Archive for the ‘assurdità’ Category

Il posto dove vivo.

giovedì, novembre 5th, 2009

Il posto dove abito si chiama Anzio. O meglio, il comune, che poi è diviso in frazioni-quartieri-zone (chiamateli come preferite) diverse e variamente ampie.

Ci vivo da sempre.
C’è il mare, ci sono zone di campagna, ha molti km di costa, è un posto storico, che affonda le sue radici ben prima degli antichi romani, forse un po’ prima anche degli etruschi, visto che era una città volsca. Ha dato i natali a quel simpaticone di Nerone e ha visto lo sbarco di Anzio poco prima della fine della seconda guerra mondiale. Si difenderebbe anche bene. L’estate è meta turistica, insieme a Ostia, Torvajanica e giù, fino al Circeo e Sabaudia, è una delle spiagge dei romani vacanzieri, con o senza casa.

L’estate qui inizia il primo aprile e finirebbe il 30 settembre. Così dicono i cartelli dei parcheggi a pagamento. 9-22.

Finirebbe, perchè in realtà finisce ben prima, in genere il primo giovedì settembrino. Il giovedì infatti è il giorno in cui la maggior parte degli esercizi commerciali (tipo, il 97%) chiude per il riposo settimanale; stessa cosa succede alla vicina, vicinissima, adiacente, praticamente appiccicata Nettuno. Su tutto il territorio comunale. Significa che se abitate chessò, a 5-6 km dal centro, a Lavinio per esempio, o Lavinio stazione, al Quartiere Europa o addirittura più in là, a Lido dei Pini che è metà comune di Anzio e metà di Ardea, il giovedì pomeriggio non troverete nemmeno un alimentari aperto. Al Quartiere Europa c’è l’Iperstanda e l’Eurospin, che sono le uniche due cose che probabilmente non chiuderanno mai, ma vabbè.

Intendiamoci: io capisco che c’è sia un’ordinanza comunale per far sì che ci sia una mezzagiornata di riposo settimanale, e capisco pure che i negozianti ne hanno bisogno e diritto; nonostante ciò la considero comunque una cosa barbara. Barbara perchè comunque il rischio di farsi concorrenza sleale, essendo praticamente tutti imparentati con tutti, come in tutti i paesi della provincia italiana che si rispetti, non c’è. Insiamaiddio, come dicono qui. E barbara perchè appunto a Nettuno fanno riposo esattamente nelle stesse modalità (e notare che no, non è che chiudono chissà che ora, la sera, 19.30 al massimo, e no, la domenica pomeriggio cominciano ad aprire sempre verso aprile, difficilmente aprono  in inverno). 

Giovedì scorso per esempio, ero ad anzio, aspettando che aprisse il cinema per andare a vedere “Parnassus”. Intanto che aspetto ho fatto una passeggiatina, piazza e porto. Ovviamente il 97% delle attività commerciali era chiuso. erano aperti tipo un bar, un kebbabbaro di lusso (no, giuro, superfici lucide, tavolini con tovaglie di stoffa, impie… cioè, commesso dietro al bancone impettito e con camicia, gilet e parannanza), e una pizzeria. Il barista era dietro la cassa, appoggiato a 90 nello spazio dove tu gli dai i soldi e lui ti dà il resto, e giocava con un telefonino. aveva il bancone dei gelati vuoto, nemmeno un po’ di fiordilatte, cioccolata e fragola. niente di niente. la pizzeria era talmente bella che ve la volevo fotografare, ma con me avevo solo l’analogica. serranda alzata, luci spente, nessuno dietro al bancone vuoto, nemmeno un pezzo di pizza bianca e uno di pizza rossa. niente di niente. nessuno. buio. alle 17.  il bello era che la piazza era piena di gente: nonne, nonni, mamme, papà, bambini, gente che portava a passeggio il cane, chi il pupo in carrozzina, chi era appena uscito da scuola e giocava vicino la fontana. vaaaaaaabbè.

