Archive for the ‘pagine di me’ Category

la sindrome del bianconiglio

martedì, aprile 27th, 2010

corri bianconiglio!

la sindrome del bianconiglio è come lo stress una di quelle disgrazie dei nostri tempi, e spesso ci si accompagna, anche se non è ancora chiaro quale dipenda dall’altra.

la sindrome del bianconiglio colpisce persone in genere multitasking, con molteplici interessi, curiose, con media-alta cultura ma con desiderio di aumentare le proprie conoscenze, che lavorano molto e su compiti diversi, spesso con orari non proprio standard e che cambiano spesso.

la sindrome del bianconiglio è un senso di irrequietezza generale, sempre sottopelle, mai domo, che raggiunge anche vette di forte ansietà, in genere a ridosso di grosse scadenze o in situazioni particolari, per non parlare di un certo senso di repulsione e di insofferenza verso incombenze obbligatorie di cui non si può fare a meno e che si è costretti a sbrigare nonostante non se ne senta alcun bisogno tantomeno voglia e che preclude qualsiasi altra attività.

il punto centrale della sindrome del bianconiglio è il tempo, in tutte le sue declinazioni: come viene impiegato, quanto a lungo, come viene suddiviso, quanto ce n’è a disposizione, quanto può essere impiegato in funzioni vitali quali dormire, mangiare, lavare i piatti, quanto può essere recuperato nei tempi morti come l’andare al bagno o viaggiare in treno.

la sindrome del bianconiglio è quella che mentre stai facendo due o tre task, nel frattempo pensi agli altri tremila che non stai facendo e che potresti fare, interrogandoti sulla loro importanza e sulla priorità che hai loro assegnato, se sia giusta o meno.

la sindrome del bianconiglio è quella che quando hai una cosa come 50 libri da leggere, 7 esami da preparare, 80 film da vedere e 5 telefilm da seguire, ti fa iniziare una cosa come 50 attività e ti fa saltellare dall’una all’altra (spesso con micro-interruzioni per controllare la posta, twittare, mettere il fav ad una foto su flickr, leggere un po’ di feed, piazzare un like su friendfeed o accettare l’invito ad un evento cui non si troverà il tempo di andare su facebook) senza soluzione di continuità e spesso porta ad esempio ad avere un libro da leggere in borsa, uno in salotto, uno sotto al letto, l’altro al bagno e due su schermo. è quella che qualsiasi cosa tu faccia ti fa sentire inadeguato e di fretta perchè devi fare altro, non c’è tempo, devi sbrigarti, ma devi fare anche quell’altra cosa, e anche quell’altra, e però è una bella giornata di sole e tu te la stai perdendo mentre potevi essere al mare, e però devi anche lavare i piatti e studiare 5 capitoli e proprio non ce la fai, no.

ad ora, due sono gli effetti più importanti, diciamo così, segnalati da chi soffre da sindrome del bianconiglio. la prima è quella che ci segnala l’amico fabio  qui e che così può essere riassunta:

Il guaio di avere troppi interessi è che non si sa mai cosa cavolo mettersi a fare.

ovvero:

diciamo che il giusto mezzo è averne due o tre. Purtroppo, quando ne hai di più, sei quasi frenato a fare qualcosa perché pensi che potresti fare qualcos’altro. Il risultato finale è che non fai una benemerita sega di nulla perché troppo indeciso

ovvero quel senso di impotenza nel momento in cui ci si trova ad avere un minimo di tempo non programmato senza scadenze incombenti e pressanti in cui ci si potrebbe dedicare per piacere e con piacere a una qualsiasi attività ma si è annichiliti di fronte alla possibilità di scegliere e si rimane spesso indecisi a cazzeggiare senza infine risolvere nulla.

l’altro effetto è un senso di forte ansia, quasi ansia da prestazione, di agitazione profonda, dovuta al sempreverde “vorrei ma non posso”. ad esempio, la sensazione che sale stando in libreria in una giornata in cui lo stipendio è lontano, gli sconti sono alti, i soldi sono pochi, i libri che si vorrebbero leggere sono molti e sapere di non aver tempo per leggerli tutti, siano essi di carta o elettronici, siano comprati, in regalo o in prestito, per non parlare poi del tempo passato a leggere che toglie tempo a qualsiasi altra attività piacevole, uno stato di angoscia che spinge ad associare la sensazione del “non c’è tempo, è tardi, è tardi” al luogo in cui ci si trova fino a fuggirne quasi senza fiato e a trovar sollievo solo standone distante.

questa è la sindrome del bianconiglio.

