antefattI:
fra me e bryenh funziona così: lei propone, io ci sto. poi succedono i casini. esempi pratici:
- agosto 2008: bryenh propone concerto a ostia dei radici nel cemento. va tutto bene anche se il concerto finisce con un’ora di ritardo, fin quando lasciatami a casa e andando verso la sua, si trova la strada deviata perchè un cocainomane ubriaco s’è incollato con la macchina quella di una 25enne incinta. l’abbiamo scampata per un pelo.
- settembre 2008: bryenh propone concerto gratuito dei radici nel cemento a castel gandolfo, sul lungo lago. ci vediamo a stazione trastevere e mentre l’aspetto cominciano a sentirsi un po’ di tuoni, sempre più forti, poi fulmini, poi appena salgo in macchina comincia a piovere. tempo che arriviamo a marconi c’è il nubifragio, sul raccordo capitiamo in una tromba d’aria che riesce a spostare la macchina grazie a un millimetro di finestrino aperto. quando ci fermiamo al primo macdonald praticamente siamo in mezzo al monsone. intanto ci dicono che il lago è esondato e quindi rinunciamo al concerto.
- dicembre 2008: riproviamo ad andare a sentire i radici nel cemento. ci perdiamo per aprilia cercando l’ex mattatoio, che oltre a essere vicino a un cimitero, praticamente è chiuso. per un po’ aspettiamo, poi arriva una coppia che comincia a chiedere alle loro conoscenze nel gruppo dove fosse sto benedetto concerto e una volta chiesta la strada a una tizia al distributore, ci guida su e giù per la pontina, prima una direzione e poi un’altra, prendendo tutte le buche che trovano, e finalmente arriviamo.
Fatto:
andata
la socia propone di andare a londra, Uk, e da tazzainomane (maniaca delle tazze) qual sono, non posso certo dir di no, mica mi posso far scappare l’occasione di andare a prendere le tazze di starbucks!
si fanno i biglietti, io da solita patetica precisina qual sono faccio la valigia una settimana prima, venerdì mattina finalmente si parte.
sveglia alle 3,30 circa, preparazione e poi via per ciampino. all’aeroporto andiamo a fare i biglietti del bus che da stansead ci porterà a londra e la signorina tutta carina ci fa “tanto mi sa che potete anche accomodarvi, l’orario effettivo del volo è 12.05″. erano nemmeno le 5,30, dovevamo partire alle 6,05. disperazione.
vaghiamo.
decidiamo di passare i controlli, mettiamo tutto nelle vaschette e passiamo il metal detector. io avevo un m aglione con una cintina e fibbia e ovviamente suona, però me lo immaginavo e amen, mi perquisiscono.
non so come, si fanno le 9. notare che non avevamo nemmeno nulla da leggere. praticamente tra le occhiaie e l’astinenza da carta stampata sembravamo due tossiche.
alle 9 e qualcosa l’omone inglese che doveva prendere il nostro stesso aereo ferma l’omino della ryanair e gli dice qualcosa. sentiamo l’omino della ryanair parlare alla ricetrasmittente: “fammi l’annuncio… tanto sono solo 29… “. due minuti dopo la voce dell’aeroporto tra un aereo che va a orio al serio che parte e quello per londra delle 10.10 che sta aprendo l’imbarco (!!!) dice che i sopravvissuti del volo FR 3003 possono andare al bar con la carta d’imbarco per un piccolo rinfresco. cioè, panino e coca, valore in euro 6,00, pranzo risparmiato, ma nessuno che ci viene a dire “scusate, ci siamo persi l’aereo”.
non so come (cioè, lo so come, guardando le commesse dei negozi di fronte e chiedendoci chi si compra la valigia prima dell’imbarco), si fanno le 11,15. stiamo lì, cariche, pronte al nastro di partenza per lo sprint finale, quando l’annunciatrice ci dice che no, belle, ‘ndo ‘nnate, che qua si parte alle 13.05. non sappiamo se ridere o se piangere. io piango ridendo, giusto per non sbagliare.
arriva il fatidico momento: ci guardano i documenti e ci fanno andare al gate. dici: ok, ce l’abbiamo fatta.
col cavolo.