ma torniamo ai parcheggi. in genere in estate, quello che fa veramente estate, qui da noi fortunati che abitiamo al mare 12 mesi l’anno (ahahah. ah.) è il cambio tra parcheggi gratis-parcheggi a pagamento. ogni anno ovviamente la combinazione è differente, che non sia mai tu abbia un’idea precisa e perfetta partendo da casa di dove andrai a parcheggiare.

il presupposto da cui partire l’ho scoperto l’anno scorso: si paga ovunque, e dove non si paga è solo per i residenti in zona con apposito tagliando. il che significa che te, che abiti a 5 km dal centro o a 2 dal centro della frazione più grande, equivali a un romano non residente qui tutto l’anno, ma al massimo a uno che ha la residenza della prima casa per pagare meno tasse (che presumo col taglio dell’ICI non serva più) ma che vive, lavora e manda a scuola  i marmocchi urlanti e molesti a Roma.
il che significa che devi armarti di santa pazienza, spicci e cercare posto dove parcheggiare, sperando che non ti facciano la multa per qualche motivo strano e assurdo, tipo che hanno cambiato il cartello mentre eri in fila dal medico o a farti la ceretta (tempo stimato: dai 59 minuti  a due ore).

quest’anno hanno fatto a pagamento tutto il centro, la strada che va giù, dalla villa di Nerone al Faro e poi in centro, hanno messo un divieto di sosta per i non residenti nelle vie adiacenti alla biblioteca e museo dello sbarco, e parcheggio gratuito limitato a 1 h con parcometro lungo due delle vie principali, quella che dalla stazione va giù in centro (e ok, c’era il parcheggione della stazione con navetta gratuita) e la strada della Asl (che però potrebbe seguire lo stesso ragionamento dell’altra). il resto si pagava tutto, e vedendo Anzio in estate quasi triplicarsi la sua popolazione, immaginatevi che poteva diventà.

finalmente arriva il 30 settembre. dici: e finalmente troviamo parcheggio. magari lo troviamo proprio accanto al cinema, dietro al comune, c’è un bel parcheggio, c’hanno abbattuto il mercato comunale anni fa per farlo. poi è pure giovedì pomeriggio, i negozi sono chiusi, chi vuoi ci sia.

no.

parcheggio. massimo un’ora. 9-22. poi dopo ce la puoi tenere quanto ti pare, eh, ma prima no. perchè cioè, dai, chi è che va al cinema, e rimane più di un’ora, prima delle 22? chi è che va in comune, in comune a Anzio, e rimane più di un’ora? (quando il tempo minimo di permanenza in municipio è di 2h, 33 min, 44 sec? ) eh???

vabbè, famo il giro. no, qui la strada che viene dalla stazione, uguale, 1h. stessa cosa alla Asl. davanti l’altro cinema? no, è pieno. vabbè, la via del faro. che, capiamoci bene, eh, a me va anche bene farmi una passeggiata, chemmefrega. però è proprio il concetto che il 97% dei parcheggi non solo in estate sia a pagamento, ma in inverno sia al massimo di un’ora.

una.

ora.

che insiamaiddio je dovessi spende du sordi parcheggiando e annandome a comprà du vestiti e na borza in piazza, e ce dovessi impiegà un’ora e cinque minuti me fanno pure a’ murta,  mortacci de ste scapocciasarde!

 

ps: per completezza d’informazione:

  1. Anzio ha dato i natali a Nerone, l’imperatore pazzo, quello che diede fuoco a Roma, dando la colpa ai cristiani per costruirsi il villone tra colosseo e Esquilino. dice, ora che stanno facendo una mostra alla biblioteca, che ne stanno rivalutando la sua figura e il suo operato. dice che in onore di ciò, di fronte ai resti del porto neroniano (che l’hanno fatti mangiare dal mare, l’hanno), metteranno una statua dell’imperatore. in bronzo. alta due metri.
  2. sono andata al cinema a vedere “Gran Torino”. la sala era composta al 92% da persone dai 45 anni in su. hanno per tutto il film (film drammatico, con Clint Eastwood, non con massimo boldi) ridacchiato dall’inizio alla fine. e nella scena topica, della svolta s’è sentito un “ohhhhhhhh” collettivo. ridacchiato. continuamente. di continuo. “ihihihihihhi”. “ehehehehehe”. “huhuhuhhu”. di. continuo. ultra40enni. non ragazzini. e non su battute comiche, ma sulle battute che caratterizzavano il burbero protagonista. con dei problemi e dei conflitti non risolti. ridacchiato. mi fa uscire scema, questa cosa, mi fa.

