Archive for febbraio, 2008

dice che è un giorno importante, ma è stato come tutti gli altri giorni

venerdì, febbraio 29th, 2008

stefigno l’ultimo se lo ricorda.

per me invece  il 29 non è mai stato importante, schiacciato dall’importanza di un giorno più importante che vien subito dopo, ma importante solo per me.

per ricordarmi, dovrei prendere il prospetto con tutti gli esamini della triennale, allora forse ricorderei cosa stavo studiando e che materie davo in quella sessione. non ricordo nemmeno se lavoravo quel periodo.

VII° LEGGE DI ALESS

mercoledì, febbraio 27th, 2008

“se sei uscita dal tunnel di stephen king ben 8 mesi fa, 15 giorni prima di ricominciare le lezioni e gli studi, comprerai un suo libro di 619 pagine che ti ci rifionderà prepotentemente, mettendo in forse tutta la tua futura carriera di specializzanda”

che poi questo  è anche il motivo per cui in genere, alla triennale, mi concedevo uno o due libri solo alla fine degli esami in attesa che ricominciassero le lezioni, chè io quando comincio a leggere chi mi ferma più? (“l’isola del giorno prima” di eco, mi ferma, ecco chi. altro che “baudolino” )

da pagina 24* (la feticista della carta stampata ha fatto un’orecchietta piiiiiiccooooolaaaaa piccola piccola, che non aveva con sè una matita o un post it, stava sul treno e aveva solo una penna, e non siamaiddio che si usi una penna su un libro non di studio):

<<Quando abbiamo finito e tu ti sei addormentata, io sono rimasto sveglio ad ascoltare l’orologio sul tuo comodino e il vento e ho capito che ero veramente a casa, che casa mia era a letto con te, e che qualcosa che si andava avvicinando nel buio improvvisamente non c’era più. Non aveva potuto rimanere. Era stato scacciato. Sapeva come tornare, di questo ero certo, ma non poteva restare, e io potevo dormire in pace. Mi si è infranto il cuore di gratitudine. Credo che fosse la prima vera gratitudine che provavo. Sdraiato lì accanto a te, con le lacrime che mi scivolavano ai lati della faccia e cadevano sul cuscino, ti ho amata e ti amo adesso e ti amo per tutti i secondi da allora a ora. Non importa che tu mi capisca. La comprensione viene immensamente sopravvalutata, ma nessuno trova mai abbastanza sicurezza. Io non ho mai dimenticato come mi sia sentito sicuro quando quella cosa è scomparsa dal buio.>>**

no, davvero, fate i seri, volete ancora classificarmelo come horror di serie b? a prescindere da quello che sia ciò che è nel buio (io non lo so, ho precisato pagina 24 perchè così non mi si accusa di spoiler, e di mio sono solo a 44 e ancora non s’è capito molto, anche se chi ha letto metà della sua produzione come me un po’ di aspettativa ce l’ha), a me sembra una dichiarazione fantastica. voglio dire, lui è lì, con lei che dorme, si sente a casa per la prima volta nella sua vita, e riesce a metter da parte tutte le sue paure, tutti i suoi demoni, che siano veri babau dell’armadio o idoli della spelonca.

Stephen King, “La storia di Lisey”,  Sperling Bestseller, 2006, € 6,00

*all’inizio, quando dovevo scegliere un nome per questa categoria di recensioni strampalate, il nome prescelto era “recensioni a pagina 24″, ma sapevo che non sarebbe stata in piedi, visto che spesso a pagina 24 non c’è niente di molto interessante
**ci ho un po’ la fissa del dormire abbracciati. spoiler: apparirà presto un post dove questa cosa tornerà. ma l’ho scritto almeno 20 giorni prima di quando lo leggerete. è che ognuno ha i suoi temi preferiti, i suoi topòi. come stephen king quello dei bambini fenomenali, delle mamme esaurite e in perenne pericolo e dei papà che, spariscano o meno, hanno una grandissima influenza sulla progenìe.

windows live writer è morto, e anche io non mi sento tanto bene.

venerdì, febbraio 22nd, 2008

Placche in gola, mal di gola
Bruciore di gola che non passa mai
Colpa delle polveri sottili, o colpa di un colpo d’aria.
Provo propoli, sciroppo propoli, pasticche
Provo provo provo propoli spray
Ma nemmeno la potenza delle api può far
Nulla nulla nulla di nulla

Gargaroz
Giù nel gargaroz sento il diavoloz
Datemi un rimedio per le mie tonsille rosse
Caramelle p’ ‘a tosse
Quali tonsille poi,
Quelle che non ho più
Me le han tolte che ero ancora piccolino
E son finite nel cestino

maledetti, per ogni situazione loro hanno già una citazione pronta.
giuro che non mi sono fatta venire a posta il mal di gola.

