segnali di primavera.
lunedì, marzo 30th, 2009secondo voi, come una gentil donzella può capire che è arrivata la primavera?
dalle rondini che tornano?
dagli uccellini che cantano?
dai fiori che sbocciano?
dalle giacche che gli uomini non portano in pausa pranzo? (e va bene quando c’avete due spalle così e i pettorali, la panzetta pure pure la sopportiamo, il panzone, no).
no.
sarò brutale:
1) i pollini. motivo per il quale da grande aprirò una cartiera specializzata in fazzolettini. che sia inverno o estate, non muori mai di fame.
2) dai tizi che tentano di abbordarti o che più semplicemente ti guardano tette e culo. (n.b. : l’avevo detto che sarei stata brutale. e poi è per generare traffico).
oggi. aless è in fermata sotto casa (tanto per cambiare).
alla fermata di fronte, sosta una bella donna, sulla 40ina, non particolarmente appariscente, ma oggettivamente con un bel fisico, jeans attillato e giubbottino corto. la signora sosta una mezz’ora. in tale mezz’ora, aless nota che tutti gli uomini passati in quel tratto di strada, arrivati in prossimità della signora e superatala, si girano a guardare in viso chi porta a spasso tali chiappe.
non ce n’è stato uno, uno che fosse uno, che non si sia girato.
oggi. aless scende dal treno, fa il sottopassaggio, prende i tappeti mobili, dribbla tre teteschen trolley-munite e imbocca il tratto stretto di termini che porta al binario del treno per fiumicino aeroporto.
aless è vestita con felpa rosa, è tettona di natura e porta pesante borsa eastpak a tracolla, indi vi lascio immaginare l’effetto.
indianino proveniente da senso opposto, e portante in mano qualcosa, si avvicina come se volesse vendere le sue cianfrusaglie alla povera aless senza fiato che corre verso la lezione di brand on line. l’indianino si avvicina, è poco più alto di aless, aless cammina di corsa, l’indianino abbassa lo sguardo verso le grazie di aless e fa un commento che letteralmente non s’è capito che dicesse, ma il cui senso era di sicuro apprezzamento.
aless pensa che c’è gente maleducata in giro.
ma. e qui c’è il ma. aless non rimane sconvolta più di tanto, un po’ per l’abitudine, un po’ perchè su per giù un’ora e mezza prima, un altro episodio aveva riempito la sua giornata.
aless è ancora alla fermata del bus. la piacente 40enne è andata via.
aless è sola. aless infila le cuffie. aless non fa in tempo, e un tizio con scooterone si ferma, fa inversione e le si accosta.
aless toglie le cuffie, sperando che il tipo voglia solo un’informazione stradale.
il tipo, ovviamente, non vuole una semplice indicazione stradale.
si presenta. dice che fa non so che lavoro sociale, psicoassistenziale. dice che cerca una ragazza per le pulizie. dice che c’è una signora anziana di cui si occupa che ha bisogno di qualcuno che le lavi e le stiri i panni, il sabato, la domenica. il tutto balbettando per tutto il tempo. nemmeno stesse facendo una proposta di matrimonio a obama.
si ripresenta, e chiede il nome. aless fornisce generalità false. “ah, ok, io mi chiamo tizio. come ti chiami? non ricordo”. dopo 1 secondo netto, già non ricordava. aless ripete le false generalità.
aless già quando il tizio ha detto che cercava una donna per le pulizie ha detto “NO”. ha specificato che lavora e studia e non ha nemmeno il tempo di pensare di accettare di andare a fare le pulizie da uno che la ferma per strada. il tizio insiste. aless le dice che se conoscesse qualcuno, di lasciarle il bigliettino. il tizio non ha bigliettino, e le lascia un numero di telefono che aless provvederà a gettare poco dopo che il tizio ha sgasato sullo scooterone.
il tizio poi fa l’avances: “io canto. conosci il [nome di pub fetido della zona rinomato per il suo sfigatissimo karaoke]?”
aless: “si, si come no” ( tradotto = ci ho messo piede una volta in vita mia, io già odio il karaoke, poi non avevano nessuna canzone di quelle che chiedevamo, ma solo venditti e renato zero, e non voglio metterci mai più piede finchè campo).
tizio: “eh, no, perchè io canto, sai, sono bravo, magari, il venerdì, qualche volta, vienimi a vedere, vienimi a sentire, mi fa piacere”
aless, con nonchalance: “eh si, vediamo, una sera, prima o poi, col mio ragazzo, magari un salto…”.
aless non ha specificato che il suo è un fidanzato immaginario.
il tipo dice “vabbè”, rimette il casco e se ne va, verso l’infinito e oltre.
ora. tizio. tu pensi che io sia una ragazza da rimorchiare alla fermata del bus? pensi che sia una ragazza da rimorchiare offrendo un lavoro?
pensi che sia di sì fatta natura?
minimo, se sei convinto di tutto ciò, dovevi presentarti con un trilogy.
