Archive for the ‘aless nel paese delle meraviglie’ Category

Il posto dove vivo.

giovedì, novembre 5th, 2009

Il posto dove abito si chiama Anzio. O meglio, il comune, che poi è diviso in frazioni-quartieri-zone (chiamateli come preferite) diverse e variamente ampie.

Ci vivo da sempre.
C’è il mare, ci sono zone di campagna, ha molti km di costa, è un posto storico, che affonda le sue radici ben prima degli antichi romani, forse un po’ prima anche degli etruschi, visto che era una città volsca. Ha dato i natali a quel simpaticone di Nerone e ha visto lo sbarco di Anzio poco prima della fine della seconda guerra mondiale. Si difenderebbe anche bene. L’estate è meta turistica, insieme a Ostia, Torvajanica e giù, fino al Circeo e Sabaudia, è una delle spiagge dei romani vacanzieri, con o senza casa.

L’estate qui inizia il primo aprile e finirebbe il 30 settembre. Così dicono i cartelli dei parcheggi a pagamento. 9-22.

Finirebbe, perchè in realtà finisce ben prima, in genere il primo giovedì settembrino. Il giovedì infatti è il giorno in cui la maggior parte degli esercizi commerciali (tipo, il 97%) chiude per il riposo settimanale; stessa cosa succede alla vicina, vicinissima, adiacente, praticamente appiccicata Nettuno. Su tutto il territorio comunale. Significa che se abitate chessò, a 5-6 km dal centro, a Lavinio per esempio, o Lavinio stazione, al Quartiere Europa o addirittura più in là, a Lido dei Pini che è metà comune di Anzio e metà di Ardea, il giovedì pomeriggio non troverete nemmeno un alimentari aperto. Al Quartiere Europa c’è l’Iperstanda e l’Eurospin, che sono le uniche due cose che probabilmente non chiuderanno mai, ma vabbè.

Intendiamoci: io capisco che c’è sia un’ordinanza comunale per far sì che ci sia una mezzagiornata di riposo settimanale, e capisco pure che i negozianti ne hanno bisogno e diritto; nonostante ciò la considero comunque una cosa barbara. Barbara perchè comunque il rischio di farsi concorrenza sleale, essendo praticamente tutti imparentati con tutti, come in tutti i paesi della provincia italiana che si rispetti, non c’è. Insiamaiddio, come dicono qui. E barbara perchè appunto a Nettuno fanno riposo esattamente nelle stesse modalità (e notare che no, non è che chiudono chissà che ora, la sera, 19.30 al massimo, e no, la domenica pomeriggio cominciano ad aprire sempre verso aprile, difficilmente aprono  in inverno). 

Giovedì scorso per esempio, ero ad anzio, aspettando che aprisse il cinema per andare a vedere “Parnassus”. Intanto che aspetto ho fatto una passeggiatina, piazza e porto. Ovviamente il 97% delle attività commerciali era chiuso. erano aperti tipo un bar, un kebbabbaro di lusso (no, giuro, superfici lucide, tavolini con tovaglie di stoffa, impie… cioè, commesso dietro al bancone impettito e con camicia, gilet e parannanza), e una pizzeria. Il barista era dietro la cassa, appoggiato a 90 nello spazio dove tu gli dai i soldi e lui ti dà il resto, e giocava con un telefonino. aveva il bancone dei gelati vuoto, nemmeno un po’ di fiordilatte, cioccolata e fragola. niente di niente. la pizzeria era talmente bella che ve la volevo fotografare, ma con me avevo solo l’analogica. serranda alzata, luci spente, nessuno dietro al bancone vuoto, nemmeno un pezzo di pizza bianca e uno di pizza rossa. niente di niente. nessuno. buio. alle 17.  il bello era che la piazza era piena di gente: nonne, nonni, mamme, papà, bambini, gente che portava a passeggio il cane, chi il pupo in carrozzina, chi era appena uscito da scuola e giocava vicino la fontana. vaaaaaaabbè.

ma torniamo ai parcheggi. in genere in estate, quello che fa veramente estate, qui da noi fortunati che abitiamo al mare 12 mesi l’anno (ahahah. ah.) è il cambio tra parcheggi gratis-parcheggi a pagamento. ogni anno ovviamente la combinazione è differente, che non sia mai tu abbia un’idea precisa e perfetta partendo da casa di dove andrai a parcheggiare.

il presupposto da cui partire l’ho scoperto l’anno scorso: si paga ovunque, e dove non si paga è solo per i residenti in zona con apposito tagliando. il che significa che te, che abiti a 5 km dal centro o a 2 dal centro della frazione più grande, equivali a un romano non residente qui tutto l’anno, ma al massimo a uno che ha la residenza della prima casa per pagare meno tasse (che presumo col taglio dell’ICI non serva più) ma che vive, lavora e manda a scuola  i marmocchi urlanti e molesti a Roma.
il che significa che devi armarti di santa pazienza, spicci e cercare posto dove parcheggiare, sperando che non ti facciano la multa per qualche motivo strano e assurdo, tipo che hanno cambiato il cartello mentre eri in fila dal medico o a farti la ceretta (tempo stimato: dai 59 minuti  a due ore).