sentitevi vecchi insieme a me

domenica, giugno 14th, 2009

 

i capisaldi: la femmina, il danaro, e la mortazza.

pantalone a zampa, la giacca della standa.

era il ‘99, sono passati 10 anni. sentitevi vecchi insieme a me.

segnali di primavera/2

lunedì, maggio 18th, 2009

se indosso una maglietta rossa molto scollata, non posso poi lamentarmi delle reazioni dei soggetti che incontro.

epperò posso raccontarle.

soggetto n°1: “ti lumo con gli occhi”.
treno per roma. aless è con gli occhiali da sole, legge e ha la musica a palla nelle orecchie. sale bel tipo mirabile et figo con occhiale da sole e cuffie pure lui, che per tutto il viaggio manda occhiate evidentissime ad aless, che da parte sua, ricambia. alla fine del viaggio, aless arriverà senza occhiali, libro e cuffie, eliminati uno ad uno nella speranza che il tipo non si scoraggiasse da questi ostacoli per tentare l’approccio. cosa che ovviamente non succede (e come te sbagli?)

soggetto n°2: “in che mani siamo”.
aless scende le scale della metro. nello stesso momento, un ragazzo alto, colletto inamidato, zainetto, pantalone chiaro stirato perfetto, occhialetto leggero, capello a spazzola, sta salendo le scale. il classico tipo casa-e-studio. il tipo sbarra occhi e bocca così:
sebastian 
e giuro che non è una metafora tantomeno sto esagerando, ha veramente fatto quest’espressione teatrale e plateale. mentre incrocia aless si lascia andare al commento più fine, educato, signorile, colto, raffinato, rispettoso, civile che i suoi testicoli in dato frangente gli permettano: “MINCHIA”.
notare che stava uscendo dalla fermata policlinico, dalla parte dell’ospedale.
non vorrei essere mai curata da un tipo del genere.

soggetto n°3: “il mistico”.
treno del ritorno. aless è seduta su un seggiolino vicino alle porte. un tizio che sta evidentemente per scendere girella lì intorno, non sta fermo un attimo, non fa altro che tirare fuori e rimettere in tasca il lettore mp3.il caldo è asfissiante. lancia più e più volte occhiate di sguincio ad aless, che lo tiene sotto controllo pronta a sfoderare tutto il repertorio da cintura marrone di judo in caso di molestie. il treno si ferma. il tipo si avvicina alla porta, guarda, e questa volta non di sguincio, aless, e si fa il segno della croce. padrefiglioespiritosantoamen con tanto di bacio al dito.

stavolta, la faccia di sebastian la fa aless.

Carosello

venerdì, aprile 24th, 2009

un paio di considerazioni veloci su un paio di spot che vanno in onda su tutte le reti nazionali in questi giorni.

(a me fanno piangere)

prima: dr 5.

dr 5 è un suv della DR Automobiles Groupe che viene prodotto nello stabilimento di isernia (qui la storia del gruppo, interessante, direi). già un anno fa avevano fatto uno spot per il primo suv italiano (boh, io sta cosa di denominare le cose “italiane” e “prime” sinceramente non mi piace e non la condivido. posso pure comprare una cosa che è la “prima” ad esser prodotta in “italia”, ma se poi è una ciofeca? a me interessa la qualità, a prescindere dal posto in cui viene prodotto. ovviamente “italia” è sostituibile con qualsiasi altro luogo) che non spiccava di creatività, ma rientrava nella serie degli spottoni classici di automobili.

