Archive for dicembre, 2008

ha da finì sto 2008, però.

martedì, dicembre 30th, 2008

aless deve andare in ufficio per l’ultimo giorno di lavoro. è raffreddatissima, si sveglia per l’apnea.

si sveglia tardi, ovviamente. così tardi che deve chiedere a pater familias di essere accompagnata alla stazione di lavinio.

a lavinio un tizio dice che no, qui il treno non arriva, vai a padiglione, che il treno parte da lì.

aless e pater vanno a padiglione. il tutto sul filo del rasoio dell’orario che è tardi.

a padiglione un giovine e tutto sommato passabile capostazione dice che  no, v’attaccate, il treno se parte, non prima di un’ora, perchè prima deve scendere quello che viene da roma, e sta in ritardo. però tranquilli che stanno venendo i pullman sostitutivi che vi portano a campoleone e da lì potete prendere il treno che viene da napoli e arrivare a termini.

punto 1: i pullman sostitutivi.
i pullman sostitutivi sono partiti da nettuno, e hanno fatto sosta a:
- anzio
- anzio colonia
- lido di marechiaro
- villa claudia
- lido di lavinio
contando che sono:
- pullman turistici da boh, 50 persone?
- contando che il treno che dovevo prendere io era quello che doveva partire alle 08.34 da nettuno e che sicuramente c’era gente che aspettava i treni precedenti.
secondo voi, in che condizioni è arrivato il pullman a padiglione?

ve lo dico io: in condizioni da dover esser sostituito. da varie ambulanze per la gente morta di caldo sui pullman con cappottone e riscaldamento a palla.

punto 2: i treni da napoli.
i treni da napoli in genere, quando non ci sono problemi, sono uguali ai carri bestiame indiani. stesso affollamento. quando poi c’è qualche problema per cui noi poveri pendolari nettuno-termini ci andiamo ad aggiungere, diventano indefinibili.

grazie trenitalia. alla faccia di freccia rossa, neh.

si è poi saputo che è cascata la linea aerea tra lavinio e padiglione.

freccia rossa.

(…)

aless indomita vuole andare in ufficio per il suo ultimo giorno di lavoro. va e aspetta i bus del cotral. che non passano.

aless decide che in mezz’ora ha preso troppo freddo e lavorerà da casa (dove, per inciso e per amor di cronaca, sta morendo di freddo). chiama il pater, attraversa la nettunense (sigh), attraversa la linea ferroviaria (2 binari, a-ri-sigh) e va al bar in attesa fiduciosa del genitore, almeno potrà fare colazione.

col cavolo.

barista rumena: “nuoh curnettie, occie finite, con casine che ciè state finite!”.

cornetti finiti. alle 9,15.

quanto manca al 2009?

London, UK

mercoledì, dicembre 24th, 2008

antefattI:

fra me e bryenh funziona così: lei propone, io ci sto. poi succedono i casini. esempi pratici:

- agosto 2008: bryenh propone concerto a ostia dei radici nel cemento. va tutto bene anche se il concerto finisce con un’ora di ritardo, fin quando lasciatami a casa e andando verso la sua, si trova la strada deviata perchè un cocainomane ubriaco s’è incollato con la macchina quella di una 25enne incinta. l’abbiamo scampata per un pelo.

- settembre 2008: bryenh propone concerto gratuito dei radici nel cemento a castel gandolfo, sul lungo lago. ci vediamo a stazione trastevere e mentre l’aspetto  cominciano a sentirsi un po’ di tuoni, sempre più forti, poi fulmini, poi appena salgo in macchina comincia a piovere. tempo che arriviamo a marconi c’è il nubifragio, sul raccordo capitiamo in una tromba d’aria che riesce a spostare la macchina grazie a un millimetro di finestrino aperto. quando ci fermiamo al primo macdonald praticamente siamo in mezzo al monsone. intanto ci dicono che il lago è esondato e quindi rinunciamo al concerto.

- dicembre 2008: riproviamo ad andare a sentire i radici nel cemento. ci perdiamo per aprilia cercando l’ex mattatoio, che oltre a essere vicino a un cimitero, praticamente è chiuso. per un po’ aspettiamo, poi arriva una coppia che comincia a chiedere alle loro conoscenze nel gruppo dove fosse sto benedetto concerto e una volta chiesta la strada a una tizia al distributore, ci guida su e giù per la pontina, prima una direzione e poi un’altra, prendendo tutte le buche che trovano, e finalmente arriviamo.