quest’anno hanno fatto a pagamento tutto il centro, la strada che va giù, dalla villa di Nerone al Faro e poi in centro, hanno messo un divieto di sosta per i non residenti nelle vie adiacenti alla biblioteca e museo dello sbarco, e parcheggio gratuito limitato a 1 h con parcometro lungo due delle vie principali, quella che dalla stazione va giù in centro (e ok, c’era il parcheggione della stazione con navetta gratuita) e la strada della Asl (che però potrebbe seguire lo stesso ragionamento dell’altra). il resto si pagava tutto, e vedendo Anzio in estate quasi triplicarsi la sua popolazione, immaginatevi che poteva diventà.

finalmente arriva il 30 settembre. dici: e finalmente troviamo parcheggio. magari lo troviamo proprio accanto al cinema, dietro al comune, c’è un bel parcheggio, c’hanno abbattuto il mercato comunale anni fa per farlo. poi è pure giovedì pomeriggio, i negozi sono chiusi, chi vuoi ci sia.

no.

parcheggio. massimo un’ora. 9-22. poi dopo ce la puoi tenere quanto ti pare, eh, ma prima no. perchè cioè, dai, chi è che va al cinema, e rimane più di un’ora, prima delle 22? chi è che va in comune, in comune a Anzio, e rimane più di un’ora? (quando il tempo minimo di permanenza in municipio è di 2h, 33 min, 44 sec? ) eh???

vabbè, famo il giro. no, qui la strada che viene dalla stazione, uguale, 1h. stessa cosa alla Asl. davanti l’altro cinema? no, è pieno. vabbè, la via del faro. che, capiamoci bene, eh, a me va anche bene farmi una passeggiata, chemmefrega. però è proprio il concetto che il 97% dei parcheggi non solo in estate sia a pagamento, ma in inverno sia al massimo di un’ora.

una.

ora.

che insiamaiddio je dovessi spende du sordi parcheggiando e annandome a comprà du vestiti e na borza in piazza, e ce dovessi impiegà un’ora e cinque minuti me fanno pure a’ murta,  mortacci de ste scapocciasarde!

 

ps: per completezza d’informazione:

  1. Anzio ha dato i natali a Nerone, l’imperatore pazzo, quello che diede fuoco a Roma, dando la colpa ai cristiani per costruirsi il villone tra colosseo e Esquilino. dice, ora che stanno facendo una mostra alla biblioteca, che ne stanno rivalutando la sua figura e il suo operato. dice che in onore di ciò, di fronte ai resti del porto neroniano (che l’hanno fatti mangiare dal mare, l’hanno), metteranno una statua dell’imperatore. in bronzo. alta due metri.
  2. sono andata al cinema a vedere “Gran Torino”. la sala era composta al 92% da persone dai 45 anni in su. hanno per tutto il film (film drammatico, con Clint Eastwood, non con massimo boldi) ridacchiato dall’inizio alla fine. e nella scena topica, della svolta s’è sentito un “ohhhhhhhh” collettivo. ridacchiato. continuamente. di continuo. “ihihihihihhi”. “ehehehehehe”. “huhuhuhhu”. di. continuo. ultra40enni. non ragazzini. e non su battute comiche, ma sulle battute che caratterizzavano il burbero protagonista. con dei problemi e dei conflitti non risolti. ridacchiato. mi fa uscire scema, questa cosa, mi fa.

comunque vada, sempre sulla mia strada

martedì, settembre 29th, 2009

sono viva abbastanza (cit.).

no, col cavolo, sono vivissima! una bomba atomica endovena di energia positiva, sfogo e carica al massimo!

ma iniziamo dall’inizio.

non si sa come, non si sa perchè, qualcuno mi dice che se mi presento il 27 settembre all’Arena di Verona, alla cassa accrediti, trovo 2 biglietti per il concerto di Ligabue con l’orchestra. che fai? non vai? e così, presa kika (che tra l’altro non mi pare abbia opposto resistenza, anzi è venuta con me ben volentieri :D ) che si è adoperata per trovare un mezzo di trasporto sicuro e comodo (nella fattispecie il Rockerbus) si è partiti. o meglio, c’ho provato.

sabato sera. devo prendere il treno che da nettuno va a roma. alle 18.15 mi presento in stazione. il tabaccaio non ha il biglietto, li ha finiti. non so come, scopro che lì vicino ce n’è un altro, e mi precipito dentro. vado in stazione. tra le 18.33 e le 19.51 passano 3 treni che vanno a nettuno e uno solo che va a roma. arrivo a termini in ritardo pazzesco, devo andare da kika e dobbiamo uscire. arrivo a termini, vado a ritirare i soldi al bancomat e scopro che non ho un soldo, se non quelli per pagare il bus l’indomani. praticamente vado a Verona con 3 euro nel portafogli. santa kika protrettrice delle aless prega per noi.