“gargaroz”, elio e le storie tese, “studentessi”, 2008.

mio nonno, quello sardo.

lunedì, febbraio 18th, 2008

mio nonno, quello sardo, è nato in sardegna, a pabillonis.
mio nonno ha fatto la seconda guerra mondiale in africa, poi fu catturato dagli inglesi, che lo misero su una nave che la circumnavigò, fino a portarlo in inghilterra. lì venne spedito a lavorare in una fattoria, la mattina faceva colazione con la marmellata d’arance e il pane e il burro, ed aveva una bicicletta per andare in paese. secondo il colore delle toppe che aveva sui gomiti della giacca, poteva percorrere con la bicicletta un certo raggio.

mio nonno, quello sardo ha lavorato poi nelle miniere sarde, ricavandone una bella silicosi.
ha anche problemi a una gamba, di cuore, calcoli renali, è stato operato due volte di cataratta, ha l’apparecchio acustico. nonostante ciò, gli hanno rinnovato la patente, anche se zia la macchina non gliela fa prendere. non gira molto, al massimo va dal fornaio e dal giornalaio a piedi. a ottobre dopo anni è stato a cagliari per il matrimonio di un nipote.

mio nonno, quello sardo, gli è sempre piaciuta la tecnologia, va matto per i televisori, tanto che se ne è comprato uno lcd.

mio nonno, quello sardo, sabato ha compiuto 88 anni.
mentre ieri moderavo tutte le community che modero, la mia happy family si è recata a fargli gli auguri.

mio nonno, quello sardo, 88 anni appena compiuti, respiro pesante, udito fievole, gamba affaticata, era in possesso di una bella telecamerina digitale con annesso filmino di quando è stato in sardegna a ottobre.

mio nonno, quello sardo, ha dichiarato “tanto costava poco”.

born in the eighties

venerdì, febbraio 15th, 2008

è che noi nati negli anni ‘80 siamo cresciuti con il mito della carriera.
yuppies“, “una donna in carriera“, “baby boom“, “indiana jones“, “i robinson“, “ally mcbeal” e decine e decine di altri, ci hanno spinto a fare l’avvocato, il dottore, il giornalista, il pubblicitario, l’archeologo, sognando soldi, fama, avventura. case enormi, vestiti costosi, macchine di lusso.

tutti dei piccoli intenditori di scotch ai party esclusivi in casa degli amici.

tutti fuori dalle superiori a iscriversi in massa all’università: scienze politiche, economia e commercio, giurisprudenza. qualcuno archeologia, che harrison la donnina ce l’ha vicina vicina anche col cappello impolverato.

tutti a ritrovarsi precari nel 2008. ma questa è un’altra storia.

fatto sta, che film e telefilm sono stati per noi degli ‘80 dei veri manuali di sopravvivenza. i libretti d’istruzione alla vita. (o di distruzione della stessa?). dei veri e propri manuali di phigaggine.

la phigaggine va costruita. certo un po’ ci nasci, ma devi anche curarla, essennò non vale. primo passo della phigaggine è la cura del corpo, dell’immagine. quindi via libera a massaggi, saune, trattamenti estetici. la ceretta, per rimanere al minimo indispensabile e alla base di tutto.

l’estetista. questa donna a metà strada tra una velina, una dea e wanna marchi. se le chiedi di sistemarti le sopracciglia, vuole farti il trucco permanente per coprirti la cicatrice sottostante, le chiedi una cera alle gambe e ti propone un ciclo di 10 massaggi linfodrenanti alla modica cifra di un mutuo trentennale, le chiedi un consiglio per una manicure e esci con le unghie di catwoman e un porto d’armi provvisorio, le esterni il tuo desiderio di metterti a dieta e ti succhia grasso in saune al prezzo di una ferrari monoposto.

che poi, quando sei lì, nell’intimità della saletta calda e umida come la foresta pluviale, con indosso solo un perizoma di carta e l’inguine bianco di borotalco come un pupo a cui hanno appena cambiato il pannolino, che fai, non le fai due chiacchere???
ti ritrovi così, a 25 anni, studentessa precaria fuoricorso, cicciottella, single, che vive con i suoi e divide la stanza con la sister, a vergognarti di parlare della tua quasi laurea con una che ha fatto a malapena 3 anni di corso professionale sperando di non sembrare una saccente snob.

e parla tu che parlo io, tra uno strappo di striscia, una lacrima trattenuta e una palettata di cera incandescente lì dove la senti meglio, scopri che la tua aguzzina ha solo due anni più di te, ma ha appena comprato e rinnovato totalmente una  casa a due piani dove sta trasferendosi con il fidanzato, sta per sposarsi, ha un centro estetico piccolino ma tutto suo che frutta bei soldini, la macchina nuova, i vestiti per carità solo di marca e per l’amica che si laurea la settimana prossima in regalo un week end fuori solo loro due.