 

Mercoledì milanese

venerdì, aprile 2nd, 2010

mercoledì ho passato la giornata a milano, ed ho approfittato per fare qualche foto in stazione centrale ed in galleria.

conosciuto un po’ di persone, tra cui Lore! e Artlandis che mi hanno fatto compagnia in stazione aspettando il treno del ritorno.

ho notato due cose: 1. ma quanti piccioni ci sono? e sono dappertutto, entrano ovunque, anche nel corridoio prima dei bagni della stazione, anche nella verandina del burger king in galleria al duomo. 2. ma quanti macdonald’s ci sono? una quantità simile credo di averla vista solo a londra, a roma non ce ne sono così tanti.

oltre a ciò ho apprezzato che dal tabaccaio in stazione ci fossero dei pacchetti monodose di biscotti plasmon, e a roma non li avevo mai visti (sì, mi attacco alle piccole cose).

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alcuni tipici souvenir della città (sì, sono passata da feltrinelli. in realtà ero prima entrata da mondadori, poi ho visto che c’era un cartello che diceva che alle 17 ci sarebbe stato l’incontro con povia, ho guardato l’orologio, erano le 17, e sono fuggita a gambe levate)

notizie ed opinioni sul mondo delle community e dei social network

venerdì, marzo 12th, 2010

continuiamo con i post di utilità.

da qualche mese collaboro con OsservatorioCommunity, il cui sottotitolo è appunto il titolo di questo post, nonchè argomento del blog in questione.

dall’alto della mia esperienza ormai quattrennale in moderazione community e gestione di user generated content, mi sono data tra le altre cose all’analisi delle dinamiche che si sviluppano in rete, alle interviste e allo scovare realtà interessanti.

finora ho avuto il piacere di parlare del lavoro del community manager e dell’importanza di educare gli utenti, ho intervistato l’ideatore e “admin” della pagina fan su fb  dedicata alla Laicità dello Stato e ho approfondito un discorso che avevo già fatto sul binomio marca+Flickr grazie al pool ufficiale di Starbucks.

oltre a questo su OsservatorioCommunity ci piace commentare notizie o dare dei piccoli suggerimenti su quello che succede o si può trovare in rete.

ovviamente ogni segnalazione è benvenuta, e i miei contatti li trovate nella pagina apposita.

primaverestate

giovedì, gennaio 7th, 2010

ho questa cosa qui, per cui ho delle stagioni tutte mie.

per me l’autunno va dal 30 settembre fino massimo al 31 ottobre, per cui se si arriva a metà novembre o giù di lì che fa ancora caldo e ci sono quei bei colori caldi, che si va in giro ancora con una felpa al massimo, io mi guardo intorno con gli occhi e la bocca ad o.

e poi la primavera mi inizia i primi di marzo, per cui lì il cappotto lo prenderei e lo chiuderei nell’armadio senza guardare se ci sono uno due euro nelle tasche e non lo riprenderei mai più nemmeno se fa freddissimissimo.

per cui per me l’inverno è un periodo un po’ strano, lungo lungo ma anche corto corto, che lo passo in casa ad aspettare quella stagione calda e luminosa che è la primaverestate facendo progetti nei giorni di pioggia, sorridendo in quelli di sole che dici “sì sembra proprio primaverestate” e pensi ai giorni in cui andrai a mare, a quando inizierai e a come ti organizzerai, magari mentre guardo fuori la finestra l’albero di limone preda della tromba d’aria mangiando il pandoro.

l’inverno è il trailer della primaverestate.

la mia bisnonna.

martedì, dicembre 15th, 2009

siccome due notti fa me la sono sognata, e me la sono sognata che era molto arrabbiata, siccome non lo so se esiste un al di là, ma essendoci un al di qua tutto può essere, allora ve lo racconto, che probabilmente era arrabbiata perchè non l’avevo raccontata mai, questa cosa.

