Archive for settembre, 2007

stavolta le ho viste davvero tutte.

giovedì, settembre 27th, 2007

tizio per le vie di roma, maglia viola, scritta bianca semi-leggibile da manica corta a manica corta passando sulle spalle: “takeshi kurosawa” -.-’ . si, e quentin carpenter dove lo abbiamo lasciato??? (ovviamente, per una volta che non mi porto la digitale, mi viene agli occhi una roba così.)

comunicazione di servizio: a sparar cazzate lo sapete che mi ci diletto, che provo anche a far la seria lo sanno in pochi, in genere degli eletti su msn o gente che se ne esce con qualche post/commento importante, ma è raro. detto questo, però con Napolux è uscito un discorsetto interessante appunto su msn riguardo la distinzione tra vita vera e vita virtuale che se poteva essere concepibile in una fase in cui l’alfabetizzazione della rete era in un primo stadio, adesso che pervade così tanto le nostre vite dorebbe esser sparita e invece per una grossa fetta persiste. c’è ancora gente che si sente coperta dall’anonimato del web per poter commettere atti che se eseguiti in strada davanti a tutti e non nella cameretta buia davanti a un pc sarebbero puniti fortemente, sicuri del fatto che ci sia un anonimato a proteggerli (che poi nemmeno è vero). a mio parere, la distinzione tra vita vera/vita virtuale è un po’ inutile, perchè il tempo che passo al pc non è che ferma quella che è la “vita vera”: ci sto sempre io da questa parte dello schermo, in qualsiasi modo mi comporto. credo che sia uno schema mentale che vada superato, e col web 2.0 la direzione sembra questa, ma c’è ancora da lavorare. avere i mezzi per evolversi non è automaticamente un evolversi in se stesso. sono stata spiegata o mi sono incartata come al solito?

comunque, ne è nato un post a 4 mani, andate e prendetene tutti. ma dite anche la vostra :)

domani nella battaglia pensa a me

domenica, settembre 23rd, 2007

“[...] Colui che racconta di solito sa spiegare bene le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire o far vedere, così tutto può essere compreso, anche le cose più infami; tutto perdonato quando c’è qualcosa da perdonare, tutto tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di continuare a vivere perchè è accaduto e perchè lo sappiamo. L’accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni, che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura, cioè appunto perchè sono dei fatti: dato che ciò  è successo e lo so ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di farlo, perchè è lui che sa. Ma se si racconta si può perfino entrare nelle grazie, questo è il pericolo. La forza della rappresentazione, immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire una sola parola – per questo ci sono amici che si mandano in esilio e si dice <<Non ti conosco>>, o non si risponde alle loro lettere -, affinchè non si spieghino e possano all’improvviso entrare nelle grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino, anche se nel tacere non mi difendono.” [...]

Marta, sposata con bimbo, invita Vìctor a cena, non si sa se l’intenzione sia quagliare o meno, fatto sta che sul più bello, Marta comincia a sentirsi male, e muore stretta tra le braccia di quello che sarebbe potuto essere il suo amante. da quella sera Vìctor comincia ad incastrarsi in una spirale che lo porta a raccontare se stesso, Marta, la di lei famiglia e gli avvenimenti che girano intorno alla sua improvvisa dipartita. un romanzo che racconta la vita, la morte, il raccontare, le parole, i film, Madrid. l’ho scoperto alla feltrinelli a largo argentina, passeggiando annoiata l’ho preso in mano e ho letto l’ultima di copertina, non ci ho pensato due volte e ho deciso che l’avrei preso. non l’ho ancora finito, ma i voli pindarici e tutte le riflessioni sul racconto, e i segreti di Marta mi han colpita.