comunque alla fine la serata va bene, andiamo a nanna e la mattina dopo anche se ci alziamo un po’ in ritardo, finiamo per dover aspettare una mezzoretta il bus ad anagnina, ma finalmente si parte.

il viaggio va bene, finchè non arriviamo a Bologna. oh, Bologna! Bologna mi attira tantissimo, ci sono stata quando avevo 8 anni e poi a marzo, credo, sono passata alla stazione col treno andando a Milano, ma prima o poi andrò anche lì. comunque, a Bologna dobbiamo caricare alcune persone, per cui l’autista di turno esce dall’autostrada, arriva ad un incrocio e gira a destra. va un po’ avanti, e trova un cartello

e fa manovra. perchè ha sbagliato direzione, doveva andare all’esselunga superstore di Casalecchio. evvabbè. manovra, 4 rotatorie e arriviamo a quella giusta. si riparte. finalmente arriviamo ad un cartello che ci dice che a Verona mancano solo 17 km. uau. uscita Verona Sud, James Tont nel navigatore ci dice di tenere la destra ed uscire. l’autista tira dritto. uscita Verona Nord, James Tont dice la stessa  cosa di prima, e anche l’autista fa come prima. per farla breve, esce all’uscita successiva, per qualche posto sul lago di Garda allungando di 30 km.

ma finalmente arriviamo, molliamo il pullman, passiamo ponte Aleardi

e ci dirigiamo verso l’Arena. dobbiamo ritirare i biglietti. la cassa accrediti è chiusa, sono le 18.30 e alla cassa normale ci dicono che aprirà alle 19. ci mettiamo in fila. ci piazziamo davanti al cancello e non lo molliamo più. anche perchè alle 19.15 aprono gli altri cancelli, e la gente entra. rimaniamo solo noi e quelli in fila dietro di noi, la cassa accrediti apre alle 19.30 quando finalmente datogli il mio cognome mi danno i biglietti per entrare.

cerchiamo il cancello 17. non c’è segnato sulle entrate del lato in cui siamo. ci sono delle transenne e delle persone dello staff. chiediamo. “ah, fortunelle”. ci guardiamo. un altro tipo dello staff fa “venite principesse”. noi basite. “Giuseppe, accompagna le principesse in tribunetta”. noi pensiamo a chi sa che posto puzzoso ci sarà capitato, non è nemmeno numerato, c’hanno messo la pecetta. e invece:

già. in braccio al Liga. praticamente a 5 metri dal palco. e per quasi tutto il concerto ogni due minuti era da noi. a guardarci, a far casino, a cantarci addosso. un concerto di un’energia unica, un casino di gente che cantava forte e urlava altrettanto, energia e potenza e vita. è indescrivibile. io perlomeno non ci riesco. centinaia di persone che cantavano tutte insieme allo stesso tempo cantavano da sole insieme al Liga e all’orchestra e alla band.

(qui tutte le fote)

e niente. finito il concerto, si riparte, senza troppi problemi, anzi, fila tutto liscio fino a Roma, quando usciti dall’autostrada becchiamo il classico ingorgo a Settecamini che ci blocca per due ore. arrivo ad Anagnina alle 10,30, casa di Kika per riprenderci un po’ e poi via, verso nuove mirabolanti avventure. ovvero un colloquio per creazione di contenuti multimediali didattici con prova pratica. non ho idea di cosa possa esser uscito fuori.

ps: di casello in casello ovvero il post di kika e le sue foto (cliccateci che nei commenti ci sono le altre, e meritano assai)

Uki il leoncino coraggioso

mercoledì, luglio 1st, 2009

meet Uki

lui è Uki, il leoncino. qualcuno di voi lo conoscerà per la magistrale interpretazione del Leone Codardo del Mago di Oz:

the Cowardly Lion

ma Uki è un leoncino coraggiosissimo, e pieno di interessi. ama leggere e studiare

Uki legge e studia

usa il pc e internet

Uki e gli eee

(e ha una camera un po’ disordinata), e manda sms agli amici

Uki e gli sms

Uki ha un sogno: come tutti i leoncini che si rispettino, vorrebbe andare a vedere una certa palma. al momento, sogna e si accontenta di quella del vicino di casa:

Uki sogna Uki e la palma

ma la palma dei suoi sogni è quella di Cannes.

a Cannes infatti si svolge ogni anno il Cannes Lions International Advertising Festival, la più importante manifestazione mondiale sulla pubblicità.

vi ricordate il Galà della Pubblicità, col mezzo minuto d’oro? ecco, prendetelo, moltiplicatelo per una settimana, portatelo a Cannes, aggiungeteci star internazionali, pubblicitari, seminari, workshop, conferenze, premiazioni, anteprime e tutto quello che vi viene in mente, e moltiplicatelo ancora per mille. ecco, forse avrete una vaga idea.