io mi ricordo di due delle mie bisnonne, entrambe di parte materna, quella reatina e quella calabra.

quella reatina mia mamma dice che non me la posso ricordare, che ero troppo piccola, però poi io le dico che me la ricordo seduta dietro casa, su una sedia con le stecche di legno, di quelle vecchie e scomode e piccole, verde-turchese, e allora lei fa “oh” e dice che si, ma non si spiega come faccia a ricordarmela, che avrò avuto circa un anno, un anno e mezzo.

l’altra bisnonna, quella calabra, invece me la ricordo bene.

vestiva sempre di nero, o di blu scuro, e abitava in questa casa che non è lontana dalla nostra, a un piano, divisa in 3 o quattro appartamenti. nel suo c’era la camera da letto che era sempre buia, con tanti strati di coperte sul letto. poi c’era il salone grande, con un caminetto enorme, con le piastrelle rosse e la cappa nera, o forse bianca, quella non me la ricordo bene, e intorno alla cappa c’erano varie cose, tra cui un paio di statuine della madonna che cambiano colore quando cambia l’umidità, e le palle con la neve dentro, di qualche città. una forse era pisa, o firenze, ma non me lo ricordo bene. in questo salone c’era nonna che guardava seduta in poltrona una televisione a manopole in bianco e nero, guardava “andrea celeste” su rete a. su una parete c’era un’ arazzo con non so che papa pacioccone, ma non era giovanni paolo II, e aveva un carillon di plastica rosso e dorato, che forse rappresentava il vaticano o forse no, che io l’aprivo sempre per imparare come funzionava il carillon. poi c’era il bagno, con le piastrelle blu e una lunga vasca, un’altra camera da letto che non ci dormiva nessuno, o forse qualche sua figlia quando magari non stava tanto bene, e la cucina, che era di quelle vecchie, col frigorifero bianco bombato e la maniglia cromata di lato, e anche gli sportelli della credenza bianchi bombati, con dei diciamo buchi chiusi col rattan incrociato e le rifiniture turchesi pastello e le sedie e il tavolo in formica. poi fuori c’era la pergola con l’uva fragola che lavavo al lavatoio in cemento con i pezzi di sapone di marsiglia vecchi, e un quadrato per far arrampicare le piante che invece ci arrampicavamo io e mio fratello e i miei cugini scatenati. una delle ultime volte in cui ci siamo arrampicati, ma forse proprio l’ultima, non mi ricordo con precisione,  è stata una sera d’estate tra la 5° elementare e la I° media, che con i cugini si parlava di quanto era figo il film che avevamo visto la sera prima in tv, “tremors”, e quanto ci piacevano gli 883.

nonna era piccolina e magrolina, sempre vestita di scuro, sdentata, e ci dava i savoiardi in cucina, si alzava, andava a smucinare un po’ , sembrava sempre non avesse niente e invece poi spuntavano fuori savoiardi per tutti. era nata cresciuta e vissuta in calabria finchè i figli non s’erano qui trasferiti, ed era una filatrice, filava la lana, filava i tessuti.

nonna poi è morta durante le vacanze di natale del ‘93 o ‘94, anche qui non ricordo bene. a ridosso di natale, poco prima o poco dopo, ebbe un ictus e fu ricoverata, ma non si riprese più. io me la ricordo la camera mortuaria fredda, il 30 o il 31 di dicembre, e poi il primo di gennaio, con un velo di tulle che copriva tutta la cassa e le mani nel rosario. e mi ricordo quando arrivarono quelli dell’agenzia funebre per chiuderla, e ci fecero uscire nell’attesa, e io, mio fratello e i miei cugini in corridoio tra gli altri, spalle al muro sulle piastrelle fredde, e i miei cugini che forse, a pensarci adesso, per stemperare il nervosismo, che in fondo era la loro nonna, e sottovoce ridacchiando dicevano “sti cassamortari, sti becchini”, e forse pure qualche parolaccia. e poi mi ricordo al cimitero, con la mia di nonna, che era la figlia più grande, che coltivava patate e s’era presa cura di tutti i fratelli come una mamma mentre la sua lavorava per sfamarli, prima della guerra, che si lanciava disperata e piangente dando i pugni alla cassa, in una scenata isterica da oscar, e io e mio cugino, quello più piccolo di me di un mese, che ridacchiavamo stupiti sotto i baffi, che avevamo 12 o 13 anni e non lo sapevamo nemmeno noi perchè. io poi per anni ho evitato i funerali e i cimiteri, lì dove è la bisnonna non ci sono più andata, chè sta scenata isterica pensavo fosse una cosa normale, e poi invece ho scoperto che no, è mia nonna, un po’ perchè è calabrese, un po’ perchè è lei che le piace fare le sceneggiate.