Javier Marìas “Domani nella battaglia pensa a me”, Super  ET Einaudi, 1994. €10,50

le parole che non ti ho detto.

giovedì, settembre 20th, 2007

attensciò pliiiissss: questo è un meme. dicasi “meme” il post che tutti dichiarano di non voler fare ma di cui tutti anelano la nominascion. io non volevo farlo, lo dichiaravo e lo pensavo, ma siccome Gryphius che mi ha chiamata in causa tiene ancora in ostaggio i miei semi di basilico e siccome non voglio fare sempre la figura dell’asociale, allora eccomi ad espormi al pubblico ludibrio. a questo punto potrei anche dire “qui lo dico e qui lo nego”, essendo io che decido la sorte dei contenuti di questo posto, se mi gira lo cancello, ’sto post.

vi avverto, il prossimo che mi nomina per una catena di sant’antonio bloghereccia, uomo o donna che sia, gli/le strappo le gonadi a mani nude col massimo dolore.

ecco a voi le 8 cose che evitereste molto volentieri di sapere di me, e di cui non ve ne frega nulla, in linea di massima.

  1. il mio primo bacio l’ho dato 5 giorni prima di compiere 24 anni. era la prima ed ultima volta che vedevo il tizio in questione, e più che un bacio è stata una sua leccata alla mia bocca aperta.
  2. quando batto le palpebre, anche solo una per volta, mi si muove la sommità della narice sinistra in maniera quasi impercettibile. per vederlo dovrei dirvi io di farci caso.
  3. ho succhiato il pollice fin verso la seconda/terza media, anche se da un  certo punto in poi solo per addormentarmi, o se ero stanca davanti alla tv. a volte ne sento ancora l’impulso, come chi ha smesso di fumare gli manca il gesto, ma mi trattengo perchè le volte che non l’ho fatto non ho ricevuto la soddisfazione che mi aspettavo.
  4. ho le unghie dei mignoli dei piedi così spesse che per tanto tempo ho provato dolore, e ancora oggi mi sembra di sentirlo appena mi avvicino con le forbicine. mamma dice che quando me le tagliava da piccola si vedevano dei puntini rossi come capillari o terminazioni nervose recise.
  5. volevo fare medicina come il dottor ross di “E.R.”; volevo fare la patologa come scully di “X-Files”; volevo fare l’investigatrice come il tenente colombo. ho scelto comunicazione perchè volevo fare la pubblicità e mando le maledizioni a chi bistratta ed offende il mio corso.
  6. anni fa ho mandato sms anonimi ad un ragazzo che mi piaceva, creando un caso da spy story nel nostro gruppo. di fronte all’appena accennato sospetto che fossi stata io, ho elegantemente negato tutto e rinforzato i sospetti su quella che invece all’epoca gli andava palesemente dietro ed era la maggior indiziata. ancora oggi, che io sappia, non sanno chi è stato.
  7. ho avuto i capelli arancioni perchè volevo passare da rosso rame a bionda usando solo una lozione alla camomilla. quando sono rinsavita ero a metà processo e son stata pel di carota un anno. anche dopo che li ho tinti, quando la tinta è andata via, son tornata arancio. mettitelo in zucca.
  8. sono vergine, e non di segno. la scelta è stata a volte mia, a volte del malcapitato di turno, a volte degli imprevedibili eventi, ma le occasioni ci son state.

voglio l’odio eterno di , che già mi ha minacciata, evvabbè; di ip4zi4; di beast; di milkshake; di categong, e di come si dice in questi casi, di chiunque voglia farlo. ma anche no. fai un gesto di civiltà, uccidi un meme, io non ne ho avuto il coraggio.

presagi

giovedì, settembre 13th, 2007

all’inizio della mia carriera universitaria, mi piaceva ligabue. ero fissata. non isterica, ma fissata. mi piace ancora oggi, mi piacciono le sue canzoni, mi piacciono dall’inizio fino a “buon compleanno elvis”, che è poi l’album con cui l’ho scoperto, e me ne dispiaccio perchè so che i veri fan disprezzano quelli che sono arrivati con quell’album. che ci posso fare, ero piccina, non avevo ancora 14 anni.