Uki vorrebbe andare l’anno prossimo a Cannes. per lui non ci sono problemi. ma ha bisogno di un accompagnatore, e ha chiesto a me di portarcelo. Io vorrei tanto, ma ho un problema, un dettaglio, suvvia: i soldi.

quest’anno, per poter accedere all’intero programma studenti dell’intera settimana, la quota d’iscrizione era di € 645.84.

più il volo a/r e il soggiorno.

ma il desiderio di un piccolo leoncino, che vuole vedere quello che fanno i Grandi Leoni, che vuole imparare dalle loro parole, che vuole investire sul proprio futuro, che vuole formarsi e vivere un’esperienza unica nel suo genere, non ha prezzo.

le mie tasche però sono vuote.

per cui mentre Uki se ne sta di là sul balcone a guardare la palma del vicino e a sospirare, io mi sono messa sotto e ho cercato un po’ di idee.

intanto, un tastino paypal


che significa?

significa che se qualcuno ha una di quelle carte qui sopra con su qualche soldino ed un account paypal e volesse contribuire al sogno del piccolo Uki, deve cliccare e sarà rindirizzato ad un sistema sicuro che gli permetterà di mettere un soldino nel salvadanaio.

e intanto questo.

poi, un’altra cosa.

chi vuole e chi può, trova qui il mio profilo linkedin. ovvero, il mio cv.

a che vi serve? a offrirmi un lavoro : D

mi occupo di contenuti internet, di gestione e creazione. mi occupo di social network. mi occupo di marketing&advertising. mi occupo (un po’) di fotografia. se vi serve quindi qualcosa nel campo, o conoscete qualcuno a cui serve e/o potrebbe servire, contattatemi. tutti i lavori trovati in questo modo finiranno nel salvadanaio per portare Uki ai Cannes Lions International Advertising Festival.

al momento, le modalità sono queste due, ma, stay tuned! che tante novità arriveranno mano a mano! : D

(abbiamo un anno di tempo, ma un anno passa in fretta ;) )

Mano all’agenda!

lunedì, giugno 29th, 2009

1 luglio 2009.

i funerali di MJ?

SB che si dimette?

l’eclissi di sole?

l’uscita del nuovo libro di Stephen King?

un’ondata di caldo?

una nevicata fuoristagione?

l’inizio di un nuovo mese?

che io sappia, no. (purtroppo, in alcuni casi)

semplicemente una cosina legata a quel pulsantino lì su, sulla destra, col link vicino (che per ora non funziona).

una cosa veramente, veramente interessante.

protagonisti io e il mio amico Uki.

powered by napolux.

quindi, mano alle agende, segnatevelo sul calendario, mettetevi la sveglia sul telefonino, aggiungete l’evento su google calendar, ma non perdetevi La Data :D

carosello/2

venerdì, maggio 29th, 2009

altro giro altra corsa.

bnl paribas 

bnlprbs

questo che vedete nella foto è lo slogan. è un po’ che gira, a dire il vero.

analiziamo.

parla di futuro. una banca deve pensare al futuro, ti sta dando dei soldi, deve credere in te, e tu in lei, e dovete essere proiettati verso qualcosa di essenzialmente positivo.

si ok. epperò diciamo la verità. io (io generico, qui siamo tutti precari) sono precaria. vado dal signor bnl e gli dico, sai, a me servirebbero dei soldi, perchè, che ne so, magari voglio metter su casa. oppure voglio aprirmi il mio negozietto o la mia piccola impresa. perchè io ho un progetto, mi sto costruendo il mio futuro, mi aiuti a costruirlo?

voglio vedere che mi dice il signor bnl.

e poi, non so, ma a voi i soldi servono nel futuro, o adesso?

io la scelta di “immaginare il futuro”, non la trovo felice. mi sto rivolgendo a una banca, un’istituzione solida. ho bisogno di certezze, sto senza una lira. il mio problema è il presente, non il futuro. o meglio, il futuro è domani, e se non so come portare sulla tavola il pane oggi, a domani nemmeno ci arrivo.

e poi. “lo costruiremo insieme”. ancora col futuro. adesso. a me serve adesso. poi voglio vedere se non ti pago la rata del mutuo sto mese, se mi dici “tranquillo, neh, che i tuoi progetti sono i nostri e ne parliamo mese prossimo”.

il pay off in sé e per sé non è male, è giusto. però il momento è quello sbagliato, a mio modesto parere.

chebanca!

ne avevo già parlato quando era uscito il primo spot.

a me spiace, anche perchè i servizi che propone li avevo guardati e non mi erano sembrati malaccio, sembravano flessibili e buoni anche in termini di costi di gestione. epperò mi si perdono sulla comunicazione.

non mi piacciono sti spot musical, che attirano l’attenzione ma che rischiano di non far capire come si deve i vantaggi offerti.

per non parlare poi del fatto che ritraggono il proprio utente come un demente che balla tutto il giorno anche se morto di fame, tanto c’è chebanca che ti può aiutare. signori di chebanca, non tutti i giovani aspirano a partecipare ad amici di maria de filippi.

