Archive for the ‘la feticista della carta stampata’ Category

Mercoledì milanese

venerdì, aprile 2nd, 2010

mercoledì ho passato la giornata a milano, ed ho approfittato per fare qualche foto in stazione centrale ed in galleria.

conosciuto un po’ di persone, tra cui Lore! e Artlandis che mi hanno fatto compagnia in stazione aspettando il treno del ritorno.

ho notato due cose: 1. ma quanti piccioni ci sono? e sono dappertutto, entrano ovunque, anche nel corridoio prima dei bagni della stazione, anche nella verandina del burger king in galleria al duomo. 2. ma quanti macdonald’s ci sono? una quantità simile credo di averla vista solo a londra, a roma non ce ne sono così tanti.

oltre a ciò ho apprezzato che dal tabaccaio in stazione ci fossero dei pacchetti monodose di biscotti plasmon, e a roma non li avevo mai visti (sì, mi attacco alle piccole cose).

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alcuni tipici souvenir della città (sì, sono passata da feltrinelli. in realtà ero prima entrata da mondadori, poi ho visto che c’era un cartello che diceva che alle 17 ci sarebbe stato l’incontro con povia, ho guardato l’orologio, erano le 17, e sono fuggita a gambe levate)

no, non ero in ferie.

martedì, settembre 1st, 2009

non ero in ferie.
non sono partita.

non sono sparita un mese.

sono andata al mare, ci sto ancora andando. ho preso un bel color biscottino che da tanto non avevo. un anno lo stage, un anno la tesi, un anno il lavoro, e così era dal 2005 che non andavo a mare. ho scoperto che alla fine, se vai con la macchina, e non a piedi, scendere in spiaggia è semplice e veloce. anche se sei da sola non ti deprimi. tra l’altro ho finito “i versi satanici”, “ti prendo e ti porto via” e “shining”, mentre mi asciugo al sole.

sto studiando per un esame a settembre, psicologia dei consumi e della pubblicità. a giugno e luglio ne ho dati tre, prendendo anche un bel 27. mi sono fatta 15 giorni al mare, e poi ho iniziato questo bel mattone da 850 pagine. l’ho finito di leggere e sottolineare ieri, e ho iniziato a rileggerlo e a prendere appunti sui post-it.

sono drogata di post-it.

vedo film. sono andata a vedere “the millionair” e ho scoperto che il corrispettivo indiano di Gerry Scotty è Lillo di Lillo&Greg. ho visto anche “28 settimane dopo”. carino, a me “28 giorni dopo” era molto piaciuto, questo purtroppo ha un paio di punti dove ci si rimane male, ma tutto sommato è funzionale al proseguio. e poi ho rivisto londra.

mi pongo enigmi. sempre rispetto a londra e a “28 settimane dopo”. attenti che spoilero. praticamente, i sopravvissuti vengono portati ad isle of dog, che una penisola nella parte nord del tamigi. quando i protagonisti fuggono da isle of dog, però, si vede che camminano sul millennium bridge avendo st. paul di fronte, quindi si stanno dirigendo dalla tate modern, che è sul lato sud del tamigi, verso il lato nord. ma loro c’erano già sul lato nord, come ci sono arrivati sul lato sud? e perchè??? non me lo so spiegare.

faccio progetti. Uki e Cannes, ma anche altri. che ovviamente appena riesco a tirar su spammerò ovunque.

rimango male. persone, che non si comportano coerentemente a come si erano presentate. situazioni che prospettavano un cambiamento, bello grosso, anche, che invece non si verificano.

rimango bene. persone che mi stupiscono, mi mandano mail molto carine che non mi aspettavo, che mi fanno sentire “utile” e ben accetta. che vanno in giro per il mondo e mi mandano sms in cui mi dicono che stanno per comprarmi una tazza.

twitto troppo. friendfeeddo altrettanto. no, forse twitto di più. però a me piace twittare, ecco. ah. sicuramente metto troppi fav su flickr.

e imparo a usare fotosciop e illustrator.

e poi non lo so.

poche cose, ma dense, quest’agosto, ecco. mettiamola così.

ci avevo voglia di scrivere un post, mi spiace un po’ sia passato un mese dall’ultimo.

la feticista della carta stampata/2

domenica, maggio 3rd, 2009

non è che non leggo più. è che dopo che ho letto non mi va di scrivere. ed ho avuto anche un piccolo calo della voglia. per non parlare del fatto che sono rimasta un po’ indietro e quindi ho accumulato un po’ di libri. e poi gli esami.