anni dopo, forse era l’ultimo anno di liceo, forse il primo o secondo di università, comunque erano passati una decina d’anni, fra capodanno e la befana, il 2, o il 3 gennaio tipo, andammo con i miei amici dell’epoca a vedere questo film che prometteva un sacco di risate, ma tante tante, “il mio grosso grasso  matrimonio greco”. non faceva proprio ridere tantissimo, ma era un film carino, e la protagonista aveva una famiglia matta, tra cui anche una nonna vecchia vecchia, una vecchina piccola e curva vestita di nero che non parlava mai e la notte andava a ballare con la luna in giardino. tra una risatina e l’altra arriva il punto in cui è tipo la vigilia del matrimonio della protagonista, e la nonna va in camera di lei con una vecchia scatola, e le fa vedere delle cose vecchie, tipo le foto del suo matrimonio, qualcosa del bouquet e una coroncina per l’acconciatura. io lì cominciai a piangere, su 10 persone in sala, di cui 8 miei amici, io ero l’unica che ha pianto, sia in quel momento che nel resto del film, e piangevo a fontana, e miei amici mi guardavano e non capivano, e io piangevo a fontana, e anche adesso, quando ci ripenso, o adesso adesso quando scrivo, mi viene da piangere, e spesso piango.

e piango perchè mi ero resa conto che erano passati 10 anni, ed era tanto che non ci pensavo, e perchè quando era morta non avevo pianto, e quando sarei cresciuta lei non ci sarebbe stata, a vedermi, la mia bisnonna, che di nome faceva Elisabbettana, che all’anagrafe s’erano scordati una enne, e che era nata alla candelora, o così diceva l’anagrafe, che all’epoca, nel 1900 qualcosa, ti segnavano che eri nato quando andavano a segnarti, e  magari passava un mese o un anno, e che però tutti chiamavamo Nonna Bettina.

Uki non va più a Cannes

lunedì, novembre 23rd, 2009

Purtroppo, per vari motivi, sono costretta a chiudere il progetto, o perlomeno a metterlo in stand-by. Quello che è sicuro è che nè io nè Uki a giugno andremo al Festival della Pubblicità.

Cos’è successo?
Varie cose.
Innanzi tutto mi aspettavo una risposta ed un’adesione un po’ entusiasta e numerosa, cosa che non c’è stata. Un po’ sicuramente io non sono capace di chiedere soldi per un progetto mio, abituata come sono a cavarmela da sola, almeno sul versante monetario. Un po’ mi dava fastidio chiedere soldi quando ci sono persone più bisognose (vedi L’Aquila, Messina, ecc ecc ).  Un po’ anche il fatto che quest’estate mi sono ammazzata di esami e che quest’autunno lo sto passando a riposare -_-” .
Ciò non significa che non penso che il Festival sia una perdita di tempo: sono sempre del parere che sia un’occasione di formazione unica e preziosa.
Ma finora la cifra raggiunta è stata inferiore ai 100 euro, e l’obiettivo ambizioso che m’ero ripromessa di raggiungere sembra molto lontano.

Anche un’altra cosa è successa.
A luglio, il mio hp portatile ha avuto bisogno di una ripassatina da un tecnico, poichè ormai da un po’ raggiungeva una temperatura esagerata, aveva sulle spalle una tesi, 3 persone che ci hanno lavorato e 3 mesi di pendolarismo da 400 km al giorno.
Ci ho messo un po’ per individuare un tecnico che fosse affidabile e veloce, e alla fine l’ho trovato, in una settimana mi ha sistemato il pc. Ma mi ha anche detto di fare attenzione, perchè parte del sistema di raffreddamento era montato in maniera da non poter essere sostituito, ed era già in parte mezzo rotto, dovevo solo aspettare il momento in cui sarebbe andato ad allegre signorine per cambiarlo.
Nel frattempo ho continuato a lavorarci, visto che era il mio unico mezzo di sostentamento (a parte l’aiuto dei miei, con cui vivo).