piccola noticina: tempo fa avevano tirato fuori una carta ricaricabile. io l’avevo guardata, su internet, ed era interessante. però non ho capito perchè il discriminator, quello che doveva fare la differenza secondo voi, era la possibilità di scegliere in che colore, tra i diversi proposti, prenderla. perchè? perchè? perchè?

tim tribù – il sogno di farcela

allora, ci sono sti tre giovanotti che vanno in giro su un furgoncino anni ’70 coi colori di tim. che vogliono fare i musicisti. mica gli ingegneri aereospaziali, i medici, i giornalisti, o i carpentieri. vogliono fare il gruppo rock. e cantano “con te partirò” di bocelli versione poppettara (orènda l’originale, orènda la cover). ed ovviamente sognano di sfondare. solo che il tastierista, che probabilmente è rinsavito, decide di dargli buca all’ultimo minuto, mentre stanno andando a montare gli strumenti al pub dove devono suonare. e allora, non è che dicono, massì, ma chi se ne frega, finchè c’abbiamo la chitarra, il basso e la batteria, possiamo farcela, dai, amen. no, si disperano, e chiamano il pub dicendo che il tastierista, sto disgraziato, non suona e quindi loro non possono suonare. quel poveraccio magari è a casa che sta cercando di studiare per passare l’esame dell’ordine degli avvocati, e guarda che stronzo, gli impedisce i sogni di gloria ai trettrè della tim. la tipa, poveretta, si offre di aiutarli e di suonare lei.

nel secondo spot, quindi, li vediamo che dopo aver preso una buca col furgoncino, stanno contrololando la ruota. cioè. 15 secondi di spot in cui questi controllano la ruota e ripartono. e danno vita al peggior dialogo cui possa dar vita uno spot rivolto ad un target di giovani: “chissà se la barista del pub è brava” dice uno, e fin qui, mi pare giusto, se deve suonare la tastiera, deve essere almeno un minimo decente, come musicista. ma poi il secondo lo incalza, chiedendosi “chissà se è bella”.

se è bella?

se è BELLA???

ma stiamo scherzando?

cioè, ditemi che la tim mi sta prendendo per il culo, no, ditemelo.

la cosa più importante in un sostituto in un gruppo pseudopop che sta sfondando, è se è figa o no?

chissenefrega se suona il piano come allevi, l’importante è che sia figa?

ma non finisce qui. no, vi sarebbe piaciuto.

i tre, finalmente, dopo una settimana di sto spot odioso, arrivano a sto benedetto pub. e non solo gli dice bene che la ragazza è carina, ma fanno pure i marpioni: “fiammetta, ecco perchè sento caldo”.

ma vatti a buttare a mare, se senti caldo, vai.

però, alla fine si riprendono in calcio d’angolo, dicendole che è brava, chissà se entrerà nel gruppo. ho paura di sapere quale altre prove l’attendono, a sta povera fiammetta.

 

sugli spot per i 10 anni di wind, taccio, che è meglio. ormai aldo, giovanni e giacomo stanno alla frutta.

 

gillette deodorante.

intanto ho scoperto che il ricercatore, è vero, ed insegna.

però, in quanto laureata alla sapienza, e iscritta alla specialistica, vorrei rassicurarvi sul fatto che gli studi che si fanno sono molto più seri, e che questo è stato presentato in forma limitata, sicuramente. quindi, marystar gelmini, ti prego, non ci togliere i fondi!

Carosello

venerdì, aprile 24th, 2009

un paio di considerazioni veloci su un paio di spot che vanno in onda su tutte le reti nazionali in questi giorni.

(a me fanno piangere)

prima: dr 5.

dr 5 è un suv della DR Automobiles Groupe che viene prodotto nello stabilimento di isernia (qui la storia del gruppo, interessante, direi). già un anno fa avevano fatto uno spot per il primo suv italiano (boh, io sta cosa di denominare le cose “italiane” e “prime” sinceramente non mi piace e non la condivido. posso pure comprare una cosa che è la “prima” ad esser prodotta in “italia”, ma se poi è una ciofeca? a me interessa la qualità, a prescindere dal posto in cui viene prodotto. ovviamente “italia” è sostituibile con qualsiasi altro luogo) che non spiccava di creatività, ma rientrava nella serie degli spottoni classici di automobili.

adesso se ne riesce con uno spot che secondo me, a mio modesto avviso, potevano risparmiare sti soldi che hanno dato ai creativi. e mo vi spiego perchè.

un salto indietro: sempre un anno fa, parlavo dello spot fiat grande punto con la colonna sonora di rino gaetano, dell’interpretazione che dette mia mamma e che poi scoprì essere quella di numerosi fan del cantautore.

ora, questo è lo spot della dr 5 (che cazzo di nome, tra l’altro):

la canzone, miei cari giuovincelli, è di Viola Valentino, si chiama “comprami” e la trovate qui, nel suo testo completo.
cito:

    Se sei giu’ perche’ ti ha lasciato
    Se per lei sei un uomo sbagliato
    Se non sei mai stato un artista…
    O non sai cos’e’ una conquista
    Se per lei sei stato un amico
    Se non hai lo sguardo da fico
    Se non vuoi restare da solo
    Vieni qui e fatti un regalo.

Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via

e ancora:

Se per te il sabato sera
Non c’e’ mai una donna sicura
Se non hai sulla tua rubrica
Una che sia piu’ di un’amica
Se non sai andare lontano
Dove non ti porta la mano

ora, io mi domando e dico.

cari creativi della A Movie Productions, vi siete resi conto che state vendendo una macchina, un suv, con la colonna sonora che racconta di una prostituta? ma veramente pensate che una canzone che dica “comprami io sono in vendita” faccia vendere veramente? una macchina poi? ma cos’è, un modo leggiadro di fare mercato? “accattateve e patate!!!”
cara signora Anna Falchi, lei, che si è riciclata, e scusi il termine, come produttrice, che cerca di farci credere di essere una donna seria, ma lei la conosce quella canzone? e soprattutto, perchè su una pubblicità come quella della fiat punto tutti a protestare, e qui non gliene frega niente a nessuno? ehhhh???

ma che poi voglio dire, solo io ho notato che nello stesso mese in cui è uscito questo spot, la signora Valentino è stata ospite in un paio di programmi pomeridiani, e la signora Falchi se n’è uscita dal nulla dopo mesi di silenzio, dichiarando che non si rifarebbe più il seno, se tornasse indietro? è l’equivalente di andare all’olimpico e alzarsi la maglietta, senza reggiseno e urlando “tette!!!”.

seconda: samantha de grenet nello spot ristora e maraviglia

chiedo umilmente scusa per il titolo del video, ma purtroppo il livello dei commenti su youtube sulla signorina sono tutti dello stesso tenore.

all’altezza della promozione, ecco.

terzo: ferrero grand soleil, istruzioni per l’uso.

qui purtroppo non ho trovato il video.

comunque, il grand soleil è un prodotto che è uscito da un bel po’ di tempo, a occhio e croce nel 2005 (era l’ultimo anno in cui facevo  la promoter, e sul treno incontrai una collega che stava andando alla presentazione del prodotto a roma, che mi disse appunto che era un prodotto nuovo della ferrero, ancora nemmeno pubblicizzato. pochi giorni dopo, io non mi ricordo che promuovevo, ma lei era sul mio stesso punto vendita e me lo offrì in pausa merenda).
orquindi, è un prodotto la cui pubblicità ci sfrangia i maroni da 4 anni. oltretutto, gli spot sono sempre stati abbastanza chiari su come si dovesse preparare il prodotto, che poi diciamolo, non è che bisogna essere quel genio di vissani.

agiti la vaschetta e la metti capovolta nel freezer per almeno una notte. stop. fine. kaputt.

e invece no.

dopo 4 anni, la ferrero fa uno spot in cui spiega per filo e per segno a una svampitissima tipa (“ma lei quando la fa la spesa?” “ma il sabato!”) che deve comprare il prodotto, mettere a posto la spesa, cucinare, sparecchiare, lavare i piatti, vedere la tv e poi, prima di andare a dormire, perchè così il freezer una volta chiuso non lo apri più ogni 5 minuti per tutta la notte, dopo aver agitato la vaschetta, puoi riporla al freddo e al gelo.

no, dico. ci rendiamo conto? quanto costa uno spot? un bordello di soldi, non solo di produzione ma anche di diffusione. significa che c’è così tanta gente che non sa preparare un ferrero grand soleil (!!!) che giustifica uno spot del genere. significa che tutti i soldi investiti nello spot sono perlomeno pari a quanti se ne sono persi perchè la gente non lo acquista perchè non lo sa preparare. significa che la ferrero si propone di recuperare 1) i soldi degli acquisti non compiuti per incapacità; 2) i soldi della produzione e diffusione dello spot; 3) soldi nuovi della gente che lo acquisterà convinta della facilità.

siamo un paese allo sfascio, che non sa preparare il grand soleil. poi dice che non sanno fare le case, non lo so io.

segnali di primavera.

lunedì, marzo 30th, 2009

secondo voi, come una gentil donzella può capire che è arrivata la primavera?

dalle rondini che tornano?

dagli uccellini che cantano?

dai fiori che sbocciano?

dalle giacche che gli uomini non portano in pausa pranzo? (e va bene quando c’avete due spalle così e i pettorali, la panzetta pure pure la sopportiamo, il panzone, no).

no.

sarò brutale:
1) i pollini. motivo per il quale da grande aprirò una cartiera specializzata in fazzolettini. che sia inverno o estate, non muori mai di fame.

