è effettivamente un miglioramento vero e reale della pelle, ma solo un effetto appunto di riempimento temporaneo che poi sparisce. Essendo il primo prodotto di questo genere che utilizzo non so però quanto di solito questo effetto duri nè come lavori; per quanto mi riguarda mi sembra che almeno un po’ però la pelle abbia assorbito la crema e anche dopo numerosi lavaggi del viso questo continui per qualche tempo.

Li ricomprerò?

Nì: so di avvistamenti da Sephora. Personalmente è un po’ che non ci passo, mi pare di aver visto dei prodotti col packaging simile ma non so se magari è la linea precedente, o differente, o che altro; so che un mese fa l’esclusiva ce l’avevano le profumerie Douglas ma nel frattempo non so cosa è cambiato.

Il problema principale è il prezzo.
Non sono riuscita a capire in negozio quanto costano questi prodotti, ho visto però dei prezzi on line e siamo sicuramente in una fascia alta che personalmente non posso permettermi.

Non comprerò Eyliplex-2, il mio antiocchiaie (AQUAporin di Eucerin) funziona meglio e costa una decina di euro.
Gli altri prodotti invece, poichè mi sono piaciuti di più, hanno più possibilità di essere da me acquistati. Sempre che io li trovi in offerta, o in un negozio come Sephora dove ho la calta fedeltà e di conseguenza degli sconti. Lo Smooth-365 è per me facilmente sostituibile con il gel della HQ che dicevo prima, che a parità di quantità sicuramente costa di meno. Tri-Aktiline e Filextra magari lo sono un po’ meno, e dovrei cercare più a lungo, e spesso trovo difficile reperire dei campioncini per provare prima delle creme ed evitare l’effetto unto della mia pelle di cui dicevo prima, quindi queste protebbero essere le due candidate ad un acquisto/investimento, magari in periodi in cui appunto posso usufruire di sconti o simili, centellinando fino ad allora questi tester preziosi.

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