Archive for maggio, 2009

carosello/2

venerdì, maggio 29th, 2009

altro giro altra corsa.

bnl paribas 

bnlprbs

questo che vedete nella foto è lo slogan. è un po’ che gira, a dire il vero.

analiziamo.

parla di futuro. una banca deve pensare al futuro, ti sta dando dei soldi, deve credere in te, e tu in lei, e dovete essere proiettati verso qualcosa di essenzialmente positivo.

si ok. epperò diciamo la verità. io (io generico, qui siamo tutti precari) sono precaria. vado dal signor bnl e gli dico, sai, a me servirebbero dei soldi, perchè, che ne so, magari voglio metter su casa. oppure voglio aprirmi il mio negozietto o la mia piccola impresa. perchè io ho un progetto, mi sto costruendo il mio futuro, mi aiuti a costruirlo?

voglio vedere che mi dice il signor bnl.

e poi, non so, ma a voi i soldi servono nel futuro, o adesso?

io la scelta di “immaginare il futuro”, non la trovo felice. mi sto rivolgendo a una banca, un’istituzione solida. ho bisogno di certezze, sto senza una lira. il mio problema è il presente, non il futuro. o meglio, il futuro è domani, e se non so come portare sulla tavola il pane oggi, a domani nemmeno ci arrivo.

e poi. “lo costruiremo insieme”. ancora col futuro. adesso. a me serve adesso. poi voglio vedere se non ti pago la rata del mutuo sto mese, se mi dici “tranquillo, neh, che i tuoi progetti sono i nostri e ne parliamo mese prossimo”.

il pay off in sé e per sé non è male, è giusto. però il momento è quello sbagliato, a mio modesto parere.

chebanca!

ne avevo già parlato quando era uscito il primo spot.

a me spiace, anche perchè i servizi che propone li avevo guardati e non mi erano sembrati malaccio, sembravano flessibili e buoni anche in termini di costi di gestione. epperò mi si perdono sulla comunicazione.

non mi piacciono sti spot musical, che attirano l’attenzione ma che rischiano di non far capire come si deve i vantaggi offerti.

per non parlare poi del fatto che ritraggono il proprio utente come un demente che balla tutto il giorno anche se morto di fame, tanto c’è chebanca che ti può aiutare. signori di chebanca, non tutti i giovani aspirano a partecipare ad amici di maria de filippi.

piccola noticina: tempo fa avevano tirato fuori una carta ricaricabile. io l’avevo guardata, su internet, ed era interessante. però non ho capito perchè il discriminator, quello che doveva fare la differenza secondo voi, era la possibilità di scegliere in che colore, tra i diversi proposti, prenderla. perchè? perchè? perchè?

tim tribù – il sogno di farcela

allora, ci sono sti tre giovanotti che vanno in giro su un furgoncino anni ‘70 coi colori di tim. che vogliono fare i musicisti. mica gli ingegneri aereospaziali, i medici, i giornalisti, o i carpentieri. vogliono fare il gruppo rock. e cantano “con te partirò” di bocelli versione poppettara (orènda l’originale, orènda la cover). ed ovviamente sognano di sfondare. solo che il tastierista, che probabilmente è rinsavito, decide di dargli buca all’ultimo minuto, mentre stanno andando a montare gli strumenti al pub dove devono suonare. e allora, non è che dicono, massì, ma chi se ne frega, finchè c’abbiamo la chitarra, il basso e la batteria, possiamo farcela, dai, amen. no, si disperano, e chiamano il pub dicendo che il tastierista, sto disgraziato, non suona e quindi loro non possono suonare. quel poveraccio magari è a casa che sta cercando di studiare per passare l’esame dell’ordine degli avvocati, e guarda che stronzo, gli impedisce i sogni di gloria ai trettrè della tim. la tipa, poveretta, si offre di aiutarli e di suonare lei.

nel secondo spot, quindi, li vediamo che dopo aver preso una buca col furgoncino, stanno contrololando la ruota. cioè. 15 secondi di spot in cui questi controllano la ruota e ripartono. e danno vita al peggior dialogo cui possa dar vita uno spot rivolto ad un target di giovani: “chissà se la barista del pub è brava” dice uno, e fin qui, mi pare giusto, se deve suonare la tastiera, deve essere almeno un minimo decente, come musicista. ma poi il secondo lo incalza, chiedendosi “chissà se è bella”.

se è bella?

se è BELLA???

ma stiamo scherzando?

cioè, ditemi che la tim mi sta prendendo per il culo, no, ditemelo.

la cosa più importante in un sostituto in un gruppo pseudopop che sta sfondando, è se è figa o no?

chissenefrega se suona il piano come allevi, l’importante è che sia figa?

ma non finisce qui. no, vi sarebbe piaciuto.

i tre, finalmente, dopo una settimana di sto spot odioso, arrivano a sto benedetto pub. e non solo gli dice bene che la ragazza è carina, ma fanno pure i marpioni: “fiammetta, ecco perchè sento caldo”.

ma vatti a buttare a mare, se senti caldo, vai.

però, alla fine si riprendono in calcio d’angolo, dicendole che è brava, chissà se entrerà nel gruppo. ho paura di sapere quale altre prove l’attendono, a sta povera fiammetta.

