la sindrome del bianconiglio
martedì, aprile 27th, 2010la sindrome del bianconiglio è come lo stress una di quelle disgrazie dei nostri tempi, e spesso ci si accompagna, anche se non è ancora chiaro quale dipenda dall’altra.
la sindrome del bianconiglio colpisce persone in genere multitasking, con molteplici interessi, curiose, con media-alta cultura ma con desiderio di aumentare le proprie conoscenze, che lavorano molto e su compiti diversi, spesso con orari non proprio standard e che cambiano spesso.
la sindrome del bianconiglio è un senso di irrequietezza generale, sempre sottopelle, mai domo, che raggiunge anche vette di forte ansietà, in genere a ridosso di grosse scadenze o in situazioni particolari, per non parlare di un certo senso di repulsione e di insofferenza verso incombenze obbligatorie di cui non si può fare a meno e che si è costretti a sbrigare nonostante non se ne senta alcun bisogno tantomeno voglia e che preclude qualsiasi altra attività.
il punto centrale della sindrome del bianconiglio è il tempo, in tutte le sue declinazioni: come viene impiegato, quanto a lungo, come viene suddiviso, quanto ce n’è a disposizione, quanto può essere impiegato in funzioni vitali quali dormire, mangiare, lavare i piatti, quanto può essere recuperato nei tempi morti come l’andare al bagno o viaggiare in treno.
la sindrome del bianconiglio è quella che mentre stai facendo due o tre task, nel frattempo pensi agli altri tremila che non stai facendo e che potresti fare, interrogandoti sulla loro importanza e sulla priorità che hai loro assegnato, se sia giusta o meno.
la sindrome del bianconiglio è quella che quando hai una cosa come 50 libri da leggere, 7 esami da preparare, 80 film da vedere e 5 telefilm da seguire, ti fa iniziare una cosa come 50 attività e ti fa saltellare dall’una all’altra (spesso con micro-interruzioni per controllare la posta, twittare, mettere il fav ad una foto su flickr, leggere un po’ di feed, piazzare un like su friendfeed o accettare l’invito ad un evento cui non si troverà il tempo di andare su facebook) senza soluzione di continuità e spesso porta ad esempio ad avere un libro da leggere in borsa, uno in salotto, uno sotto al letto, l’altro al bagno e due su schermo. è quella che qualsiasi cosa tu faccia ti fa sentire inadeguato e di fretta perchè devi fare altro, non c’è tempo, devi sbrigarti, ma devi fare anche quell’altra cosa, e anche quell’altra, e però è una bella giornata di sole e tu te la stai perdendo mentre potevi essere al mare, e però devi anche lavare i piatti e studiare 5 capitoli e proprio non ce la fai, no.
ad ora, due sono gli effetti più importanti, diciamo così, segnalati da chi soffre da sindrome del bianconiglio. la prima è quella che ci segnala l’amico fabio qui e che così può essere riassunta:
Il guaio di avere troppi interessi è che non si sa mai cosa cavolo mettersi a fare.
ovvero:
diciamo che il giusto mezzo è averne due o tre. Purtroppo, quando ne hai di più, sei quasi frenato a fare qualcosa perché pensi che potresti fare qualcos’altro. Il risultato finale è che non fai una benemerita sega di nulla perché troppo indeciso
ovvero quel senso di impotenza nel momento in cui ci si trova ad avere un minimo di tempo non programmato senza scadenze incombenti e pressanti in cui ci si potrebbe dedicare per piacere e con piacere a una qualsiasi attività ma si è annichiliti di fronte alla possibilità di scegliere e si rimane spesso indecisi a cazzeggiare senza infine risolvere nulla.
l’altro effetto è un senso di forte ansia, quasi ansia da prestazione, di agitazione profonda, dovuta al sempreverde “vorrei ma non posso”. ad esempio, la sensazione che sale stando in libreria in una giornata in cui lo stipendio è lontano, gli sconti sono alti, i soldi sono pochi, i libri che si vorrebbero leggere sono molti e sapere di non aver tempo per leggerli tutti, siano essi di carta o elettronici, siano comprati, in regalo o in prestito, per non parlare poi del tempo passato a leggere che toglie tempo a qualsiasi altra attività piacevole, uno stato di angoscia che spinge ad associare la sensazione del “non c’è tempo, è tardi, è tardi” al luogo in cui ci si trova fino a fuggirne quasi senza fiato e a trovar sollievo solo standone distante.
questa è la sindrome del bianconiglio.