comunque, l’inizio della mia carriera universitaria è stato durante la prima estate, prima ero pessima, e andavo male agli esami, durante l’estate, incredibilmente,dirà qualcuno, migliorai.

già all’epoca per iscriverti agli esami dovevi avere internet o conoscere qualcuno che ce lo avesse, sennò ciccia. all’epoca avevo il pc che stava male 6 mesi e quando stava bene lui stava male internet. questo per dire che chiesi ad una all’epoca amica di  iscrivermi all’esame tot, lei mi disse di mandarle un sms con la matricola e i dati che ci avrebbe pensato ben volentieri lei, l’sms non arrivò e lei pensò ben volentieri che non volessi fare l’esame e non mi chiese nulla. il giorno dell’esame andai, spiegai il disguido e nonostante all’epoca gli esami durassero 10 giorni e si facessero la mattina nei cinema, furon comprensivi e mi misero l’esame qualche giorno dopo. il 16 luglio. io il 15 andavo al mio primo concerto della mia vita. un concerto vero, allo stadio olimpico, con il biglietto pagato in mano. un concerto di ligabue.

ed io, impavida, nonostante tutto, andai, biglietto alla mano, attesa fuori i distinti nord con due tizie che parlavano dei cartoni animati che facevano vedere ai figli e dell’orso balorso nella grande casa blu da una parte e il tardopapà-seminonno che portava le figlie/nipotine di 10, 11 anni massimo dall’altra. per dire quanto fosse trasversale il pubblico. entriamo dentro e decidiamo che per andare più vicino possibile al campo dovevamo scavalcare. eravamo in quattro. più che scavalcare c’era da scendere una sorta di muretto che portava in un fossato. il mio amico di un metro e 80 se non di più, prende e salta giù. il mio amico di un metro e 70 circa, prende e salta giù. io, di un metro e 50, prendo e salto giù. la fidanzata del primo, sta per buttarsi, arriva uno della security e ci fa :” ahò, a ragazzì, che state a fà? ce stanno le scale” -__-

comunque, non potrò mai dimenticare quando iniziò a piovere e il ciccione accanto a noi ballava sulle note di “a che ora è la fine del mondo” e sul ritornello si girava verso gli astanti indicandosi l’orologio. che poi quando uscì il dvd, leggendo la copertina dietro, venni a sapere che continuare il concerto in quelle condizioni di pioggia con tutta quella corrente era pericolosissimo. brivido. sono sopravvissuta ad un concerto.

tornammo a casa che erano le 3 passate, la mattina sveglia ed esame. 25.

3 anni dopo, il liga decide che farà un  solo concerto, e se lo vuole fare sotto il suo culo, dietro casa sua. fatto sta che mezza italia va al suo concerto, che si sente una ciofeca, e gli rubano in casa. logico, tutta la polizia era lì al campovolo. chiamali scemi i ladri. partiamo di sabato mattina, arriviamo la sera verso le 18, concerto, giorno dopo in giro fino a parma, ritorniamo giù che è mezzanotte. giorno dopo stessa storia, mi alzo, esame, 25.

da allora, da quando venni a sapere della data di quell’esame,  c’è una sorta di presagio che aleggia in casa mia. ovvero, che la sera prima della laurea, ligabue avrebbe fatto un concerto a roma.

la sessione di laurea è dal 12 novembre al 7 dicembre.

ligabue terrà 7 concerti al palalottomatica. da sabato 17 novembre a lunedì 26. ora, quanto ci vogliamo scommettere che la mia discussione sarà uno di questi giorni?

back to rome/2

lunedì, settembre 10th, 2007

dalla giornata di oggi avrei potuto trarre almeno 50 leggi di aless.