comunque, faccio un rapido riassunto di quello che ho letto negli ultimi tempi, che così magari adesso che viene il bel tempo vi ci vengono delle idee, e se volete andare a legger per prati o in spiaggia andate a colpo sicuro.

daniel pennac ” ecco la storia” (economica feltrinelli, 8 euro)

“lost”, ce l’avete presente? che inizia con un pezzo. e poi ne mette un altro. e poi una caterva di pezzi di puzzle che non si capisce niente, e dove vogliono andare a parare, e adesso hanno risolto questa faccenda ma se ne sono aperte alte 5. “ecco la storia” è supergiù così. solo che per fortuna è un libro e finisce. è un meta libro, salta di palo in frasca, da un aneddoto a un pezzo di romanzo, per poi tutto ricongiungersi. a metà tra il comico e lo spionaggio/giallo, con centinaia di citazioni. m’è piaciuto molto e vorrei mettere un link a una cosa importante su youtube, epperò poi rischio di rovinare la sorpresa e la meraviglia.

pablo tusset “il meglio che possa capitare a una brioche” (economica feltrinelli, 8 euro)

eh, non mi è piaciuto. leggendo la trama dietro, sembra una specie di malaussène di pennac, o un libro di benni. poi lo inizi a leggere ed in realtà è un giallo, un po’ strambo, spesso noioso. anche questo non si capisce dove vuole andare a parare. epperò alla fine non para, no. oltretutto finale sciapetto, visto tutto il casino successo nel libro. alcune descrizioni sono veramente pedisseque ed inutili.

stephen king – richard bachman “la lunga marcia”, “l’uomo in fuga” (sperling paperback, 8.50 l’uno)

hanno un paio di fattori comuni: l’ambientazione distopica (e oh mio dio quanto amo la distopia); la paternità (tipica di king); il reality show, quando ancora non sapevamo che fossero. non ho mai visto x factor, ma da quello che ho capito, chi conduce non è propriamente un pezzo di pane. beh, dimenticateveli, perchè in questi due libri si che c’è la cattiveria pura applicata allo show. al confronto morgan vi sembrerà pericoloso come cappuccetto rosso. disperazione e amore, sottile confine tra la vita e la morte. magistrali.

stephen king “christine, la macchina infernale” (sperling paperback, 10,50 euro)

perchè è un classico.

Forse è proprio da questo che si riconoscono le persone  veramente sole: sono quelle che sanno sempre trovare qualcosa da fare in una giornata di pioggia. Quelle a cui puoi sempre telefonare. Sono sempre a casa. Schifosamente sempre.

chuck palahniuk “rabbia” (piccola biblioteca oscar mondadori, 9 euro)

eh. chuck è fuori di testa. stavolta si cimenta con una società basata su giorno e notte, in cui le persone possono scegliere di vivere prima o dopo il tramonto, e una volta fatta la scelta il resto del dì è coperto da corpifuoco per loro. il romanzo è posto sottoforma di interviste: tutti coloro che hanno a che vedere con la storia sono stati intervistati, le interviste spezzettate e montate tra di loro, in maniera che la storia si dispieghi lentamente e da vari punti di vista. anche qui sorprese ed assurdità a go go. e un pizzico di fantascienza. da dire che di tutti i libri della piccola biblioteca oscar mondadori che ho preso, è il primo in cui la trama sull’aletta ti invoglia a leggerlo.

egle rizzo “il volto della duplice luna – aletheya” (dario flaccovio editore, 20 euro)

allora, questo è un fantasy. egle è una giovane scrittrice siciliana, che per i suoi libri precedenti è stata definita da valerio evangelisti colei che ha portato il fantasy italiano alla maturità. per dire, il primo romanzo l’ha scritto a 17 anni, altro che christopeher paolini.  “aletheya” è il primo di una saga, che se segue l’esempio del primo volume, sarà molto ma molto corposa. tra l’altro, se non vi piace il fantasy o se avete timore ad approcciarvici, è perfetto: niente elfi, niente maghi, niente fate. se invece siete maniaci del genere, magari all’inizio non capirete, ma è un’ottima occasione per cambiare punto di vista senza esser troppo destabilizzati.  l’ambientazione infatti è si tipo medievale, ma appunto mancano gli elementi classici, non c’è il solito schema del ragazzino spaurito, l’aiutante magico, il cattivo ecc ecc. a mio avviso è un giallo, che inizia e pone le basi, è un libro di politica e diplomazia, nonchè in un certo qual modo di teologia. la magia è quasi del tutto assente mentre la religione e la religiosità sono molto molto presenti, e non sul confine sottile che le divide dalla superstizione. il linguaggio è forbito e ricercato, tipo conversazioni secentesche, tutto sommato fa piacere.il prezzo non è proprio economico, però lo consiglio, e mi piacerebbe sapere che ne pensate.

