questo week end doveva essere il mio week end di riposo, dopo due mesi passati a combrattere tra dati statistici e post it, e avevo deciso che lo avrei passato al mare sotto casa. quindi, m’ero organizzata comprando giovedì la cremina fattore di protezione 30 per le pelli chiare alla prima esposizione monodose, e regalando venerdì 35 euro all’estetista per farmi infarinare all’aroma di borotalco, incerettare al miele e ungermi con un olio lenitivo che però sembrava olio d’arachide. il tutto ovviamente con il massimo sadismo dell’esecutrice, ovviamente.
bene, arriva sabato, passo la mattinata e il pomeriggio a cercare di capire chi fosse il pusher di san tommaso e soprattutto che droga gli fornisse, arrivando alla conclusione assolutamente certa che sia lo stesso del professore che ha scritto il libro, poi arrivano le 5 e ok, decido che è ora, posso prepararmi e scendere in spiaggia. ora. io abito su un promontorio. il che implica che ci sia da discendere una scogliera per raggiungere la spiaggia. il che a sua volta, implica scale. TANTE SCALE. decido che forse è meglio andare alla spiaggetta libera un po’ più in là, meno scale, non devo neanche attraversare uno stabilimento di snob per arrivare dove devo arrivare. arrivo a metà scala, mare mosso, che avevo già notato, ma anche mucillagine che mi si palesa solo ora. per non dire il vento. mmm. risalgo. poi ci ripenso. mi faccio tutte le scale, e scopro che la spiaggetta, poco più grande di un tovagliolino del mac donald, ha una densità di abitanti abnorme.
decido allora che proverò con lo stabilimento sotto casa. risalgo e arrivo su che sembra che abbia un enfisema polmonare, emmenomale che non fumo.
giungo all’altro stabilimento e anche lì sono tentata di mollare. in finale, c’è vento, il mare è mosso e sono pochi i temerari che tentano una nuotata. poi mi ritorna in mente che l’anno passato il mare lo vedevo giusto dall’autobus per andare al lavoro, che davanti a me si prospettano mesi ancora più bui dei passati, che mi son fatta tutta quella passegiata, che ho lasciato dall’estetista peluria superflua, stridii di dolore e dinero… e comincio ad affrontare le scalette. arrivo all’ultima rampa e mi rendo conto che la spiaggia libera è lontanissima, che il mare stanca e che fra poco meno di un’ora non ce la farò a rifarmi indietro tutta quella strada. desisto e col capo chino torno a casa.
oggi.
mi sveglio alle 11 passate, che il cellulare maledetto scarico s’è spento durante la notte e la sveglia non ha suonato impedendomi il rito quotidiano del primo vaffanculo del giorno. mamma mi invita ad andare studiare in giardino, sotto il gazebo che papà ha finito di montare da poco, visto che il mattonato è stato finalmente finito. acquolina in bocca, sbav sbav. costume, lenti a contatto, occhiali da sole, libro ed evidenziatore giallo e mi schiaffo al sole, senza mettere la cremina, ovviamente. che noi Donne Vere non ne abbiamo bisogno. così più o meno fino all’ora di pranzo, dopo il quale decido che debbo organizzarmi, e mi porto anche l’asciugamano da mettere sul lettino strascinato sull’erba in piena luce solare, e mi stendo mentre Marsilio da Padova e il suo laicismo mi inducono il sonno. verso le 5 torno a casa. spalle, braccia, petto, seno, ginocchia e poco sotto, coscia destra e rotolino di pancia inferiore bruciati.
vado a mettere la cremina.
vostra aless, con le tette bruciate.
p.s. ma fra non molto non dovrebbero iniziare i saldi estivi? *_* e io quest’anno ho uno stipendio! uno stipendio!!!