del tipo, che se devi fare 5 mila giri, tra cui pregare la prof di autorizzarti a discutere la tesi ed un colloquio di lavoro, e ti vesti bene, tipo camicia bianca, aspettando che ti aprano il portone dell’edificio dove riceve la prof e ti bevi il cappuccino, e l’offendi dandogli dell’annacquato, illo si offenderà e ti si verserà sulla camicia.

però sappiate che le salviette umide ammortizzano bene il danno.

il bello del palazzo dove riceve la prof è che è un bel palazzo vecchio. con l’ascensore che non funziona. e la prof riceve al quarto piano. il bello dell’ufficio della prof è che non ha una stampante, e che dopo averti autorizzato a discutere la tesi devi farle firmare dei moduli. in fretta, che la segreteria chiude e poi ti tocca tornare domani pomeriggio. quindi ti fa di corsa i 4 piani a scendere, col buio e gli scalini scivolosi, corri all’internet point (con tanto che paghi alice a casa flat) e te un internet point sai come funziona solo da qualche racconto mitico (nel senso greco del termine) che ti è parso di sentire sui mezzi, o da amici di amici di amici. stampi, la stampante si inceppa, ovviamente, paghi, rifai di corsa tutti 4 piani a piedi, arrivi su, ti fai firmare il firmabile, anche la fronte, se possibile, ariscendi, aritorna a termini a piedi, attraversala, vai a pizza vittorio, sali altre due rampe di scale, firma quello che devi firmare te in ginocchio in corridoio in fila. entra in segreteria, tutta garrula, e comincia a fare alla segretaria: modulo di autorizzazione, modulo di richiesta di ammissione, modulo con gli esami sostenuti, mazzetta con i verbali degli esami, tassa pagata di 62 euri, carta da bollo da 14,62, fotocopia diploma maturità fronte/retro, fotocopia documento d’identità fronte/retro, ricevuta iscrizione almalaurea. ti dà la ricevuta e corri a termini a comprarti una maglietta. bianca.

ti cambi, mangi, con paura di macchiarti ancora, poi di corsa in banca, poi alla posta, poi metro, poi a fare colloquio di lavoro. sei seduta in attesa, prendi la cartellina che ti ha felicemente servito in uno dei più grandi passi burocratici della tua vita appena stamattina, sfoderi il curriculum vitae e lì, tra il curriculum e una copia di un modulo cosa trovi? eh, cosa? cosa? COSAAAA???

un verbale d’esame. anzi, no. IL verbale d’esame. quale esame? ma come quale? quello che hai dato 8 volte. 3 volte nell’ultima sessione. che ti ha succhiato l’anima e l’estate. LUI è lì. ti guarda. e ti dice “ehi, bimba, te eri quella che non voleva tornare domani in segreteria, eh???” e ti fa l’occhiolino. LUI. il verbale di fonti statistiche.

special thanks to: poste italiane, per essere state sponsor della notte bianca ( guardare in basso a destra la voce “con la collaborazione di”. con me non hanno collaborato di certo.  -___- ) e per l’impiegato allo sportello numero 3 con gli occhi azzurri oggi a piazza bologna intorno alle 15,30. io son quella cessa che ha messo il numero della carta d’identità per la ricarica postepay senza che servisse e che è tanto cecata che anche con le lenti non vedeva il totale sul monitor :)

back to home

domenica, settembre 9th, 2007

una sta fuori una notte e un giorno, torna stanca morta e:

  • si trova il blog sotto attacco spam
  • si trova un pacco di biscotti sul letto
  • si ritrova un bicchiere coi resti di latte e cacao sulla scrivania
  • si ritrova un fazzoletto sulla scrivania zozzo e non suo
  • si ritrova il desktop verde fluorescente che le fa venire la verminara solo a pensarlo
  • deve stampare il curriculum che domani ha un colloquio per uno stage
  • deve docciarsi e piastrarsi che non può presentarsi come una barbona al suddetto
  • coi debiti

special thanks to: gli sportelli postamat e bancomat che giustamente decidono che la notte bianca a roma è perfetta per non funzionare; in fondo, chi mai ci sarà in giro?