2) dai tizi che tentano di abbordarti o che più semplicemente ti guardano tette e culo. (n.b. : l’avevo detto che sarei stata brutale. e poi è per generare traffico).

oggi. aless è in fermata sotto casa (tanto per cambiare).

alla fermata di fronte, sosta una bella donna, sulla 40ina, non particolarmente appariscente, ma oggettivamente con un bel fisico, jeans attillato e giubbottino corto. la signora sosta una mezz’ora. in tale mezz’ora, aless nota che tutti gli uomini passati in quel tratto di strada, arrivati in prossimità della signora e superatala, si girano a guardare in viso chi porta a spasso tali chiappe.

non ce n’è stato uno, uno che fosse uno, che non si sia girato.

oggi. aless scende dal treno, fa il sottopassaggio, prende i tappeti mobili, dribbla tre teteschen trolley-munite e imbocca il tratto stretto di termini che porta al binario del treno per fiumicino aeroporto.

aless è vestita con felpa rosa, è tettona di natura e porta pesante borsa eastpak a tracolla, indi vi lascio immaginare l’effetto.

indianino proveniente da senso opposto, e portante in mano qualcosa, si avvicina come se volesse vendere le sue cianfrusaglie alla povera aless senza fiato che corre verso la lezione di brand on line. l’indianino si avvicina, è poco più alto di aless, aless cammina di corsa, l’indianino abbassa lo sguardo verso le grazie di aless e fa un commento che letteralmente non s’è capito che dicesse, ma il cui senso era di sicuro apprezzamento.

aless pensa che c’è gente maleducata in giro.

ma. e qui c’è il ma. aless non rimane sconvolta più di tanto, un po’ per l’abitudine, un po’ perchè su per giù un’ora e mezza prima, un altro episodio aveva riempito la sua giornata.

aless è ancora alla fermata del bus. la piacente 40enne è andata via.
aless è sola. aless infila le cuffie. aless non fa in tempo, e un tizio con scooterone si ferma, fa inversione e le si accosta.

aless toglie le cuffie, sperando che il tipo voglia solo un’informazione stradale.

il tipo, ovviamente, non vuole una semplice indicazione stradale.

si presenta. dice che fa non so che lavoro sociale, psicoassistenziale. dice che cerca una ragazza per le pulizie. dice che c’è una signora anziana di cui si occupa che ha bisogno di qualcuno che le lavi e le stiri i panni, il sabato, la domenica. il tutto balbettando per tutto il tempo. nemmeno stesse facendo una proposta di matrimonio a obama.

a me? stirare?  hamham-emo-013

si ripresenta, e chiede il nome. aless fornisce generalità false. “ah, ok, io mi chiamo tizio. come ti chiami? non ricordo”. dopo 1 secondo netto, già non ricordava. aless ripete le false generalità.

aless già quando il tizio ha detto che cercava una donna per le pulizie ha detto “NO”. ha specificato che lavora e studia e non ha nemmeno il tempo di pensare di accettare di andare a fare le pulizie da uno che la ferma per strada. il tizio insiste. aless le dice che se conoscesse qualcuno, di lasciarle il bigliettino. il tizio non ha bigliettino, e le lascia un numero di telefono che aless provvederà a gettare poco dopo che il tizio ha sgasato sullo scooterone.

il tizio poi fa l’avances: “io canto. conosci il [nome di pub fetido della zona rinomato per il suo sfigatissimo karaoke]?”
aless: “si, si come no” ( tradotto = ci ho messo piede una volta in vita mia, io già odio il karaoke, poi non avevano nessuna canzone di quelle che chiedevamo, ma solo venditti e renato zero, e non voglio metterci mai più piede finchè campo).
tizio: “eh, no, perchè io canto, sai, sono bravo, magari, il venerdì, qualche volta, vienimi a vedere, vienimi a sentire, mi fa piacere”

aless, con nonchalance: “eh si, vediamo, una sera, prima o poi, col mio ragazzo, magari un salto…”.

aless non ha specificato che il suo è un fidanzato immaginario.

il tipo dice “vabbè”, rimette il casco e se ne va, verso l’infinito e oltre.

ora. tizio. tu pensi che io sia una ragazza da rimorchiare alla fermata del bus? pensi che sia una ragazza da rimorchiare offrendo un lavoro?

pensi che sia di sì fatta natura?

minimo, se sei convinto di tutto ciò, dovevi presentarti con un trilogy.

Sempre di imprese, internet e conversazioni che non ci stanno.

mercoledì, marzo 18th, 2009

M&M's temporary store

 

ne avevo già parlato in non mi ricordo che occasione, e credo in un post per moltomedia: m&m’s fa tramite internet una cosa fighissima, ovvero dà l’opportunità di stampare sulle praline il testo che si vuole, per poi confezionarlo come più ci aggrada. questa cosa l’avevo scoperta tempo fa su flickr, vedendo che c’erano persone che le usavano al posto dei confetti.

non so se con il sito internazionale si potessero ordinare e ricevere anche in italia, fatto sta che adesso hanno aperto un sito dedicato, che è questo. inoltre, questo mese, a milano, hanno aperto, penso per l’occasione, un temporary store, aperto per circa tre settimane.

io e bryenh, visto che eravamo in zona, ci siamo passate.