Venerdì l’ho acceso come faccio tutti i giorni e il rumore della ventola era minore rispetto al solito; sabato era inesistente e nel giro di 10 minuti, senza fare niente di che, ha raggiunto una temperatura inaccettabile. Arrivato al capolinea, quindi.
 
Per fortuna, come tutti gli anni, ho messo da parte i soldi per la prima rata universitaria, che sono all’incirca 400 euro. Per fortuna, per la prima volta, i miei genitori sapendo che una volta pagate le tasse avrei dovuto solo che aspettare lo stipendio successivo (150 euro, su per giù), mi hanno regalato l’iscrizione al nuovo anno accademico, per darmi un po’ di respiro e permettermi di mettere qualche risparmio da parte.
Vengo al dunque: devo ordinare un nuovo pc. L’ho già individuato, in settimana farò l’ordine, e rientra anche nel piccolo budget a me a disposizione. Il progetto di Uki verso Cannes, come dicevo, è sospeso a data da destinarsi. Le donazioni su paypal restano (in home il tastino), ma con lo scopo di riuscire a tirare avanti, pagarmi i libri per la prossima sessione d’esami, eventualmente rifondare quello che spendo per il pc.

Ho già contattato in privato chi ha fatto le donazioni, spiegando la situazione, e aspetto che un paio di loro mi rispondano lì.

C’è grossa crisi.

Art Attack!

lunedì, ottobre 12th, 2009

prendete la colla vinilica. fatto?
prendete la carta igienica. fatto?
prendete le matite colorate. fatto?

ok, mettetele nella spazzatura e statemi a leggere.

  1. a Firenze, dal 15 al 18 ottobre, alla Fortezza da Basso, c’è il Festival della Creatività. se andate al (padiglione?) Ghiaia cercate lo stand di Grafici Creativi, una volta lì cercate Massimo Artlandis detto il genio, e fatevi mostrare i lavori che abbiamo fatto insieme :D
  2. mi sto dando alla fotografia analogica. ho recuperato la vecchia canon prima di mio fratello e ho cominciato a scattare. qualcosa ho già sviluppato, altro sto scattando (tra l’altro ieri mi si è ri-avvolto il rullino da solo, l’ho rimesso in posizione e ricominciato a scattare, era l’unica, verrà della roba nera sovrapposta ad altra roba nera, se tutto va bene -_- ) qui trovate gli scatti analogici, che sto mano a mano pubblicando (non tutti insieme, che poi la gente di flickr non le vede).
  3. sempre su flickr. hanno attivato una funzione fighissima che si chiama “gallerie“: praticamente gli utenti decidono se vogliono che le proprie foto posso essere “utilizzate” dagli altri utenti creando appunto delle gallerie. il concetto è quello di fare delle selezioni per raccogliere, come se appunto si sta preparando un’esposizione, delle foto secondo un tema, un concetto, un filone. qui ci sono le mie che sono in continuo aggiornamento/aumento e che sto facendo in base ai miei 4mila e più preferiti (:D prima o poi mi banneranno, me lo sento :D) e qui quelle degli altri utenti, basta spingere il pulsantino per refreshare la pagina, ce ne sono di interessanterrime.
  4. a proposito di mostre e gallerie: bryenh espone ancora in quel di roma, il 22, 23 e 24 ottobre Abre los ojos
  5. sempre per rimanere sulla fotografia, l’esimio dott. Nemo ha aperto il proprio sito-portfolio, CorrelativOggettivo obbligatorio da visitare
  6. per chiudere il cerchio: obbligata dagli eventi e del tutto in contropiede, grazie al capitan Nemo che ci consiglia e ci guida dall’alto della sua infinita conoscenza, ave capitan Nemo! ho preso una bridge, questa

              fuji

ciao e al prossimo attacco d’arte!!!