giovedì karaoke, venerdì revival ‘60-’70-’80, sabato disco.

venerdì, settembre 7th, 2007

ieri sera, ore 21,15 circa, sto vedendo un pezzetto di distretto 7, silvestrin s’è fatto roscio. castano roscio, per esser precisi. l’anno scorso era venuto in ufficio per la chat con ospite, un gesù cristo di ragazzo, un armadio con un faro puntato sopra. si interessa anche di tecnologia ed internet, faceva il figo dicendo che la chat avrebbe potuto allestirla anche da casa, che lui chatta su  msn e smanetta sul cellulare. intanto l’agenzia faceva la figura dimmerda, e lui si innervosiva, che la chat non funzionava per colpa di quelli che curavano il lato tecnico a milano. io intanto regredivo a 17 anni, al 1999, quando avevo la sua foto sulla smemoranda. stavo sbavando dentro.

comunque, guardavo distretto 7, e sento una musica. vicino casa mia c’è una sorta di disco-pub-pizzeria latino-americana, ma questa era più alta come volume e più vicina. vado in bagno, apro la finestra e c’è ramazzotti a palla. mi rendo conto che non è un cd, ma un live. ho  ramazzotti live sotto la finestra del mio bagno, a 50 metri dal mio cancello. comincio ad escogitare un modo per sabotarlo, ma realizzo che è un karaoke, che è solo una base. finsice, gente che applaude, canta una tizia… bravini, ma niente di eccezionale, un po’ brilli… un’oretta e una decina di canzoni dopo, finita “domo mea” ancora col ramazzotti de’ cincinnato, la tizia ringrazia sentitamente, il pubblico urla “braviii!!!”, lui afferma “ancora grande musica stasera!”. un’altra tipa attacca con “nel sole”, la gente la incita, lei ha la zeppola come muccino, e albano si rivolta nella tomba. ah, come dite, ancora non è morto? dettagli, nulla vieta che ci sia già da vivo, nella tomba. comunque, la stona, fa gli auguri a qualcuno e via, altro giro, altra canzone, altro regalo. ed avanti così che la notte è giovane, il repertorio ben fornito, gli astanti già ubriachi e i vicini hanno già perso il sonno.

silvestrin, poi, prima che andasse via, mi fece l’autografo. lo dovette chiedere la mia collega per me, io a forza di regredire ero in fase prefetale. m’ha mezza abbracciata e baciata sulle guancie (si!!! entrambe!!! *__*) e se n’è andato.

e comunque: lauretta mia, figlia adorata, la serenata la canta papààààààà!!!!

credo fosse una festa di fidanzamento, il revival ce lo risparmiamo stasera.

back to rome.

mercoledì, settembre 5th, 2007

praticamente la giornata è iniziata ieri sera, data la paura di non alzarmi in tempo nonostante le 5 sveglie puntate e il vento che soffiava forte come il lupo che vuole buttare giù la casa del terzo porcellino. equipaggiata di maglia, felpina, doppio cappuccio, cuffiette che suonano “lady“, occhiale da sole e abbondante burrocacao scendo in fermata sotto il lampione angelo custode che fa “gnìek” ad ogni folata, un quarto d’ora prima del previsto. se avessi saputo che faceva così freddo, mi sarei portata anche la sciarpa.

treno pieno come un uovo, tento di dormire ma è impossibile. a campoleone passo dagli mp3 alla radio ed è uno shock scoprire che un altro pezzetto degli anni ‘80 se n’è andato.

arrivo a termini, non rimetto la felpina e schiatto di freddo cercando la facoltà di statistica. mentre aspetto che arrivi il prof scopro grazie all’i-mode di aver preso un premio nel contest di gryphius, ovvero dei fantastici semi di basilico. io AMO il pesto *__*.