adesso se ne riesce con uno spot che secondo me, a mio modesto avviso, potevano risparmiare sti soldi che hanno dato ai creativi. e mo vi spiego perchè.

un salto indietro: sempre un anno fa, parlavo dello spot fiat grande punto con la colonna sonora di rino gaetano, dell’interpretazione che dette mia mamma e che poi scoprì essere quella di numerosi fan del cantautore.

ora, questo è lo spot della dr 5 (che cazzo di nome, tra l’altro):

la canzone, miei cari giuovincelli, è di Viola Valentino, si chiama “comprami” e la trovate qui, nel suo testo completo.
cito:

    Se sei giu’ perche’ ti ha lasciato
    Se per lei sei un uomo sbagliato
    Se non sei mai stato un artista…
    O non sai cos’e’ una conquista
    Se per lei sei stato un amico
    Se non hai lo sguardo da fico
    Se non vuoi restare da solo
    Vieni qui e fatti un regalo.

Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via

e ancora:

Se per te il sabato sera
Non c’e’ mai una donna sicura
Se non hai sulla tua rubrica
Una che sia piu’ di un’amica
Se non sai andare lontano
Dove non ti porta la mano

ora, io mi domando e dico.

cari creativi della A Movie Productions, vi siete resi conto che state vendendo una macchina, un suv, con la colonna sonora che racconta di una prostituta? ma veramente pensate che una canzone che dica “comprami io sono in vendita” faccia vendere veramente? una macchina poi? ma cos’è, un modo leggiadro di fare mercato? “accattateve e patate!!!”
cara signora Anna Falchi, lei, che si è riciclata, e scusi il termine, come produttrice, che cerca di farci credere di essere una donna seria, ma lei la conosce quella canzone? e soprattutto, perchè su una pubblicità come quella della fiat punto tutti a protestare, e qui non gliene frega niente a nessuno? ehhhh???

ma che poi voglio dire, solo io ho notato che nello stesso mese in cui è uscito questo spot, la signora Valentino è stata ospite in un paio di programmi pomeridiani, e la signora Falchi se n’è uscita dal nulla dopo mesi di silenzio, dichiarando che non si rifarebbe più il seno, se tornasse indietro? è l’equivalente di andare all’olimpico e alzarsi la maglietta, senza reggiseno e urlando “tette!!!”.

seconda: samantha de grenet nello spot ristora e maraviglia

chiedo umilmente scusa per il titolo del video, ma purtroppo il livello dei commenti su youtube sulla signorina sono tutti dello stesso tenore.

all’altezza della promozione, ecco.

terzo: ferrero grand soleil, istruzioni per l’uso.

qui purtroppo non ho trovato il video.

comunque, il grand soleil è un prodotto che è uscito da un bel po’ di tempo, a occhio e croce nel 2005 (era l’ultimo anno in cui facevo  la promoter, e sul treno incontrai una collega che stava andando alla presentazione del prodotto a roma, che mi disse appunto che era un prodotto nuovo della ferrero, ancora nemmeno pubblicizzato. pochi giorni dopo, io non mi ricordo che promuovevo, ma lei era sul mio stesso punto vendita e me lo offrì in pausa merenda).
orquindi, è un prodotto la cui pubblicità ci sfrangia i maroni da 4 anni. oltretutto, gli spot sono sempre stati abbastanza chiari su come si dovesse preparare il prodotto, che poi diciamolo, non è che bisogna essere quel genio di vissani.

agiti la vaschetta e la metti capovolta nel freezer per almeno una notte. stop. fine. kaputt.

e invece no.

dopo 4 anni, la ferrero fa uno spot in cui spiega per filo e per segno a una svampitissima tipa (“ma lei quando la fa la spesa?” “ma il sabato!”) che deve comprare il prodotto, mettere a posto la spesa, cucinare, sparecchiare, lavare i piatti, vedere la tv e poi, prima di andare a dormire, perchè così il freezer una volta chiuso non lo apri più ogni 5 minuti per tutta la notte, dopo aver agitato la vaschetta, puoi riporla al freddo e al gelo.