e te, esci di là, con la pelle arrossata, i peli delle braccia ancora sulle braccia che quando hai chiamato per prendere appuntamento hai detto solo “cera completa” e per lei significa solamente da caviglia a gluteo, e lunedì devi tornarci che devi fare anche baffetti e sopracciglia (tot: 20 €) e oggi non aveva tempo, l’umore che è rimasto sotto il lettino e l’autostima suicidatasi nell’hammam e 40 euri che sono passati come un niente dalle tue tasche alle sue. e lei, l’estetista, che ti saluta con un “ciao cara, tesoro ricordati lunedì se non vieni chiamami che ti sposto l’appuntamento, e soprattutto mi incasini con gli altri”.

che quelli che facevano i soldi fossero le parrucchiere e le estetiste, questo, i nostri manuali da giovani marmotte in carriera non ce lo avevano detto.

la festa di ogni cretino

giovedì, febbraio 14th, 2008

a me non frega niente che è una festa commerciale. e natale cos’è? capodanno? i compleanni?
ferragosto? no, dico, ferragosto. una festa inventata dai romani per festeggiare la fine dei lavori nei campi e che poi un imperatore fece propria per onorare se stesso, trasformata dalla chiesa nella festa della madonna assunta in cielo (e voglio sapere quanti effettivamente sanno queste cose) e adottata dai tour operator per venderti soggiorni in alberghi e spostamenti a prezzo quadruplo. per non parlare dei gavettoni.
quindi basta con questa fissa che san valentino è solo una festa del marketing per vendere.
perchè tutto l’anno un cioccolatino si e oggi no? perchè tutto l’anno si esce fuori a cena e oggi no? perchè tutto l’anno un pensierino, un gesto d’affetto, e oggi no?

a me il bacio perugina l’hanno regalato una volta sola, in quarta superiore.
all’epoca, san valentino significava fare sega a scuola (le più fortunate avevano il permesso dei genitori e la firma sulla giustificazione il giorno dopo) ed andare col fidanzato al mac donald di piazza di spagna (sotto i 19 anni, andare in città per noi piccole liceali di provincia era più che un evento).
durante la ricreazione del 13 mi accorsi che due mie compagne di classe stavano stressando un nostro amico per farsi portare il giorno dopo un cioccolatino "solo uno, ti pregoooo daaaaaiiiii". con una paraculaggine incredibile per l’epoca, mi unii alla prece.
il giorno dopo, entro in classe e trovo sul mio banco il mitico cioccolatino argentato con le stelline blu. ovviamente c’era anche sui banchi delle altre ragazze. non ebbi il coraggio di mangiarlo fino alla sera, ero troppo stupita/emozionata.

a me, che san valentino è una festa commerciale, non me ne frega niente. e tutti quelli che vanno in giro snobbandola, mi fanno rabbia. una volta nella vita vorrei festeggiarlo. una volta sola, che sarà mai. un cioccolatino piccino, anche senza foglietto con la frase. anche con la nocciola ammollata e vecchia, col pupazzetto scucito. ma regalatomi da una persona che lo regali solo a me e solo a me lo voglia regalare.

chiedo troppo?

cloverfield

martedì, febbraio 12th, 2008

portatevi una di quelle palline antistress. e se soffrite di cuore scordatevelo.

comunque, è l’ultima volta che faccio scegliere il film a danisoul, d’ora in poi solo muccino, vaporidis e compagnia bella.

di sto passo mi viene l’esaurimento nervoso

è svampato signò.

venerdì, febbraio 8th, 2008

15 anni di camino. e contando che ne ho 26, ero piccola quando ho cominciato a gestirlo. e una cosa simile non mi è mai successa.
ieri sera, cameretta, personaggi: sister & aless.

aless: "scendo, vedo se genitore e genitrice son tornati"
sister: "c’era anche da guardare il camino."
aless: "scema, son passate due ore, me lo vuoi dire prima?"
sister: "eh, c’era un bel fuocherello."

aless scende, c’è una bella bracetta che a metterci su la griglia ti ci fai una bella bracioletta.
prende la chiave, apre la porta, esce al freddo e all’umido e carica sul braccio sinistro tre ciocchetti.
rientra, apre il vetro del camino. primo ciocchetto, secondo ciocchetto, terzo ciocchetto. tirando indietro la mano, intruppa col dorso del medio destro un pezzetto di carbone che non aveva visto, perchè nero e perchè la luce della stanza non è accesa.
è più la paura che non se lo aspettava che il dolore, non sente niente, ma si sporca, allora va di acqua fredda e si lava.

passa una mezz’ora. aless messa a posto la spesa comincia a fare le piadine. il calore che viene dalla padella sembra concentrarsi tutta su quel minuscolo pezzettino di pelle venuto in contatto col carbone. aless rischia la pazzia. (non che già non lo fosse, ma rischia di esplicarlo al mondo)
aless mangia l’insalata e anche la forchetta va sempre a batter lì.

aless prende una tavoletta di ghiaccio, quelle di plastica che vanno dentro i frigoriferi portatili e ci spalma sopra il medio.

aless si sente un biscotto bruciato venuto male : (

il dono della sintesi.

lunedì, febbraio 4th, 2008

ha detto tutto lui, che dovrei dire io?