 

sugli spot per i 10 anni di wind, taccio, che è meglio. ormai aldo, giovanni e giacomo stanno alla frutta.

 

gillette deodorante.

intanto ho scoperto che il ricercatore, è vero, ed insegna.

però, in quanto laureata alla sapienza, e iscritta alla specialistica, vorrei rassicurarvi sul fatto che gli studi che si fanno sono molto più seri, e che questo è stato presentato in forma limitata, sicuramente. quindi, marystar gelmini, ti prego, non ci togliere i fondi!

segnali di primavera/2

lunedì, maggio 18th, 2009

se indosso una maglietta rossa molto scollata, non posso poi lamentarmi delle reazioni dei soggetti che incontro.

epperò posso raccontarle.

soggetto n°1: “ti lumo con gli occhi”.
treno per roma. aless è con gli occhiali da sole, legge e ha la musica a palla nelle orecchie. sale bel tipo mirabile et figo con occhiale da sole e cuffie pure lui, che per tutto il viaggio manda occhiate evidentissime ad aless, che da parte sua, ricambia. alla fine del viaggio, aless arriverà senza occhiali, libro e cuffie, eliminati uno ad uno nella speranza che il tipo non si scoraggiasse da questi ostacoli per tentare l’approccio. cosa che ovviamente non succede (e come te sbagli?)

soggetto n°2: “in che mani siamo”.
aless scende le scale della metro. nello stesso momento, un ragazzo alto, colletto inamidato, zainetto, pantalone chiaro stirato perfetto, occhialetto leggero, capello a spazzola, sta salendo le scale. il classico tipo casa-e-studio. il tipo sbarra occhi e bocca così:
sebastian 
e giuro che non è una metafora tantomeno sto esagerando, ha veramente fatto quest’espressione teatrale e plateale. mentre incrocia aless si lascia andare al commento più fine, educato, signorile, colto, raffinato, rispettoso, civile che i suoi testicoli in dato frangente gli permettano: “MINCHIA”.
notare che stava uscendo dalla fermata policlinico, dalla parte dell’ospedale.
non vorrei essere mai curata da un tipo del genere.

soggetto n°3: “il mistico”.
treno del ritorno. aless è seduta su un seggiolino vicino alle porte. un tizio che sta evidentemente per scendere girella lì intorno, non sta fermo un attimo, non fa altro che tirare fuori e rimettere in tasca il lettore mp3.il caldo è asfissiante. lancia più e più volte occhiate di sguincio ad aless, che lo tiene sotto controllo pronta a sfoderare tutto il repertorio da cintura marrone di judo in caso di molestie. il treno si ferma. il tipo si avvicina alla porta, guarda, e questa volta non di sguincio, aless, e si fa il segno della croce. padrefiglioespiritosantoamen con tanto di bacio al dito.

stavolta, la faccia di sebastian la fa aless.

la feticista della carta stampata/2

domenica, maggio 3rd, 2009

non è che non leggo più. è che dopo che ho letto non mi va di scrivere. ed ho avuto anche un piccolo calo della voglia. per non parlare del fatto che sono rimasta un po’ indietro e quindi ho accumulato un po’ di libri. e poi gli esami.

comunque, faccio un rapido riassunto di quello che ho letto negli ultimi tempi, che così magari adesso che viene il bel tempo vi ci vengono delle idee, e se volete andare a legger per prati o in spiaggia andate a colpo sicuro.

daniel pennac ” ecco la storia” (economica feltrinelli, 8 euro)

“lost”, ce l’avete presente? che inizia con un pezzo. e poi ne mette un altro. e poi una caterva di pezzi di puzzle che non si capisce niente, e dove vogliono andare a parare, e adesso hanno risolto questa faccenda ma se ne sono aperte alte 5. “ecco la storia” è supergiù così. solo che per fortuna è un libro e finisce. è un meta libro, salta di palo in frasca, da un aneddoto a un pezzo di romanzo, per poi tutto ricongiungersi. a metà tra il comico e lo spionaggio/giallo, con centinaia di citazioni. m’è piaciuto molto e vorrei mettere un link a una cosa importante su youtube, epperò poi rischio di rovinare la sorpresa e la meraviglia.