no, dico. ci rendiamo conto? quanto costa uno spot? un bordello di soldi, non solo di produzione ma anche di diffusione. significa che c’è così tanta gente che non sa preparare un ferrero grand soleil (!!!) che giustifica uno spot del genere. significa che tutti i soldi investiti nello spot sono perlomeno pari a quanti se ne sono persi perchè la gente non lo acquista perchè non lo sa preparare. significa che la ferrero si propone di recuperare 1) i soldi degli acquisti non compiuti per incapacità; 2) i soldi della produzione e diffusione dello spot; 3) soldi nuovi della gente che lo acquisterà convinta della facilità.

siamo un paese allo sfascio, che non sa preparare il grand soleil. poi dice che non sanno fare le case, non lo so io.

segnali di primavera.

lunedì, marzo 30th, 2009

secondo voi, come una gentil donzella può capire che è arrivata la primavera?

dalle rondini che tornano?

dagli uccellini che cantano?

dai fiori che sbocciano?

dalle giacche che gli uomini non portano in pausa pranzo? (e va bene quando c’avete due spalle così e i pettorali, la panzetta pure pure la sopportiamo, il panzone, no).

no.

sarò brutale:
1) i pollini. motivo per il quale da grande aprirò una cartiera specializzata in fazzolettini. che sia inverno o estate, non muori mai di fame.

2) dai tizi che tentano di abbordarti o che più semplicemente ti guardano tette e culo. (n.b. : l’avevo detto che sarei stata brutale. e poi è per generare traffico).

oggi. aless è in fermata sotto casa (tanto per cambiare).

alla fermata di fronte, sosta una bella donna, sulla 40ina, non particolarmente appariscente, ma oggettivamente con un bel fisico, jeans attillato e giubbottino corto. la signora sosta una mezz’ora. in tale mezz’ora, aless nota che tutti gli uomini passati in quel tratto di strada, arrivati in prossimità della signora e superatala, si girano a guardare in viso chi porta a spasso tali chiappe.

non ce n’è stato uno, uno che fosse uno, che non si sia girato.

oggi. aless scende dal treno, fa il sottopassaggio, prende i tappeti mobili, dribbla tre teteschen trolley-munite e imbocca il tratto stretto di termini che porta al binario del treno per fiumicino aeroporto.

aless è vestita con felpa rosa, è tettona di natura e porta pesante borsa eastpak a tracolla, indi vi lascio immaginare l’effetto.

indianino proveniente da senso opposto, e portante in mano qualcosa, si avvicina come se volesse vendere le sue cianfrusaglie alla povera aless senza fiato che corre verso la lezione di brand on line. l’indianino si avvicina, è poco più alto di aless, aless cammina di corsa, l’indianino abbassa lo sguardo verso le grazie di aless e fa un commento che letteralmente non s’è capito che dicesse, ma il cui senso era di sicuro apprezzamento.

aless pensa che c’è gente maleducata in giro.

ma. e qui c’è il ma. aless non rimane sconvolta più di tanto, un po’ per l’abitudine, un po’ perchè su per giù un’ora e mezza prima, un altro episodio aveva riempito la sua giornata.

aless è ancora alla fermata del bus. la piacente 40enne è andata via.
aless è sola. aless infila le cuffie. aless non fa in tempo, e un tizio con scooterone si ferma, fa inversione e le si accosta.

aless toglie le cuffie, sperando che il tipo voglia solo un’informazione stradale.

il tipo, ovviamente, non vuole una semplice indicazione stradale.

si presenta. dice che fa non so che lavoro sociale, psicoassistenziale. dice che cerca una ragazza per le pulizie. dice che c’è una signora anziana di cui si occupa che ha bisogno di qualcuno che le lavi e le stiri i panni, il sabato, la domenica. il tutto balbettando per tutto il tempo. nemmeno stesse facendo una proposta di matrimonio a obama.