Fatto:

andata

la socia propone di andare a londra, Uk, e da tazzainomane (maniaca delle tazze) qual sono, non posso certo dir di no, mica mi posso far scappare l’occasione di andare a prendere le tazze di starbucks!

si fanno i biglietti, io da solita patetica precisina qual sono faccio la valigia una settimana prima, venerdì mattina finalmente si parte.

sveglia alle 3,30 circa, preparazione e poi via per ciampino. all’aeroporto andiamo a fare i biglietti del bus che da stansead ci porterà a londra e la signorina tutta carina ci fa “tanto mi sa che potete anche accomodarvi, l’orario effettivo del volo è 12.05″. erano nemmeno le 5,30, dovevamo partire alle 6,05. disperazione.

vaghiamo.

decidiamo di passare i controlli, mettiamo tutto nelle vaschette e passiamo il metal detector. io avevo un m aglione con una cintina e fibbia e ovviamente suona, però me lo immaginavo e amen, mi perquisiscono.

non so come, si fanno le 9. notare che non avevamo nemmeno nulla da leggere. praticamente tra le occhiaie e l’astinenza da carta stampata sembravamo due tossiche.
alle 9 e qualcosa l’omone inglese che doveva prendere il nostro stesso aereo ferma l’omino della ryanair e gli dice qualcosa. sentiamo l’omino della ryanair parlare alla ricetrasmittente: “fammi l’annuncio… tanto sono solo 29… “. due minuti dopo la voce dell’aeroporto tra un aereo che va a orio al serio che parte e quello per londra delle 10.10 che sta aprendo l’imbarco (!!!) dice che i sopravvissuti del volo FR 3003 possono andare al bar con la carta d’imbarco per un piccolo rinfresco. cioè, panino e coca, valore in euro 6,00, pranzo risparmiato, ma nessuno che ci viene a dire “scusate, ci siamo persi l’aereo”.

non so come (cioè, lo so come, guardando le commesse dei negozi di fronte e chiedendoci chi si compra la valigia prima dell’imbarco), si fanno le 11,15. stiamo lì, cariche, pronte al nastro di partenza per lo sprint finale, quando l’annunciatrice ci dice che no, belle, ‘ndo ‘nnate, che qua si parte alle 13.05. non sappiamo se ridere o se piangere. io piango ridendo, giusto per non sbagliare.

arriva il fatidico momento: ci guardano i documenti e ci fanno andare al gate. dici: ok, ce l’abbiamo fatta.

col cavolo.

intanto, mentre siamo lì e guardiamo i nostri compagni di viaggio, notiamo che sembriamo usciti da un film americano:
- noi, le due socie, protagoniste indiscusse del film
-  fratello&sorella di colore
- gli anziani
- la famigliola mamma&papà&bimba più coppia di amici
- fidanzatini più amico
- l’omone inglese che sembra un prof
- la ragazza col passaporto americano, acqua e sapone
- il tipico ragazzo inglese che finisce col farsi l’americana.

e quindi temiamo il peggio.

ok, rimettiamoci in fila, controllo carte d’imbarco e via sulla navetta.

no.

bodycheck.

e visto che ero mezza raffreddata, la tipa mi chiede che diavolo ho nelle tasche. tiro fuori delle terribili armi chimiche come i miei fazzoletti e lei praticamente mi caccia.

finalmente arriviamo sull’aereo e partiamo.

ritorno

dopo un battesimo del volo del genere, degno di alitalia, anche il ritorno non poteva che non essere all’altezza.

arriviamo all’aeroporto, mangiamo e sistemiamo la valigia. nella mia ci sono due tazze di starbucks, di cui una enorme e pesanterrima, per cui temo che mi faranno imbarcare la valigia, ma mi va liscio.

andiamo ai metal detector.

metto su: cappotto, occhiali da sole, chiavi dei lucchetti del trolley, telefonino. scarpe. trolley. passo il metal detector e sto a posto. i miei piedi dopo essersi tolti le scarpe e passeggiato su un tappeto morbidoso, vorrebbero rimanere lì ( ci siamo fatte londra a piedi in meno di 24 h, fatevi 2 conti). aspetto.
arriva la vaschetta con cappotto ecc ecc. arriva una, dico una, scarpa. me la metto. la seconda ci mette un po’ e il trolley lo fermano proprio.

