domani nella battaglia pensa a me

“[...] Colui che racconta di solito sa spiegare bene le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire o far vedere, così tutto può essere compreso, anche le cose più infami; tutto perdonato quando c’è qualcosa da perdonare, tutto tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di continuare a vivere perchè è accaduto e perchè lo sappiamo. L’accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni, che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura, cioè appunto perchè sono dei fatti: dato che ciò  è successo e lo so ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di farlo, perchè è lui che sa. Ma se si racconta si può perfino entrare nelle grazie, questo è il pericolo. La forza della rappresentazione, immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire una sola parola – per questo ci sono amici che si mandano in esilio e si dice <<Non ti conosco>>, o non si risponde alle loro lettere -, affinchè non si spieghino e possano all’improvviso entrare nelle grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino, anche se nel tacere non mi difendono.” [...]

Marta, sposata con bimbo, invita Vìctor a cena, non si sa se l’intenzione sia quagliare o meno, fatto sta che sul più bello, Marta comincia a sentirsi male, e muore stretta tra le braccia di quello che sarebbe potuto essere il suo amante. da quella sera Vìctor comincia ad incastrarsi in una spirale che lo porta a raccontare se stesso, Marta, la di lei famiglia e gli avvenimenti che girano intorno alla sua improvvisa dipartita. un romanzo che racconta la vita, la morte, il raccontare, le parole, i film, Madrid. l’ho scoperto alla feltrinelli a largo argentina, passeggiando annoiata l’ho preso in mano e ho letto l’ultima di copertina, non ci ho pensato due volte e ho deciso che l’avrei preso. non l’ho ancora finito, ma i voli pindarici e tutte le riflessioni sul racconto, e i segreti di Marta mi han colpita.

Javier Marìas “Domani nella battaglia pensa a me”, Super  ET Einaudi, 1994. €10,50

10 Responses to “domani nella battaglia pensa a me”

  1. Categong Says:

    Allora più che togliere il saluto, fa male chiudere le orecchie.
    Ma chiudere le orecchie fa più male a te, che a chi non può più parlarti.
    Perchè un dubbio può tormentare all’infinito. :sad:

  2. Uraniashhh Says:

    Lo so che potrei/dovrei lasciare un commento intelligente o quantomeno minimamente pertinente… Ma più di ogni altra cosa mi viene da chiedermi: perchè in qualsivoglia libro o film in cui compare una Marta (una quindi che si chiama come me), ella finisce sempre con l’essere la cornuta, la vecchia zia zitella o ancor più comunemente quella che muore??

  3. alesstar Says:

    @cate: non ascoltare fa sempre più male a chi non ascolta che a chi parla. oddio, anche parlare sempre senza ascoltare mai fa male assai…
    @Uraniashhh: conta che non esiste una canzone dedicata a nessuna “alessia” e che nei film, in genere americani, e quindi “alexis”, pure lei in genere non fa una bella fine, quelle rare volte che c’è… :sad:

  4. KAN Says:

    pero’…
    cioe’…
    perche’ poi…

    non ho capito la citazione. ho solo inteso lontanamente (o piu’ probabilmente frainteso) il senso generale.
    si vede che non e’ un libro per me. :lol:

  5. alesstar Says:

    guarda, questo è uno dei passaggi tra le riflessioni meno complicate e più lampanti. nonostante ciò scorre che è un piacere, è come stare appunto ad ascoltare un amico che ti racconta quello che gli succede ^_^

  6. KAN Says:

    si, ecco, appunto.
    leggerlo lo leggi anche scorrevolmente. ma non lo assimili. fai solo di si’ con la testa. e poi ti dai del pirla per essere accondiscendente pure con un monitor. :lol:

  7. Pepenero Says:

    ma che morte di cazzo, scusa eh!

  8. alesstar Says:

    ok, l’ho finito.
    @KAN: si in effetti il rischio è quello, molte delle cose sembrano sfuggire, però ha dalla sua una certa ridondanza e ripetizione para para delle frasi che alla fine qualcosa comunque ti lasciano. è un libro che metti sullo scaffale col pensiero di riprenderlo però e con piacere, devo dire.
    @Pepe, son pienamente d’accordo con te. una morte del cazzo. e fa riflettere, cazzo se fa riflettere.

  9. Gianfranco Says:

    L’ho letto. Gran bel libro… E’ il preferito della mia ragazza! Ciao e complimenti per il blog! ^_^

  10. alesstar Says:

    glaccie :)

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