a me? stirare?  hamham-emo-013

si ripresenta, e chiede il nome. aless fornisce generalità false. “ah, ok, io mi chiamo tizio. come ti chiami? non ricordo”. dopo 1 secondo netto, già non ricordava. aless ripete le false generalità.

aless già quando il tizio ha detto che cercava una donna per le pulizie ha detto “NO”. ha specificato che lavora e studia e non ha nemmeno il tempo di pensare di accettare di andare a fare le pulizie da uno che la ferma per strada. il tizio insiste. aless le dice che se conoscesse qualcuno, di lasciarle il bigliettino. il tizio non ha bigliettino, e le lascia un numero di telefono che aless provvederà a gettare poco dopo che il tizio ha sgasato sullo scooterone.

il tizio poi fa l’avances: “io canto. conosci il [nome di pub fetido della zona rinomato per il suo sfigatissimo karaoke]?”
aless: “si, si come no” ( tradotto = ci ho messo piede una volta in vita mia, io già odio il karaoke, poi non avevano nessuna canzone di quelle che chiedevamo, ma solo venditti e renato zero, e non voglio metterci mai più piede finchè campo).
tizio: “eh, no, perchè io canto, sai, sono bravo, magari, il venerdì, qualche volta, vienimi a vedere, vienimi a sentire, mi fa piacere”

aless, con nonchalance: “eh si, vediamo, una sera, prima o poi, col mio ragazzo, magari un salto…”.

aless non ha specificato che il suo è un fidanzato immaginario.

il tipo dice “vabbè”, rimette il casco e se ne va, verso l’infinito e oltre.

ora. tizio. tu pensi che io sia una ragazza da rimorchiare alla fermata del bus? pensi che sia una ragazza da rimorchiare offrendo un lavoro?

pensi che sia di sì fatta natura?

minimo, se sei convinto di tutto ciò, dovevi presentarti con un trilogy.

se il 14 febbraio è la festa di ogni cretino, l’8 marzo cos’è?

sabato, marzo 7th, 2009

no, perchè a me, in tutta questa faccenda (link a caso, uno vale l’altro), quello che fa incazzare è che il problema sia il fatto che non ci sono i soldi e che bisogna rivedere il sistema previdenziale e pensionistico, poi del fatto che siamo un paese che a nessuno gliene frega niente dei servizi di assistenza agli anziani, alle mamme, del part time e di tutto ciò che aiuta le persone ad arrivare a una certa età lavorando tranquillamente almeno su certi versanti, nonchè il fatto che se sei in età di figli hanno paura ad assumerti e se rimani incinta ti cacciano, questo, no, non se lo pongono proprio, il problema.

 

 

(post scritto sotto il forte effetto di forte incazzatura, non mi prendo la responsabilità di eventuali refusi ed errori grammatical verbistici)

Dove andremo a finire?

giovedì, gennaio 15th, 2009

Hanno cambiato la forma ai saccottini del Mulino Bianco.

Non c’è più religione.

la sindrome del Trilogy

martedì, dicembre 9th, 2008

per lavoro giro su siti e forum frequentati per la quasi totalità da donne. donne che per la quasi totalità sono accoppiate.

il trilogy, per chi non lo sapesse è un anello. parlando in termini di marketing, è un’idea fantastica: commercializzato dalla De Beers, storica compagnia mineraria il cui motto è “un diamante è per sempre”, l’anello primigenio, da cui adesso ne è nato uno nuovo e un ciondolo, era formato da un sottile cerchio di oro bianco in cui sono incastonati 3 diamanti, uno per il passato, uno per il presente e uno per il futuro che per la proprietà transitiva delle pietre dure equivale a più infinito. nasce come regalo di anniversario, una promessa d’amore che va oltre il tempo e si configura più solida del si matrimoniale. in pratica poi diventa anello di fidanzamento o gioiello da regalare alla nascita di un figlio (altra pratica che non concepisco e che trovo più che medievale).