pablo tusset “il meglio che possa capitare a una brioche” (economica feltrinelli, 8 euro)

eh, non mi è piaciuto. leggendo la trama dietro, sembra una specie di malaussène di pennac, o un libro di benni. poi lo inizi a leggere ed in realtà è un giallo, un po’ strambo, spesso noioso. anche questo non si capisce dove vuole andare a parare. epperò alla fine non para, no. oltretutto finale sciapetto, visto tutto il casino successo nel libro. alcune descrizioni sono veramente pedisseque ed inutili.

stephen king – richard bachman “la lunga marcia”, “l’uomo in fuga” (sperling paperback, 8.50 l’uno)

hanno un paio di fattori comuni: l’ambientazione distopica (e oh mio dio quanto amo la distopia); la paternità (tipica di king); il reality show, quando ancora non sapevamo che fossero. non ho mai visto x factor, ma da quello che ho capito, chi conduce non è propriamente un pezzo di pane. beh, dimenticateveli, perchè in questi due libri si che c’è la cattiveria pura applicata allo show. al confronto morgan vi sembrerà pericoloso come cappuccetto rosso. disperazione e amore, sottile confine tra la vita e la morte. magistrali.

stephen king “christine, la macchina infernale” (sperling paperback, 10,50 euro)

perchè è un classico.

Forse è proprio da questo che si riconoscono le persone  veramente sole: sono quelle che sanno sempre trovare qualcosa da fare in una giornata di pioggia. Quelle a cui puoi sempre telefonare. Sono sempre a casa. Schifosamente sempre.

chuck palahniuk “rabbia” (piccola biblioteca oscar mondadori, 9 euro)

eh. chuck è fuori di testa. stavolta si cimenta con una società basata su giorno e notte, in cui le persone possono scegliere di vivere prima o dopo il tramonto, e una volta fatta la scelta il resto del dì è coperto da corpifuoco per loro. il romanzo è posto sottoforma di interviste: tutti coloro che hanno a che vedere con la storia sono stati intervistati, le interviste spezzettate e montate tra di loro, in maniera che la storia si dispieghi lentamente e da vari punti di vista. anche qui sorprese ed assurdità a go go. e un pizzico di fantascienza. da dire che di tutti i libri della piccola biblioteca oscar mondadori che ho preso, è il primo in cui la trama sull’aletta ti invoglia a leggerlo.

egle rizzo “il volto della duplice luna – aletheya” (dario flaccovio editore, 20 euro)

allora, questo è un fantasy. egle è una giovane scrittrice siciliana, che per i suoi libri precedenti è stata definita da valerio evangelisti colei che ha portato il fantasy italiano alla maturità. per dire, il primo romanzo l’ha scritto a 17 anni, altro che christopeher paolini.  “aletheya” è il primo di una saga, che se segue l’esempio del primo volume, sarà molto ma molto corposa. tra l’altro, se non vi piace il fantasy o se avete timore ad approcciarvici, è perfetto: niente elfi, niente maghi, niente fate. se invece siete maniaci del genere, magari all’inizio non capirete, ma è un’ottima occasione per cambiare punto di vista senza esser troppo destabilizzati.  l’ambientazione infatti è si tipo medievale, ma appunto mancano gli elementi classici, non c’è il solito schema del ragazzino spaurito, l’aiutante magico, il cattivo ecc ecc. a mio avviso è un giallo, che inizia e pone le basi, è un libro di politica e diplomazia, nonchè in un certo qual modo di teologia. la magia è quasi del tutto assente mentre la religione e la religiosità sono molto molto presenti, e non sul confine sottile che le divide dalla superstizione. il linguaggio è forbito e ricercato, tipo conversazioni secentesche, tutto sommato fa piacere.il prezzo non è proprio economico, però lo consiglio, e mi piacerebbe sapere che ne pensate.

douglas adams “guida galattica per autostoppisti” (8,80 euro) “ristorante al termine dell’universo” (8,80 euro) “addio, e grazie per tutto il pesce” (9 euro) “praticamente innocuo” (8,80 euro) (piccola biblioteca oscar mondadori)

il regno dell’assurdo. io spesso mi sono persa, però a mia discolpa devo dire che la traduzione è spesso arraffazzonata, e per accorgemene senza aver letto l’originale… le chicche sono tante (il sottotitolo del blog è preso da il punto clou del primo romanzo), ma quello che ho preferito è sicuramente “praticamente innocuo”. il paninaio di bob è il messia più bello che si sia visto.