douglas adams “guida galattica per autostoppisti” (8,80 euro) “ristorante al termine dell’universo” (8,80 euro) “addio, e grazie per tutto il pesce” (9 euro) “praticamente innocuo” (8,80 euro) (piccola biblioteca oscar mondadori)

il regno dell’assurdo. io spesso mi sono persa, però a mia discolpa devo dire che la traduzione è spesso arraffazzonata, e per accorgemene senza aver letto l’originale… le chicche sono tante (il sottotitolo del blog è preso da il punto clou del primo romanzo), ma quello che ho preferito è sicuramente “praticamente innocuo”. il paninaio di bob è il messia più bello che si sia visto.

andrea camilleri “la pensione eva” (8,80, best sellers oscar mondadori)

il prezzo pare osceno, per le poco meno di 188 pagine. ma il racconto tutto in siculo, le scene e la commozione ce li valgono tutti. vabbè, è camilleri, che ve lo devo stare a dire io?

scarlett thomas “che fine ha fatto mr Y.?” (4,90 euro) “PopCo” (me l’hanno regalato, non lo so) (newton e compton editori)

allora, partiamo dalla newton compton. la newton e compton negli ultimi anni dispiace dirlo, ma c’ha avuto un brutto declino. copertine dalla grafica brutta, carta che per quanto riciclata era sempre di bassa qualità, errori a tutta manetta, copertine con grafiche discutibili.

nell’ultimo anno pare che s’è aripijata. sicuramete s’è ripresa sulle copertine, perlomeno in questi due libri. s’è ripresa anche perchè dopo un periodo in cui era tornata a pubblicare solo i classici a costo quasi zero, ha avuto il coraggio di proporre una scrittrice inedita in italia, ma che all’estero pare sia molto amata. deve fare però qualcosa per i correttori di bozze. troppi, troppi troppi refusi. in mr y non quanti in popco, però sempre ci sono e saltano all’occhio.

comunque i libri sono entrambi interessanti, farciti di scienza, filosofia, linguistica, marketing e cultura generale, trattati tutti (o quasi) in maniera professionale ma vicina al pubblico, e molto comprensibile.

ci si affeziona facilmente ai personaggi, delle ragazze con molte debolezze, che si sentono delle disadattate, ma in cui viene quasi anche facile riconoscersi, per un verso o per l’altro, la dicotomia scienza/creatività li caratterizza entrambi.

se su mr y. non ho quasi nulla da eccepire, su popco sono un po’ più critica. il finale non è affatto all’altezza del resto del libro. ha una struttura iniziale, uno svolgimento e una fine, ma manca di un climax bello potente. stai lì ad aspettare la mega svolta, ma solo quando arrivi alla fine ti rendi conto che il climax si c’è, ma praticamente è stato diluito in tutto il libro. praticamente vedi la scrittrice che gira intorno al nocciolo della questione e non lo sa nemmeno lei qual è.
il copyright è del 2005, ma risente in maniera spietata di NoLogo (si flaggellatemi, non l’ho letto, all’epoca avevo soldi solo per comprare i libri dell’uni, non che adesso ne abbia molti di più, e NoLogo si trasformò presto in quello che andava cercando di esorcizzare e smascherare. e poi per quanto ne so da allora ne sono cambiate di cose nel marketing), in una maniera tanto pesante che è altrettanto fastidiosa e inutile e ti fa anche rimanere male per il finale. per il resto la scienza e la matematica sono ben mescolate al romanzo, e sono abbastanza piacevoli. forse sarebbe meglio che la thomas lasciasse i romanzi e si dedicasse alla divulgazione : )

libri che voglio leggere o rileggere che ho pronti in libreria.

andrea camilleri “il tailleur grigio”. non ho idea di che parli, ma camilleri è una sicurezza. vorrei comprare anche “il birraio di preston” che presi in biblioteca anni fa e mi piacque moltissimo. se c’è uno in italia che deve finire sui libri di letteratura a scuola, è lui.