[muciaccia /off]

comunque vada, sempre sulla mia strada

martedì, settembre 29th, 2009

sono viva abbastanza (cit.).

no, col cavolo, sono vivissima! una bomba atomica endovena di energia positiva, sfogo e carica al massimo!

ma iniziamo dall’inizio.

non si sa come, non si sa perchè, qualcuno mi dice che se mi presento il 27 settembre all’Arena di Verona, alla cassa accrediti, trovo 2 biglietti per il concerto di Ligabue con l’orchestra. che fai? non vai? e così, presa kika (che tra l’altro non mi pare abbia opposto resistenza, anzi è venuta con me ben volentieri :D ) che si è adoperata per trovare un mezzo di trasporto sicuro e comodo (nella fattispecie il Rockerbus) si è partiti. o meglio, c’ho provato.

sabato sera. devo prendere il treno che da nettuno va a roma. alle 18.15 mi presento in stazione. il tabaccaio non ha il biglietto, li ha finiti. non so come, scopro che lì vicino ce n’è un altro, e mi precipito dentro. vado in stazione. tra le 18.33 e le 19.51 passano 3 treni che vanno a nettuno e uno solo che va a roma. arrivo a termini in ritardo pazzesco, devo andare da kika e dobbiamo uscire. arrivo a termini, vado a ritirare i soldi al bancomat e scopro che non ho un soldo, se non quelli per pagare il bus l’indomani. praticamente vado a Verona con 3 euro nel portafogli. santa kika protrettrice delle aless prega per noi.

comunque alla fine la serata va bene, andiamo a nanna e la mattina dopo anche se ci alziamo un po’ in ritardo, finiamo per dover aspettare una mezzoretta il bus ad anagnina, ma finalmente si parte.

il viaggio va bene, finchè non arriviamo a Bologna. oh, Bologna! Bologna mi attira tantissimo, ci sono stata quando avevo 8 anni e poi a marzo, credo, sono passata alla stazione col treno andando a Milano, ma prima o poi andrò anche lì. comunque, a Bologna dobbiamo caricare alcune persone, per cui l’autista di turno esce dall’autostrada, arriva ad un incrocio e gira a destra. va un po’ avanti, e trova un cartello

e fa manovra. perchè ha sbagliato direzione, doveva andare all’esselunga superstore di Casalecchio. evvabbè. manovra, 4 rotatorie e arriviamo a quella giusta. si riparte. finalmente arriviamo ad un cartello che ci dice che a Verona mancano solo 17 km. uau. uscita Verona Sud, James Tont nel navigatore ci dice di tenere la destra ed uscire. l’autista tira dritto. uscita Verona Nord, James Tont dice la stessa  cosa di prima, e anche l’autista fa come prima. per farla breve, esce all’uscita successiva, per qualche posto sul lago di Garda allungando di 30 km.

ma finalmente arriviamo, molliamo il pullman, passiamo ponte Aleardi

e ci dirigiamo verso l’Arena. dobbiamo ritirare i biglietti. la cassa accrediti è chiusa, sono le 18.30 e alla cassa normale ci dicono che aprirà alle 19. ci mettiamo in fila. ci piazziamo davanti al cancello e non lo molliamo più. anche perchè alle 19.15 aprono gli altri cancelli, e la gente entra. rimaniamo solo noi e quelli in fila dietro di noi, la cassa accrediti apre alle 19.30 quando finalmente datogli il mio cognome mi danno i biglietti per entrare.

cerchiamo il cancello 17. non c’è segnato sulle entrate del lato in cui siamo. ci sono delle transenne e delle persone dello staff. chiediamo. “ah, fortunelle”. ci guardiamo. un altro tipo dello staff fa “venite principesse”. noi basite. “Giuseppe, accompagna le principesse in tribunetta”. noi pensiamo a chi sa che posto puzzoso ci sarà capitato, non è nemmeno numerato, c’hanno messo la pecetta. e invece:

già. in braccio al Liga. praticamente a 5 metri dal palco. e per quasi tutto il concerto ogni due minuti era da noi. a guardarci, a far casino, a cantarci addosso. un concerto di un’energia unica, un casino di gente che cantava forte e urlava altrettanto, energia e potenza e vita. è indescrivibile. io perlomeno non ci riesco. centinaia di persone che cantavano tutte insieme allo stesso tempo cantavano da sole insieme al Liga e all’orchestra e alla band.

