altro giro altra corsa.
bnl paribas
questo che vedete nella foto è lo slogan. è un po’ che gira, a dire il vero.
analiziamo.
parla di futuro. una banca deve pensare al futuro, ti sta dando dei soldi, deve credere in te, e tu in lei, e dovete essere proiettati verso qualcosa di essenzialmente positivo.
si ok. epperò diciamo la verità. io (io generico, qui siamo tutti precari) sono precaria. vado dal signor bnl e gli dico, sai, a me servirebbero dei soldi, perchè, che ne so, magari voglio metter su casa. oppure voglio aprirmi il mio negozietto o la mia piccola impresa. perchè io ho un progetto, mi sto costruendo il mio futuro, mi aiuti a costruirlo?
voglio vedere che mi dice il signor bnl.
e poi, non so, ma a voi i soldi servono nel futuro, o adesso?
io la scelta di “immaginare il futuro”, non la trovo felice. mi sto rivolgendo a una banca, un’istituzione solida. ho bisogno di certezze, sto senza una lira. il mio problema è il presente, non il futuro. o meglio, il futuro è domani, e se non so come portare sulla tavola il pane oggi, a domani nemmeno ci arrivo.
e poi. “lo costruiremo insieme”. ancora col futuro. adesso. a me serve adesso. poi voglio vedere se non ti pago la rata del mutuo sto mese, se mi dici “tranquillo, neh, che i tuoi progetti sono i nostri e ne parliamo mese prossimo”.
il pay off in sé e per sé non è male, è giusto. però il momento è quello sbagliato, a mio modesto parere.
chebanca!
ne avevo già parlato quando era uscito il primo spot.
a me spiace, anche perchè i servizi che propone li avevo guardati e non mi erano sembrati malaccio, sembravano flessibili e buoni anche in termini di costi di gestione. epperò mi si perdono sulla comunicazione.
non mi piacciono sti spot musical, che attirano l’attenzione ma che rischiano di non far capire come si deve i vantaggi offerti.
per non parlare poi del fatto che ritraggono il proprio utente come un demente che balla tutto il giorno anche se morto di fame, tanto c’è chebanca che ti può aiutare. signori di chebanca, non tutti i giovani aspirano a partecipare ad amici di maria de filippi.
piccola noticina: tempo fa avevano tirato fuori una carta ricaricabile. io l’avevo guardata, su internet, ed era interessante. però non ho capito perchè il discriminator, quello che doveva fare la differenza secondo voi, era la possibilità di scegliere in che colore, tra i diversi proposti, prenderla. perchè? perchè? perchè?
tim tribù – il sogno di farcela
allora, ci sono sti tre giovanotti che vanno in giro su un furgoncino anni ‘70 coi colori di tim. che vogliono fare i musicisti. mica gli ingegneri aereospaziali, i medici, i giornalisti, o i carpentieri. vogliono fare il gruppo rock. e cantano “con te partirò” di bocelli versione poppettara (orènda l’originale, orènda la cover). ed ovviamente sognano di sfondare. solo che il tastierista, che probabilmente è rinsavito, decide di dargli buca all’ultimo minuto, mentre stanno andando a montare gli strumenti al pub dove devono suonare. e allora, non è che dicono, massì, ma chi se ne frega, finchè c’abbiamo la chitarra, il basso e la batteria, possiamo farcela, dai, amen. no, si disperano, e chiamano il pub dicendo che il tastierista, sto disgraziato, non suona e quindi loro non possono suonare. quel poveraccio magari è a casa che sta cercando di studiare per passare l’esame dell’ordine degli avvocati, e guarda che stronzo, gli impedisce i sogni di gloria ai trettrè della tim. la tipa, poveretta, si offre di aiutarli e di suonare lei.
nel secondo spot, quindi, li vediamo che dopo aver preso una buca col furgoncino, stanno contrololando la ruota. cioè. 15 secondi di spot in cui questi controllano la ruota e ripartono. e danno vita al peggior dialogo cui possa dar vita uno spot rivolto ad un target di giovani: “chissà se la barista del pub è brava” dice uno, e fin qui, mi pare giusto, se deve suonare la tastiera, deve essere almeno un minimo decente, come musicista. ma poi il secondo lo incalza, chiedendosi “chissà se è bella”.
se è bella?
se è BELLA???
ma stiamo scherzando?
cioè, ditemi che la tim mi sta prendendo per il culo, no, ditemelo.
la cosa più importante in un sostituto in un gruppo pseudopop che sta sfondando, è se è figa o no?
chissenefrega se suona il piano come allevi, l’importante è che sia figa?
ma non finisce qui. no, vi sarebbe piaciuto.
i tre, finalmente, dopo una settimana di sto spot odioso, arrivano a sto benedetto pub. e non solo gli dice bene che la ragazza è carina, ma fanno pure i marpioni: “fiammetta, ecco perchè sento caldo”.
ma vatti a buttare a mare, se senti caldo, vai.
però, alla fine si riprendono in calcio d’angolo, dicendole che è brava, chissà se entrerà nel gruppo. ho paura di sapere quale altre prove l’attendono, a sta povera fiammetta.
sugli spot per i 10 anni di wind, taccio, che è meglio. ormai aldo, giovanni e giacomo stanno alla frutta.
gillette deodorante.
intanto ho scoperto che il ricercatore, è vero, ed insegna.
però, in quanto laureata alla sapienza, e iscritta alla specialistica, vorrei rassicurarvi sul fatto che gli studi che si fanno sono molto più seri, e che questo è stato presentato in forma limitata, sicuramente. quindi, marystar gelmini, ti prego, non ci togliere i fondi!