salman rushdie “i versetti satanici”. chiunque si becca una condanna a morte, scomunica, messa all’indice, taglia eccetera eccetera, si merita di esser letto. voglio dire, moccia scrive dimmerda©®™ e nessuno gli fa una denuncia per offesa al pudore pubblico, per contro, quindi, se rushdie s’è preso quello che s’è preso…

erich segal “la classe”. l’ho letto che ero piccola, 14, 15 anni, mi era piaciuto un bel po’. è lo stesso tizio di “love story” e “oliver’s story”.

stephen king “ossessione”. si, devo ancora aprirlo…

rabih alameddine “hakawati il cantore di storie”, regalato a mamma, ne ho letti alcuni brani, corposo, ma sembra intenso.

sempre a proposito di libri…

via mucio, vi segnalo via della viola, che cerca e trova i libri e sogna di aprire una libreria tutta sua.

scambio libri: ho alcuni libri sulla mia billy che non ho interesse a mantenere, ma che potrebbero interessare a qualcuno. se c’è qualcuno nella mia stessa situazione, me lo può far sapere con un commento, che poi lo contatto in privato. mi scoccia portarli da mel bookstore, sono pochi e per tutta la pila mi darebbero due lire, preferisco se possibile scambiarli con qualche libro che mi piacerebbe leggere o che mi volete offrire in cambio. se siete a roma o limitrofe, scambio a mano in città, se siete di fuori ci si mette d’accordo e ci si spedisce.

London, UK

mercoledì, dicembre 24th, 2008

antefattI:

fra me e bryenh funziona così: lei propone, io ci sto. poi succedono i casini. esempi pratici:

- agosto 2008: bryenh propone concerto a ostia dei radici nel cemento. va tutto bene anche se il concerto finisce con un’ora di ritardo, fin quando lasciatami a casa e andando verso la sua, si trova la strada deviata perchè un cocainomane ubriaco s’è incollato con la macchina quella di una 25enne incinta. l’abbiamo scampata per un pelo.

- settembre 2008: bryenh propone concerto gratuito dei radici nel cemento a castel gandolfo, sul lungo lago. ci vediamo a stazione trastevere e mentre l’aspetto  cominciano a sentirsi un po’ di tuoni, sempre più forti, poi fulmini, poi appena salgo in macchina comincia a piovere. tempo che arriviamo a marconi c’è il nubifragio, sul raccordo capitiamo in una tromba d’aria che riesce a spostare la macchina grazie a un millimetro di finestrino aperto. quando ci fermiamo al primo macdonald praticamente siamo in mezzo al monsone. intanto ci dicono che il lago è esondato e quindi rinunciamo al concerto.

- dicembre 2008: riproviamo ad andare a sentire i radici nel cemento. ci perdiamo per aprilia cercando l’ex mattatoio, che oltre a essere vicino a un cimitero, praticamente è chiuso. per un po’ aspettiamo, poi arriva una coppia che comincia a chiedere alle loro conoscenze nel gruppo dove fosse sto benedetto concerto e una volta chiesta la strada a una tizia al distributore, ci guida su e giù per la pontina, prima una direzione e poi un’altra, prendendo tutte le buche che trovano, e finalmente arriviamo.

Fatto:

andata

la socia propone di andare a londra, Uk, e da tazzainomane (maniaca delle tazze) qual sono, non posso certo dir di no, mica mi posso far scappare l’occasione di andare a prendere le tazze di starbucks!

si fanno i biglietti, io da solita patetica precisina qual sono faccio la valigia una settimana prima, venerdì mattina finalmente si parte.

sveglia alle 3,30 circa, preparazione e poi via per ciampino. all’aeroporto andiamo a fare i biglietti del bus che da stansead ci porterà a londra e la signorina tutta carina ci fa “tanto mi sa che potete anche accomodarvi, l’orario effettivo del volo è 12.05″. erano nemmeno le 5,30, dovevamo partire alle 6,05. disperazione.

vaghiamo.

decidiamo di passare i controlli, mettiamo tutto nelle vaschette e passiamo il metal detector. io avevo un m aglione con una cintina e fibbia e ovviamente suona, però me lo immaginavo e amen, mi perquisiscono.