verbalizzo e corro in segreteria a prendere la tassa di laurea e corro a pagarla.  incredibilmente ci metto molto più tempo in banca che in segreteria. le file della segreteria di comunicazione e sociologia della sapienza sono leggendarie. ci nascono e muoiono amori, qualcuna fa in tempo anche a covare e sfornare bimboli. salto in ufficio a salutare e a sorpresa trovo pronto l’assegno, l’ultimo, purtroppo, almeno per il momento.

scappo di corsa, lau mi aspetta per pranzo, mangiamo una valanga di pasta pancetta e piselli e mezzo tortino cioccolato e non-so-cosa preso alla pasticceria siciliana di via alessandria. prima, dopo e durante si spettegola e faccio la conoscenza del coinquilino francese e della coinquilina tedesca dall’accento spagnolo, che mi raccontano della gente pazza che hanno visto passare in quell’appartamento.

alle 17 scendo e me ne vado da danisoul, la feltrinelli ci aspetta, devo prendere un libro a mamma, “dizionario dei serial killer” e per me prendo “ninna nanna” di palahniuk. la copertina recita “ninna nanna farà sembrare fight club una specie di piccole donne” e lo spero proprio anche se “fight club” non l’ho letto. domanda: perchè nella sovraccoperta si dice che palahniuk ha raggiunto il successo dopo che david fincher ha tratto un film con brad pitt da “fight club” e non menziona edward norton? questo blog riconosce la bellezza e la bravura oggettive di brad pitt, ma non lo sostiene e venera più da dopo che ha mollato la jennifer. e poi edward è più bravo, secondo me che di cinema non capisco nulla.

usciamo da feltrinelli e dopo qualche passo grazie a dani mi accorgo che il genio alla cassa ha fatto passare 3 volte il dizionario, nonchè libro più costoso preso, facendomi pagare tipo il doppio. torniamo indietro e facciamo valere le nostre ragioni senza troppi problemi, restituendomi il contante. su a casa caffè e quattro chiacchere con le coinquiline e scopro che sono una mezza celebrità nonchè praticamente adottata per la notte bianca.

torno a termini e perdo per 5 minuti il treno delle 20,10, vado al mac, prendo un favoloso happy meal e i crock brie. guadagno un ciuchino e rischio di perdere i crock brie che il tipo che mi serve se li dimentica, me ne accorgo e torno indietro a prenderli.

ore 20,50, termini, treno in attesa di partire per nettuno, tizio : “perchè conta, io c’ho n’amico che lavora all’ospedale, lavora col padre, porta la robba in giro, no? e je dicono de prende i materassi e portalli a medicina intensiva, me segui? eh, allora, prende sti materassi, li carica e li porta arriva là e je dicono no guarda che nun li poi scaricà come nun li posso scaricà che stai a dì oh e che sto a dì che c’è scappato er morto azzo c’è scappato er morto o posso vedè? è ‘nnato dar morto e j’ha fatto a li mortacci tuaaaaa!!!!! ahahhahahah!!!!”

poco dopo, sempre lui: “eh, ieri c’avevo un febbrone ma me so fatto un bombone de tachipirina, m’è passato subito, nun poi capì, c’avevo 40 euro de febbre oh però me so fatto sto bombone de tachipirina m’è passata subbito!!!”

dopo un po’ scopro che ho perso un feltrino della cuffia. amen.

ore 21,47, campo di carne: il lettore ripassa “lady”, giornata chiusa, o quasi. torno a casa e scopro che mamma ha preparato le melanzane e i peperoni ripieni, ne mangio un paio per fare onore, sbrigo un po’ di vita telematica e vado a nanna. domattina, vento rumoroso permettendo, voglio dormire fino alle 10.

tempesta d’amore

lunedì, settembre 3rd, 2007

no, non mi sono innamorata e pure se fosse non ve lo vengo a dire così palesemente. volevo solo raccontarvi di questa soap opera che danno la sera su rete 4 e di cui i miei sembrano drogati. della serie “fate caciara quando volete, anche durante il tiggì ( :s ) ma non durante la soap”.