andrea camilleri “la pensione eva” (8,80, best sellers oscar mondadori)

il prezzo pare osceno, per le poco meno di 188 pagine. ma il racconto tutto in siculo, le scene e la commozione ce li valgono tutti. vabbè, è camilleri, che ve lo devo stare a dire io?

scarlett thomas “che fine ha fatto mr Y.?” (4,90 euro) “PopCo” (me l’hanno regalato, non lo so) (newton e compton editori)

allora, partiamo dalla newton compton. la newton e compton negli ultimi anni dispiace dirlo, ma c’ha avuto un brutto declino. copertine dalla grafica brutta, carta che per quanto riciclata era sempre di bassa qualità, errori a tutta manetta, copertine con grafiche discutibili.

nell’ultimo anno pare che s’è aripijata. sicuramete s’è ripresa sulle copertine, perlomeno in questi due libri. s’è ripresa anche perchè dopo un periodo in cui era tornata a pubblicare solo i classici a costo quasi zero, ha avuto il coraggio di proporre una scrittrice inedita in italia, ma che all’estero pare sia molto amata. deve fare però qualcosa per i correttori di bozze. troppi, troppi troppi refusi. in mr y non quanti in popco, però sempre ci sono e saltano all’occhio.

comunque i libri sono entrambi interessanti, farciti di scienza, filosofia, linguistica, marketing e cultura generale, trattati tutti (o quasi) in maniera professionale ma vicina al pubblico, e molto comprensibile.

ci si affeziona facilmente ai personaggi, delle ragazze con molte debolezze, che si sentono delle disadattate, ma in cui viene quasi anche facile riconoscersi, per un verso o per l’altro, la dicotomia scienza/creatività li caratterizza entrambi.

se su mr y. non ho quasi nulla da eccepire, su popco sono un po’ più critica. il finale non è affatto all’altezza del resto del libro. ha una struttura iniziale, uno svolgimento e una fine, ma manca di un climax bello potente. stai lì ad aspettare la mega svolta, ma solo quando arrivi alla fine ti rendi conto che il climax si c’è, ma praticamente è stato diluito in tutto il libro. praticamente vedi la scrittrice che gira intorno al nocciolo della questione e non lo sa nemmeno lei qual è.
il copyright è del 2005, ma risente in maniera spietata di NoLogo (si flaggellatemi, non l’ho letto, all’epoca avevo soldi solo per comprare i libri dell’uni, non che adesso ne abbia molti di più, e NoLogo si trasformò presto in quello che andava cercando di esorcizzare e smascherare. e poi per quanto ne so da allora ne sono cambiate di cose nel marketing), in una maniera tanto pesante che è altrettanto fastidiosa e inutile e ti fa anche rimanere male per il finale. per il resto la scienza e la matematica sono ben mescolate al romanzo, e sono abbastanza piacevoli. forse sarebbe meglio che la thomas lasciasse i romanzi e si dedicasse alla divulgazione : )

libri che voglio leggere o rileggere che ho pronti in libreria.

andrea camilleri “il tailleur grigio”. non ho idea di che parli, ma camilleri è una sicurezza. vorrei comprare anche “il birraio di preston” che presi in biblioteca anni fa e mi piacque moltissimo. se c’è uno in italia che deve finire sui libri di letteratura a scuola, è lui.

salman rushdie “i versetti satanici”. chiunque si becca una condanna a morte, scomunica, messa all’indice, taglia eccetera eccetera, si merita di esser letto. voglio dire, moccia scrive dimmerda©®™ e nessuno gli fa una denuncia per offesa al pudore pubblico, per contro, quindi, se rushdie s’è preso quello che s’è preso…

erich segal “la classe”. l’ho letto che ero piccola, 14, 15 anni, mi era piaciuto un bel po’. è lo stesso tizio di “love story” e “oliver’s story”.

stephen king “ossessione”. si, devo ancora aprirlo…

rabih alameddine “hakawati il cantore di storie”, regalato a mamma, ne ho letti alcuni brani, corposo, ma sembra intenso.

sempre a proposito di libri…

via mucio, vi segnalo via della viola, che cerca e trova i libri e sogna di aprire una libreria tutta sua.

scambio libri: ho alcuni libri sulla mia billy che non ho interesse a mantenere, ma che potrebbero interessare a qualcuno. se c’è qualcuno nella mia stessa situazione, me lo può far sapere con un commento, che poi lo contatto in privato. mi scoccia portarli da mel bookstore, sono pochi e per tutta la pila mi darebbero due lire, preferisco se possibile scambiarli con qualche libro che mi piacerebbe leggere o che mi volete offrire in cambio. se siete a roma o limitrofe, scambio a mano in città, se siete di fuori ci si mette d’accordo e ci si spedisce.