non so come, si fanno le 9. notare che non avevamo nemmeno nulla da leggere. praticamente tra le occhiaie e l’astinenza da carta stampata sembravamo due tossiche.
alle 9 e qualcosa l’omone inglese che doveva prendere il nostro stesso aereo ferma l’omino della ryanair e gli dice qualcosa. sentiamo l’omino della ryanair parlare alla ricetrasmittente: “fammi l’annuncio… tanto sono solo 29… “. due minuti dopo la voce dell’aeroporto tra un aereo che va a orio al serio che parte e quello per londra delle 10.10 che sta aprendo l’imbarco (!!!) dice che i sopravvissuti del volo FR 3003 possono andare al bar con la carta d’imbarco per un piccolo rinfresco. cioè, panino e coca, valore in euro 6,00, pranzo risparmiato, ma nessuno che ci viene a dire “scusate, ci siamo persi l’aereo”.

non so come (cioè, lo so come, guardando le commesse dei negozi di fronte e chiedendoci chi si compra la valigia prima dell’imbarco), si fanno le 11,15. stiamo lì, cariche, pronte al nastro di partenza per lo sprint finale, quando l’annunciatrice ci dice che no, belle, ‘ndo ‘nnate, che qua si parte alle 13.05. non sappiamo se ridere o se piangere. io piango ridendo, giusto per non sbagliare.

arriva il fatidico momento: ci guardano i documenti e ci fanno andare al gate. dici: ok, ce l’abbiamo fatta.

col cavolo.

intanto, mentre siamo lì e guardiamo i nostri compagni di viaggio, notiamo che sembriamo usciti da un film americano:
- noi, le due socie, protagoniste indiscusse del film
-  fratello&sorella di colore
- gli anziani
- la famigliola mamma&papà&bimba più coppia di amici
- fidanzatini più amico
- l’omone inglese che sembra un prof
- la ragazza col passaporto americano, acqua e sapone
- il tipico ragazzo inglese che finisce col farsi l’americana.

e quindi temiamo il peggio.

ok, rimettiamoci in fila, controllo carte d’imbarco e via sulla navetta.

no.

bodycheck.

e visto che ero mezza raffreddata, la tipa mi chiede che diavolo ho nelle tasche. tiro fuori delle terribili armi chimiche come i miei fazzoletti e lei praticamente mi caccia.

finalmente arriviamo sull’aereo e partiamo.

ritorno

dopo un battesimo del volo del genere, degno di alitalia, anche il ritorno non poteva che non essere all’altezza.

arriviamo all’aeroporto, mangiamo e sistemiamo la valigia. nella mia ci sono due tazze di starbucks, di cui una enorme e pesanterrima, per cui temo che mi faranno imbarcare la valigia, ma mi va liscio.

andiamo ai metal detector.

metto su: cappotto, occhiali da sole, chiavi dei lucchetti del trolley, telefonino. scarpe. trolley. passo il metal detector e sto a posto. i miei piedi dopo essersi tolti le scarpe e passeggiato su un tappeto morbidoso, vorrebbero rimanere lì ( ci siamo fatte londra a piedi in meno di 24 h, fatevi 2 conti). aspetto.
arriva la vaschetta con cappotto ecc ecc. arriva una, dico una, scarpa. me la metto. la seconda ci mette un po’ e il trolley lo fermano proprio.

mi danno l’altra scarpa e l’mino carino della security prende tutta la mia roba e la porta su un tavolo. mi chiede se la macchina digitale è la mia. era dentro il trolley, fai te. non è che è di mio nonno. trova i liquidi. non va bene il sacchetto. che poi è quello che ci ha dato la sicurezza a ciampino. non gliene frega niente, vai di travaso. mi fa aprire la valigia. trova una busta di starbucks e mi chiede che cosa c’è. diamine, è un muffin!!! non posso portare un muffin???
mi mette sta specie di schiumarola per pasta tutta dentro la valigia, mi sposta maglioni, cose varie e orrore!!! trova una lattina di the di harrods. continua a cercare, perchè si vede che sono una terrorista pericolossissima (-.-’) e finalmente si arrende e mi fa rifare la valigia.

aspettiamo.

finchè non saliamo sull’aereo, va anche tutto bene, devo dire. stanche, ma bene. poi saliamo. e lì ryanair fa un’ora di ritardo. hostess e steward passano un’ora a: mettere bene bagagli di gente che si è portata il mondo, sistemare giubotti di gente che non se lo poteva tenere addosso, chessennò come fa a pomiciare, contarci.