la suddetta è una produzione tedesca. con tanto di foresta nera, laghetti, monti e amenità varie del caso sullo sfondo. udite udite: gli esterni sono esterni veri, e non cartelloni dipinti e fiori di plastica come quelli di beautifull. c’è anche la vecchina col costume tipico della zona. ovviamente, essendo tedesca, hanno tutti cognomi impronunciabili ai più, mentre i meno sono gli adepti e riescono dopo sei mesi di visione ad avere anche l’accento tedesco quando ne parlano, oltre a conoscere tutte le parentele e gli intrecci assurdi. tal produzione si svolge in un hotel nella verzura germanica, dove tutti son mezzi imparentati, ovviamente.

abbiamo la cuoca, che da quello che ho capito all’inizio sembrava mezza orfana; poi c’è il collega, figlio del proprietario dell’albergo; il fratello di questi, che è tipo il manager; il padre, che era il marito della propietaria; il tizio alla reception e la moglie; la camerierina (alta 1,40 cm, 10 cm meno della sottoscritta) combinaguai.

la storia va avanti su per giù da un anno. io non lo vedo attivamente, ma coercitivamente, e quando non lo vedo mia mamma non manca però di informarmi.

così, vengo a sapere delle cose allucinanti.

del tipo, che la cuoca e il manager, che erano innamorati, vengono divisi perchè si scopre che lei è figlia del padre di lui.

del tipo, che a distanza di un anno, i due vanno a letto, e lei rimane incinta. mentre nel frattempo è anche fidanzata con un altro.

del tipo, che si viene a sapere che il padre del manager non è lo stesso della cuoca.

del tipo che il manager è figlio del portiere. non quello che gioca a calcio, quello dell’albergo, con la moglie vestita da svizzera.

del tipo che l’altro cuoco, che nel frattempo è diventato proprietario di tutta la baracca e dà lavoro a tutta la valle, scopre che ha una sorellastra e un fratellastro, e tutti gli anni da figlio cadetto e non prediletto come il manager adesso li può rinfacciare a padre e fratello due volte.

ma la chicca è questa: il fidanzato della cameriera è malato, ma non vuole dirglielo per paura di perderla. lei sospetta si droghi. lui le regge il gioco e col fidanzato medico della cuoca inventano che si sta disintossicando, e non curando. no, dico. per non perderla si spaccia per tossico. cerrrrrto.

tempesta d’amore batte beautifull 3 a 0

applausi.

io il mio ce l’ho messo, ora tocca a voi

sabato, settembre 1st, 2007

bellavitacontest

 cliccate sul bannerino!

epperchè? perchè così potete vedere le 16 foto finaliste del bellavitacontest by griphyus (se proprio volete vederle…) e soprattutto andare nei commenti e votare me, alesstar (si, minuscolo e con due esse, sappiatelo). avete tempo fino al 4 settembre, che è martedì, quindi avete tutto il tempo di invadere il suddetto con una miriade infinita di commenti. no, non ci guadagnate niente. perchè dovreste? e non vi posso nemmeno promettere di dividere il premio con voi, che ancora non si sa che premio è, rischiamo tutti. però mi dovete votare lo stesso, per la mia gloria, perchè non ho mai  vinto nulla, perchè non ho nemmeno un 30 a nessun esame e per un milione di altri motivi che non sto qui a dirvi ma che fanno si che perlomeno, per una misera volta nella vita meriti io di vincere. poi magari è una cena a base di coniglio in montagna, e io non mangio nè il coniglio, nè vado in montagna, però magari a quel punto lo rimettiamo in palio e vediamo.

intesi, allora? vi devo fare lo spelling? no, dai che sapete leggere e scrivere e fare le addizioni.

allora? ancora qua a leggere? andale andale andale!!! scattare!!!