mi danno l’altra scarpa e l’mino carino della security prende tutta la mia roba e la porta su un tavolo. mi chiede se la macchina digitale è la mia. era dentro il trolley, fai te. non è che è di mio nonno. trova i liquidi. non va bene il sacchetto. che poi è quello che ci ha dato la sicurezza a ciampino. non gliene frega niente, vai di travaso. mi fa aprire la valigia. trova una busta di starbucks e mi chiede che cosa c’è. diamine, è un muffin!!! non posso portare un muffin???
mi mette sta specie di schiumarola per pasta tutta dentro la valigia, mi sposta maglioni, cose varie e orrore!!! trova una lattina di the di harrods. continua a cercare, perchè si vede che sono una terrorista pericolossissima (-.-’) e finalmente si arrende e mi fa rifare la valigia.

aspettiamo.

finchè non saliamo sull’aereo, va anche tutto bene, devo dire. stanche, ma bene. poi saliamo. e lì ryanair fa un’ora di ritardo. hostess e steward passano un’ora a: mettere bene bagagli di gente che si è portata il mondo, sistemare giubotti di gente che non se lo poteva tenere addosso, chessennò come fa a pomiciare, contarci.

si, ci contano.

su e giù per l’aereo, due steward e un’hostess ci contano come fosse la gita delle medie. su e giù. andata e ritorno.

e poi cominciano a buttare fuori dei nomi a caso invitandoli a presentarsi al personale di bordo.

gente che ovviamente non uscirà mai fuori.

finalmente, con un’ora e mezza di ritardo ( non lo so di preciso, il cellulare era spento) partiamo, e due ore dopo siamo a casa.

ah, e vorreste sapere anche cosa è successo a londra? per quello c’è lo slideshow su flickr. in aggiornamento, quindi stay tuned.

qui invece quelle di bryneh

londra comunque è fantastica. profuma di cannella e vaniglia, c’è uno starbucks, un macdonald, un pizza hut, un pret à manger, un eat, un nero cafè ogni due metri. la gente ha la vera cultura del the e del caffè: se ne vanno in giro con questi bicchieri di carta o stanno al tavolino le ore a leggere e chiaccherare, non come da noi che se ti prendi il caffè al bar e ti fermi a parlare 15 minuti sei un fannullone. londra è pulitissima, ma per trovare un cestino dell’immondizia devi fare i salti mortali. londra è calda, e i guanti li ho messi solo per far figura e perchè ormai li avevo comprati, che non ce n’era bisogno. i ponti non hanno nulla a che vedere con quelli sul tevere, il tamigi è grande il triplo, i teatri sono ovunque e le sterline sono fantastiche, la metro non ha niente a che vedere con roma, e in generale a roma, londra dà le piste su tutto.

(cit.)

mercoledì, dicembre 17th, 2008

[...] Restò per un attimo interedetto e stordito nel Nuovo Laboratorio Post-moderno di Bobbi, in cantina, con la fronte madida di sudore, i testicoli madidi di sudore. Niente chiave. Stupendo. E come se la sarebbe cavata? Avrebbe impugnato l’ascia di Bobbi e avrebbe imitato Jack Nicholson in Shining? Ma che bello. Bam, crack, crash: Eeeeeee GARDENER! Solo che sarebbe stato poi un tantino complicato far scomparire le tracce della sua bella impresa prima che i pellegrini tornassero dalla Visita al Sacro Portello. [...]

Stephen King, Tommyknocker, le creature del buio, Sperling Paperback 1994.

un grazie a Qd17, che mi ha accompagnata a prendere un altro libro di King, comprato da uno che a) mi ha fatto andare a casa dei suoi a prenderlo; b) mi ha risposto al citofono ma c) ha fatto scendere il padre che d) ha l’enfisema.

Love PROJECT

venerdì, dicembre 12th, 2008

from Keiko with love

Keiko ha 23 anni ed è di Sapporo, Giappone.

Keiko ha perso il suo amore ed ha cancellato tutte le foto che aveva su flickr perchè piene di ricordi.

però ha creato anche il Love Project: manda amore a tutto il mondo inviando una letterina piena di cuoricini di carta. Oggi sotto il nubifragio, sono arrivati i miei.