si, ci contano.

su e giù per l’aereo, due steward e un’hostess ci contano come fosse la gita delle medie. su e giù. andata e ritorno.

e poi cominciano a buttare fuori dei nomi a caso invitandoli a presentarsi al personale di bordo.

gente che ovviamente non uscirà mai fuori.

finalmente, con un’ora e mezza di ritardo ( non lo so di preciso, il cellulare era spento) partiamo, e due ore dopo siamo a casa.

ah, e vorreste sapere anche cosa è successo a londra? per quello c’è lo slideshow su flickr. in aggiornamento, quindi stay tuned.

qui invece quelle di bryneh

londra comunque è fantastica. profuma di cannella e vaniglia, c’è uno starbucks, un macdonald, un pizza hut, un pret à manger, un eat, un nero cafè ogni due metri. la gente ha la vera cultura del the e del caffè: se ne vanno in giro con questi bicchieri di carta o stanno al tavolino le ore a leggere e chiaccherare, non come da noi che se ti prendi il caffè al bar e ti fermi a parlare 15 minuti sei un fannullone. londra è pulitissima, ma per trovare un cestino dell’immondizia devi fare i salti mortali. londra è calda, e i guanti li ho messi solo per far figura e perchè ormai li avevo comprati, che non ce n’era bisogno. i ponti non hanno nulla a che vedere con quelli sul tevere, il tamigi è grande il triplo, i teatri sono ovunque e le sterline sono fantastiche, la metro non ha niente a che vedere con roma, e in generale a roma, londra dà le piste su tutto.

(cit.)

mercoledì, dicembre 17th, 2008

[...] Restò per un attimo interedetto e stordito nel Nuovo Laboratorio Post-moderno di Bobbi, in cantina, con la fronte madida di sudore, i testicoli madidi di sudore. Niente chiave. Stupendo. E come se la sarebbe cavata? Avrebbe impugnato l’ascia di Bobbi e avrebbe imitato Jack Nicholson in Shining? Ma che bello. Bam, crack, crash: Eeeeeee GARDENER! Solo che sarebbe stato poi un tantino complicato far scomparire le tracce della sua bella impresa prima che i pellegrini tornassero dalla Visita al Sacro Portello. [...]

Stephen King, Tommyknocker, le creature del buio, Sperling Paperback 1994.

un grazie a Qd17, che mi ha accompagnata a prendere un altro libro di King, comprato da uno che a) mi ha fatto andare a casa dei suoi a prenderlo; b) mi ha risposto al citofono ma c) ha fatto scendere il padre che d) ha l’enfisema.

tornare adolescenti.

venerdì, novembre 14th, 2008

come mi era già successo una volta, ieri mi son sentita tornare un po’ adolescente, quando pensi “uh che figo sarebbe incontrare [personaggio famoso] le/gli direi questo o quello sarebbe bellissimo”, e poi invece capita e ti senti la stessa ragazzina scema che eri allora che a malapena riusciva a parlare con il ragazzo della classe accanto che chiedeva se avevamo del gesso.

ecco, ieri c’era la presentazione del libro di elasti-girl, e che lei è un mito lo sapevo già, ed è ancora più mito perchè nonostante il fatto che le avrò lasciato 3 commenti di numero, conosceva me e il mio nick *_*. però non sapevo che ci sarebbe stata anche lei:

 

aqui acà e dondestà

:D

halloween 2008

sabato, novembre 1st, 2008

stasera, dopo cena, festeggiamenti per il comple-halloween di sister.

mamma di aless: “zia di aless, indovina che fa aless il 19 dicembre?”
zia di aless: “prende un’altra laurea?”
mamma di aless: “eh no, no”
aless: “eh seh, magari in manco un anno, vabbè che di questi tempi prima è meglio è”
zia di aless: “si sposa?”
mamma di aless “ma va, ma che!!!”
aless: “ehhhhhh??? ma siamo matti???” ( aless pensa: *ma che è così assurda una cosa simile? O_o*)
mamma di aless: “prende il volo, va a londra!!!”

si, ebbene si, vado a londra con la socia. non chiedetemi di portarvi niente, tantomeno di mandarvi qualcosa, che nel finesettimana non credo gli uffici postali siano aperti.