intanto, mentre siamo lì e guardiamo i nostri compagni di viaggio, notiamo che sembriamo usciti da un film americano:
- noi, le due socie, protagoniste indiscusse del film
- fratello&sorella di colore
- gli anziani
- la famigliola mamma&papà&bimba più coppia di amici
- fidanzatini più amico
- l’omone inglese che sembra un prof
- la ragazza col passaporto americano, acqua e sapone
- il tipico ragazzo inglese che finisce col farsi l’americana.
e quindi temiamo il peggio.
ok, rimettiamoci in fila, controllo carte d’imbarco e via sulla navetta.
no.
bodycheck.
e visto che ero mezza raffreddata, la tipa mi chiede che diavolo ho nelle tasche. tiro fuori delle terribili armi chimiche come i miei fazzoletti e lei praticamente mi caccia.
finalmente arriviamo sull’aereo e partiamo.
ritorno
dopo un battesimo del volo del genere, degno di alitalia, anche il ritorno non poteva che non essere all’altezza.
arriviamo all’aeroporto, mangiamo e sistemiamo la valigia. nella mia ci sono due tazze di starbucks, di cui una enorme e pesanterrima, per cui temo che mi faranno imbarcare la valigia, ma mi va liscio.
andiamo ai metal detector.
metto su: cappotto, occhiali da sole, chiavi dei lucchetti del trolley, telefonino. scarpe. trolley. passo il metal detector e sto a posto. i miei piedi dopo essersi tolti le scarpe e passeggiato su un tappeto morbidoso, vorrebbero rimanere lì ( ci siamo fatte londra a piedi in meno di 24 h, fatevi 2 conti). aspetto.
arriva la vaschetta con cappotto ecc ecc. arriva una, dico una, scarpa. me la metto. la seconda ci mette un po’ e il trolley lo fermano proprio.
mi danno l’altra scarpa e l’mino carino della security prende tutta la mia roba e la porta su un tavolo. mi chiede se la macchina digitale è la mia. era dentro il trolley, fai te. non è che è di mio nonno. trova i liquidi. non va bene il sacchetto. che poi è quello che ci ha dato la sicurezza a ciampino. non gliene frega niente, vai di travaso. mi fa aprire la valigia. trova una busta di starbucks e mi chiede che cosa c’è. diamine, è un muffin!!! non posso portare un muffin???
mi mette sta specie di schiumarola per pasta tutta dentro la valigia, mi sposta maglioni, cose varie e orrore!!! trova una lattina di the di harrods. continua a cercare, perchè si vede che sono una terrorista pericolossissima (-.-’) e finalmente si arrende e mi fa rifare la valigia.
aspettiamo.
finchè non saliamo sull’aereo, va anche tutto bene, devo dire. stanche, ma bene. poi saliamo. e lì ryanair fa un’ora di ritardo. hostess e steward passano un’ora a: mettere bene bagagli di gente che si è portata il mondo, sistemare giubotti di gente che non se lo poteva tenere addosso, chessennò come fa a pomiciare, contarci.
si, ci contano.
su e giù per l’aereo, due steward e un’hostess ci contano come fosse la gita delle medie. su e giù. andata e ritorno.
e poi cominciano a buttare fuori dei nomi a caso invitandoli a presentarsi al personale di bordo.
gente che ovviamente non uscirà mai fuori.
finalmente, con un’ora e mezza di ritardo ( non lo so di preciso, il cellulare era spento) partiamo, e due ore dopo siamo a casa.
ah, e vorreste sapere anche cosa è successo a londra? per quello c’è lo slideshow su flickr. in aggiornamento, quindi stay tuned.
qui invece quelle di bryneh
londra comunque è fantastica. profuma di cannella e vaniglia, c’è uno starbucks, un macdonald, un pizza hut, un pret à manger, un eat, un nero cafè ogni due metri. la gente ha la vera cultura del the e del caffè: se ne vanno in giro con questi bicchieri di carta o stanno al tavolino le ore a leggere e chiaccherare, non come da noi che se ti prendi il caffè al bar e ti fermi a parlare 15 minuti sei un fannullone. londra è pulitissima, ma per trovare un cestino dell’immondizia devi fare i salti mortali. londra è calda, e i guanti li ho messi solo per far figura e perchè ormai li avevo comprati, che non ce n’era bisogno. i ponti non hanno nulla a che vedere con quelli sul tevere, il tamigi è grande il triplo, i teatri sono ovunque e le sterline sono fantastiche, la metro non ha niente a che vedere con roma, e in generale a roma, londra dà le piste su tutto.