Farò altre foto, e poi donerò qualche cuore agli amici, quelli che avanzano, se qualcuno vorrà glieli invierò : )

la sindrome del Trilogy

martedì, dicembre 9th, 2008

per lavoro giro su siti e forum frequentati per la quasi totalità da donne. donne che per la quasi totalità sono accoppiate.

il trilogy, per chi non lo sapesse è un anello. parlando in termini di marketing, è un’idea fantastica: commercializzato dalla De Beers, storica compagnia mineraria il cui motto è “un diamante è per sempre”, l’anello primigenio, da cui adesso ne è nato uno nuovo e un ciondolo, era formato da un sottile cerchio di oro bianco in cui sono incastonati 3 diamanti, uno per il passato, uno per il presente e uno per il futuro che per la proprietà transitiva delle pietre dure equivale a più infinito. nasce come regalo di anniversario, una promessa d’amore che va oltre il tempo e si configura più solida del si matrimoniale. in pratica poi diventa anello di fidanzamento o gioiello da regalare alla nascita di un figlio (altra pratica che non concepisco e che trovo più che medievale).

sarà che a me i gioielli non piacciono e soprattutto gli anelli, visto che avendo le dita corte e cicciotte (ah, ma come volano sulla tastiera, però) (un po’ di autostima concedetemela, che di solito vi lamentate che mi lamento), dicevo, dita corte e cicciotte che con l’anello diventano palmate, ma io sta fisse dell’anello non l’ho mai avuta e neanche la concepisco.

durante i miei primi anni di liceo andava di moda la fedina. se il pischello di turno ti regalava la fedina, il giorno dopo a scuola arrivavi col braccio teso e la mano in posizione per esser baciata da un invisibile cavalier cortese, cercando di prendere qualsiasi fonte di luce naturale&artificiale pur di farla brillare, accecando qualcuno, magari il penultimo pischello che t’aveva mollato per la phiga della 4 a. arrivavi in classe sempre col braccio allungato e tutte, o quasi (io no) notavano il regalo e si facevano prendere dalla crisi isterica che univa invidia e contentezza per l’amica/nemica. crisi isteriche che piano piano contagiavano tutte le conoscenti che avevi nella scuola e che si ripetevano regolarmente all’incirca ogni due ore alla strabiliante coincidenza con il cambio dell’ora e la ricreazione.

a me non faceva nessun effetto, sarà che già all’epoca ero semi-rassegnata all’idea che nessuno in quella scuola mi si sarebbe mai filato, sarà perchè sapevo già del pessimo effetto estetico sulla mia mano, sarà perchè me poi regalà tutte le fedine che te pare, ma se stronzo sei stronzo resti e se fino a adesso ti sei ammucchiato con mezza scuola, non è che siccome mi metti l’anello al dito stile anello-al-naso-della-mucca cambi, eh.

le tipe che mi capita di leggere, no. spesso, molte, sono già felicemente sposate, sono adulte, e non avrebbero bisogno di un simbolo così puerile come un anello con 3 diamanti da 1500 euro e rotti.

spesso si lamentano, perchè signora mia c’è la crisi, e il mutuo da pagare, e le zucchine fuoristagione che stanno al doppio eppure non capisco perchè, se tanto ci stanno tutto l’anno visto che le coltivano in serra, e i restauri della casa, e i pannolini del piccolo e gli omogeneizzati del grande, e loro che vorrebbero la libertà e lavorare e però no, tu che non hai figli non sei un’eletta, non sei una divina, sei una disgraziata che non capisce quanto ci si può sentire realizzati, e però io faccio tanti sacrifici ma li rifarei e quel disgraziato di mio marito o non lavora o lavora troppo e comunque non mi dà mai una mano in casa.

grazie a dio non tutte, ma un bel po’ sono così.

e quindi, si lamentano così. e poi però tirano fuori che quello stronzo del marito, oltre a lavorare dalla mattina alla sera, oltre a pagare un mutuo e a comprare i pannolini con quel poco che resta, 1500 e rotti euro di trilogy, mica glielo regala.

Update: istigata dal commento di Kika, sono andata a controllare su Facebook e si, esiste ben 1 gruppo dedicato al trilogy (che poi, da quando è sbarcato Facebook, sembra che l’esistenza dei gruppi dedicati alla cosa [x] debba sempre esser vista o come una figata pazzesca, o come uno schifo immane, vabbè).
ora, il gruppo in questione è anche un po’ una schifezza, qualcuna al suo interno lo fa anche notare, e a ragione… poi vedi (via
Akille.net )che esiste questo programma e allora pensi che, tutto sommato, dio li fa e poi li accoppia.

(…)

giovedì, dicembre 4th, 2008

non dico niente, perchè mi lamento già troppo.

e poi non è che ho tutte ste forze per farlo.