ora, negozio fighissimo, tubi di m&m’s divisi per colore o mischiati per tonalità simili, mille gadget (peccato per la tazza che non era niente di che) e un piano inferiore che non abbiamo visitato. praline a 25 € al kg, più una tesserina per un buono blockbuster della zona, e altri prodotti brandizzati, phighissimi.

ora, io e la socia eravamo in cerca di una connessione free per milano praticamente da tutto il giorno, volevamo sapere se c’era qualcuno dei milanesi che conosciamo che era in zona, e comunque in linea generale, volevamo far sapere in che luogo phighissimo eravamo.

toh! nel negozio c’erano alcuni pc! avevano explorer aperto, ed erano sulla pagina del sito della m&m’s giustamente. io e bry ci siamo avvicinate e ci siamo loggate al mio account twitter per far sapere ai circa miei 236 contatti che stavamo facendo. ce ne stiamo un po’ buone, guardiamo se qualcuno risponde, e nel frattempo (questione proprio di pochi minuti) si avvicina un tizio al pc accanto, tizio del negozio che ci guarda.

3 secondi dopo, una tipa a metà strada tra la commessa e la store manager e la promoter (più che metà strada, è un crocevia, vabbè), che poco prima stava invitando quattro ragazzine di 14 anni massimo a farsi le foto vicino ai dispenser di m&m’s per inviarle e metterle sul sito, si avvicina e ci fa osservare gentilmente che i pc sono lì per navigare sul sito delle m&m’s, e nient’altro.

ora. qualche piccola e semplice considerazione, di natura perlopiù logica, neanche di gestione dell’utente/cliente, internet marketing eccetera eccetera, ma proprio di buon senso.

1) se tu vuoi che i tuoi clienti accedano *solo* al sito che vuoi tu, metti un blocco alla rete. non so come, ma so che è possibile farlo.

2) ora, se non sei in grado di mettere un blocco di tal tipo alla rete, metti in conto che le persone possono accedere a quello che vogliono dai pc che metti a disposizione, e che tale cosa potrebbe avere anche un suo vantaggio.

esempio pratico: quello che ho fatto io non è stato andare che so, su youtube o su un sito porno, ma sono andata su un social network. un sn dove ho una cosa come 236 contatti. significa che ho detto a 236 persone dov’ero e cosa stavo facendo. se avessi voluto/potuto, sarei andata anche sul mio blog a dirlo; l’avrei detto su facebook, o se lo avessi, su friendfeed. se fossi una blogstar di quelle potenti, addirittura, scrivendo una sola volta su uno di questi sn, l’avrei scritto in contemporanea su tutti i sn che utilizzo, avrei potuto raggiungere una cosa come boh, 500 persone.

se fossi stata una blogstar di una certa levatura, avrei avuto anche un minimo di peso e di influenza, avrei potuto avere anche una certa influenza sull’acquisto: “ohè, se aless sta là, che figata, andiamo a trovarla, se son buone le m&m’s e lei le mangia, le compro anche io, magari le assaggio”. ammesso e non concesso che ci sia qualcuno che non le abbia mai mangiate. però ecco, uno poteva organizzare un miniraduno estemporaneo da loro. e non penso ci avrebbero rimesso.

se la cosa fosse stata fatta da un 15enne su facebook, sarebbe stato uguale, eh. mica bisogna essere per forza blogstar, basta essere “star” del proprio giro.

noi invece, presi i nostri sacchettini di cioccolatini, che in due non abbiamo speso 6 euro, abbiamo alzato i tacchi, e ce ne siamo andate. magari se fossimo rimaste un altro po’, avremmo comprato qualcos’altro. magari se avessimo twittato “oh, ma guarda quanto son gentili qui, che bello, che bravi”, magari si conquistavano altri clienti.

e invece no.

Milàn l’è un gran Milàn

domenica, marzo 15th, 2009

no, è che io son rimasta delusa.

è che a Parco Sempione volevo trovare uno da dirgli “piantala co’  ‘sti bonghi, non siamo mica in Africa”, ma non ce n’era manco uno, coi bonghi.

in compenso su un ponticello di 3 metri c’erano un bel po’ di lucchetti, come a Ponte Milvio a Roma.

se il 14 febbraio è la festa di ogni cretino, l’8 marzo cos’è?

sabato, marzo 7th, 2009

no, perchè a me, in tutta questa faccenda (link a caso, uno vale l’altro), quello che fa incazzare è che il problema sia il fatto che non ci sono i soldi e che bisogna rivedere il sistema previdenziale e pensionistico, poi del fatto che siamo un paese che a nessuno gliene frega niente dei servizi di assistenza agli anziani, alle mamme, del part time e di tutto ciò che aiuta le persone ad arrivare a una certa età lavorando tranquillamente almeno su certi versanti, nonchè il fatto che se sei in età di figli hanno paura ad assumerti e se rimani incinta ti cacciano, questo, no, non se lo pongono proprio, il problema.

 

 

(post scritto sotto il forte effetto di forte incazzatura, non mi prendo la responsabilità di eventuali refusi ed errori grammatical verbistici)