sarà che a me i gioielli non piacciono e soprattutto gli anelli, visto che avendo le dita corte e cicciotte (ah, ma come volano sulla tastiera, però) (un po’ di autostima concedetemela, che di solito vi lamentate che mi lamento), dicevo, dita corte e cicciotte che con l’anello diventano palmate, ma io sta fisse dell’anello non l’ho mai avuta e neanche la concepisco.

durante i miei primi anni di liceo andava di moda la fedina. se il pischello di turno ti regalava la fedina, il giorno dopo a scuola arrivavi col braccio teso e la mano in posizione per esser baciata da un invisibile cavalier cortese, cercando di prendere qualsiasi fonte di luce naturale&artificiale pur di farla brillare, accecando qualcuno, magari il penultimo pischello che t’aveva mollato per la phiga della 4 a. arrivavi in classe sempre col braccio allungato e tutte, o quasi (io no) notavano il regalo e si facevano prendere dalla crisi isterica che univa invidia e contentezza per l’amica/nemica. crisi isteriche che piano piano contagiavano tutte le conoscenti che avevi nella scuola e che si ripetevano regolarmente all’incirca ogni due ore alla strabiliante coincidenza con il cambio dell’ora e la ricreazione.

a me non faceva nessun effetto, sarà che già all’epoca ero semi-rassegnata all’idea che nessuno in quella scuola mi si sarebbe mai filato, sarà perchè sapevo già del pessimo effetto estetico sulla mia mano, sarà perchè me poi regalà tutte le fedine che te pare, ma se stronzo sei stronzo resti e se fino a adesso ti sei ammucchiato con mezza scuola, non è che siccome mi metti l’anello al dito stile anello-al-naso-della-mucca cambi, eh.

le tipe che mi capita di leggere, no. spesso, molte, sono già felicemente sposate, sono adulte, e non avrebbero bisogno di un simbolo così puerile come un anello con 3 diamanti da 1500 euro e rotti.

spesso si lamentano, perchè signora mia c’è la crisi, e il mutuo da pagare, e le zucchine fuoristagione che stanno al doppio eppure non capisco perchè, se tanto ci stanno tutto l’anno visto che le coltivano in serra, e i restauri della casa, e i pannolini del piccolo e gli omogeneizzati del grande, e loro che vorrebbero la libertà e lavorare e però no, tu che non hai figli non sei un’eletta, non sei una divina, sei una disgraziata che non capisce quanto ci si può sentire realizzati, e però io faccio tanti sacrifici ma li rifarei e quel disgraziato di mio marito o non lavora o lavora troppo e comunque non mi dà mai una mano in casa.

grazie a dio non tutte, ma un bel po’ sono così.

e quindi, si lamentano così. e poi però tirano fuori che quello stronzo del marito, oltre a lavorare dalla mattina alla sera, oltre a pagare un mutuo e a comprare i pannolini con quel poco che resta, 1500 e rotti euro di trilogy, mica glielo regala.

Update: istigata dal commento di Kika, sono andata a controllare su Facebook e si, esiste ben 1 gruppo dedicato al trilogy (che poi, da quando è sbarcato Facebook, sembra che l’esistenza dei gruppi dedicati alla cosa [x] debba sempre esser vista o come una figata pazzesca, o come uno schifo immane, vabbè).
ora, il gruppo in questione è anche un po’ una schifezza, qualcuna al suo interno lo fa anche notare, e a ragione… poi vedi (via
Akille.net )che esiste questo programma e allora pensi che, tutto sommato, dio li fa e poi li accoppia.

le ultime parole famose

martedì, novembre 25th, 2008

s’è rotto il vetro del termocamino.

e non era nè nuovo nè freddo.

è alla sua terza stagione ed è tipo 20 giorni che è acceso.

no, dico. quand’è che arriva il 2009?

a.a.a. cercasi

mercoledì, agosto 13th, 2008

ora ditemi: perchè in una torrida mattina agostana, quel genio automatico del dispensatore di annunci di lavoro di infojobs, che promette

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