piuttosto datemi voi quante più info possibili, che anche se abbiamo al momento 2 guide (una lonely planet se non erro, e una national geographic) e una moleskine city (presto in arrivo la seconda, che ve credete) ed ovviamente internet ai nostri piedi, più qualche infiltrato speciale (vedi persone che vanno prima di noi – persone che ci hanno abitato), non se ne sa mai abbastanza.

a proposito di guide.

venerdì mattina, h 8.30 circa, aless va in uno dei suoi pochi negozi di fiducia di termini, in cerca della propria moleskine city. aless non la trova. aless va verso la cassa e vede le calamite a smiley come quelle che le si sono rotte e ne prende due, e va a pagare.

aless: “ma le moleskine city londra non la portate più? c’è milano, berlino, vienna, parigi, praga, ma io devo andare a londra…”
signore-sempre-gentile-e-sorridente-alla-cassa: “uhmmmm proprio a londra?”
aless: “si, ho già i biglietti”
signore-sempre-gentile-e-sorridente-alla-cassa: “aspetta aspetta che ti regalo una cosa”

aless paga, dopodichè il signore gentile si tuffa sotto il bancone e inizia a fare rumori alquanto strani: tonf, sbang, sbong, dung.

il signore gentile riemerge e gentilmente posa sul bancone una guida national geographic

signore-sempre-gentile-e-sorridente-alla-cassa: “ecco qua, guarda che ti regalo!”
aless: “grazie *____*”

come dice la socia, si, le persone gentili esistono ancora :)

quando eravamo tutti più ingenui e il mondo sembrava poter essere un posto migliore

sabato, agosto 30th, 2008

da “Risorse umane – persone, relazioni e valore”, G. Costa, M. Gianecchini, McGraw-Hill, Milano, 2005.
finito di stampare nel dicembre 2004. Pagg. 160-161, cap. 6.5:

Una volta terminata la ricerca della persona più adatta a coprire la posizione organizzativa vacante, il processo di assunzione arriva alla fase di inserimento dell’individuo nel suo ruolo organizzativo.
Per ridurre i rischi associati a questa fase l’impresa ha a disposizione diverse alternative di azione.
Innanzitutto può seguire una strategia di inserimento basata su strumenti contrattuali, alcuni dei quali sono espressamente ideati dal legislatore per favorire un ingresso “soft” dei giovani nel mondo del lavoro. Si fa riferimento a strumenti quali gli stage, il lavoro interinale, l’apprendistato, i contratti a tempo determinato, le borse di studio. Il fatto che una buona percentuale di questi rapporti si trasformino in assunzioni, conferma il loro uso con finalità selettive.

(nota di aless: grassetto e sottolineato mio).

basta farmi dormire di pomeriggio e un libro così surreale lo scrivo anche io senza bisogno di droghe

lunedì, luglio 28th, 2008

sto leggendo “paura e disgusto a las vegas“.

du palle.

sti due tizi stanno completamente fuori di zucca, strafatti, il tipo racconta e si perde i pezzi per strada perchè essendo strafatto ha buchi di memoria, danno fuori di matto per un nonnulla e non succede ancora niente.

mi sto facendo una cultura sulle droghe anni ’70.

e poi sta cosa delle parole in neretto che vengono spiegate nel vocabolarietto in fondo al libro mi dà l’urto: primo perchè mi sbattono in faccia la mia ignoranza su droghe, automobili e motociclette, e secondo perchè mi perdo e mi metto a leggere le varie voci, quando poi torno al libro devo tornare sempre un paio di frasi indietro, e la narrazione è sempre spezzettata.

poi, voglio dire, oggi pomeriggio, dormicchiando, ho sognato che avevo una stanza parquettata enorme, con una parte del parquet un po’ sollevato come se avesse preso un sacco d’acqua, e la stanza la dividevo,  oltre che con sister, con una coppia di studentelli, come se fosse stato un ostello, e poi aveva anche una specie di stanza adiacente divisa, che faceva da antibagno. era pieno di sabbia terra e petali secchi di fiori e dovendo pulirla andavo a prendere l’aspirapolvere, il tutto in compagnia di un coniglietto parlante. e poi avevamo una bella cucina grossa tutta colorata, era tipo in una torre e le torri accanto erano tutte colorate di blu, viola e fuxia.

voglio dire, mi sogno queste cose dopo aver mangiato i tagliolini al limone, chemmefrega dei mostri che hanno visto uno pseudo-avvocato e uno pseudo-giornalista strafatti più di 30 anni fa?

:D