(qui tutte le fote)

e niente. finito il concerto, si riparte, senza troppi problemi, anzi, fila tutto liscio fino a Roma, quando usciti dall’autostrada becchiamo il classico ingorgo a Settecamini che ci blocca per due ore. arrivo ad Anagnina alle 10,30, casa di Kika per riprenderci un po’ e poi via, verso nuove mirabolanti avventure. ovvero un colloquio per creazione di contenuti multimediali didattici con prova pratica. non ho idea di cosa possa esser uscito fuori.

ps: di casello in casello ovvero il post di kika e le sue foto (cliccateci che nei commenti ci sono le altre, e meritano assai)

Puffetta al concerto*

sabato, settembre 26th, 2009

siccome, come ho già detto, a me le ammazzate on the road piacciono assai, domattina con Kika partiamo e andiamo a Verona a vedere Ligabue.

così, su due piedi, o meglio con un bus, all’improvviso.

resoconti al ritorno, dopo lunedì pomeriggio, o meglio quando mi riprendo.

fate i bravi.

 

*

no, non ero in ferie.

martedì, settembre 1st, 2009

non ero in ferie.
non sono partita.

non sono sparita un mese.

sono andata al mare, ci sto ancora andando. ho preso un bel color biscottino che da tanto non avevo. un anno lo stage, un anno la tesi, un anno il lavoro, e così era dal 2005 che non andavo a mare. ho scoperto che alla fine, se vai con la macchina, e non a piedi, scendere in spiaggia è semplice e veloce. anche se sei da sola non ti deprimi. tra l’altro ho finito “i versi satanici”, “ti prendo e ti porto via” e “shining”, mentre mi asciugo al sole.

sto studiando per un esame a settembre, psicologia dei consumi e della pubblicità. a giugno e luglio ne ho dati tre, prendendo anche un bel 27. mi sono fatta 15 giorni al mare, e poi ho iniziato questo bel mattone da 850 pagine. l’ho finito di leggere e sottolineare ieri, e ho iniziato a rileggerlo e a prendere appunti sui post-it.

sono drogata di post-it.

vedo film. sono andata a vedere “the millionair” e ho scoperto che il corrispettivo indiano di Gerry Scotty è Lillo di Lillo&Greg. ho visto anche “28 settimane dopo”. carino, a me “28 giorni dopo” era molto piaciuto, questo purtroppo ha un paio di punti dove ci si rimane male, ma tutto sommato è funzionale al proseguio. e poi ho rivisto londra.

mi pongo enigmi. sempre rispetto a londra e a “28 settimane dopo”. attenti che spoilero. praticamente, i sopravvissuti vengono portati ad isle of dog, che una penisola nella parte nord del tamigi. quando i protagonisti fuggono da isle of dog, però, si vede che camminano sul millennium bridge avendo st. paul di fronte, quindi si stanno dirigendo dalla tate modern, che è sul lato sud del tamigi, verso il lato nord. ma loro c’erano già sul lato nord, come ci sono arrivati sul lato sud? e perchè??? non me lo so spiegare.

faccio progetti. Uki e Cannes, ma anche altri. che ovviamente appena riesco a tirar su spammerò ovunque.

rimango male. persone, che non si comportano coerentemente a come si erano presentate. situazioni che prospettavano un cambiamento, bello grosso, anche, che invece non si verificano.

rimango bene. persone che mi stupiscono, mi mandano mail molto carine che non mi aspettavo, che mi fanno sentire “utile” e ben accetta. che vanno in giro per il mondo e mi mandano sms in cui mi dicono che stanno per comprarmi una tazza.

twitto troppo. friendfeeddo altrettanto. no, forse twitto di più. però a me piace twittare, ecco. ah. sicuramente metto troppi fav su flickr.

e imparo a usare fotosciop e illustrator.

e poi non lo so.

poche cose, ma dense, quest’agosto, ecco. mettiamola così.

ci avevo voglia di scrivere un post, mi spiace un po’ sia passato un mese dall’ultimo.