Archive for the ‘pendolo qua e là’ Category

comunque vada, sempre sulla mia strada

martedì, settembre 29th, 2009

sono viva abbastanza (cit.).

no, col cavolo, sono vivissima! una bomba atomica endovena di energia positiva, sfogo e carica al massimo!

ma iniziamo dall’inizio.

non si sa come, non si sa perchè, qualcuno mi dice che se mi presento il 27 settembre all’Arena di Verona, alla cassa accrediti, trovo 2 biglietti per il concerto di Ligabue con l’orchestra. che fai? non vai? e così, presa kika (che tra l’altro non mi pare abbia opposto resistenza, anzi è venuta con me ben volentieri :D ) che si è adoperata per trovare un mezzo di trasporto sicuro e comodo (nella fattispecie il Rockerbus) si è partiti. o meglio, c’ho provato.

sabato sera. devo prendere il treno che da nettuno va a roma. alle 18.15 mi presento in stazione. il tabaccaio non ha il biglietto, li ha finiti. non so come, scopro che lì vicino ce n’è un altro, e mi precipito dentro. vado in stazione. tra le 18.33 e le 19.51 passano 3 treni che vanno a nettuno e uno solo che va a roma. arrivo a termini in ritardo pazzesco, devo andare da kika e dobbiamo uscire. arrivo a termini, vado a ritirare i soldi al bancomat e scopro che non ho un soldo, se non quelli per pagare il bus l’indomani. praticamente vado a Verona con 3 euro nel portafogli. santa kika protrettrice delle aless prega per noi.

comunque alla fine la serata va bene, andiamo a nanna e la mattina dopo anche se ci alziamo un po’ in ritardo, finiamo per dover aspettare una mezzoretta il bus ad anagnina, ma finalmente si parte.

il viaggio va bene, finchè non arriviamo a Bologna. oh, Bologna! Bologna mi attira tantissimo, ci sono stata quando avevo 8 anni e poi a marzo, credo, sono passata alla stazione col treno andando a Milano, ma prima o poi andrò anche lì. comunque, a Bologna dobbiamo caricare alcune persone, per cui l’autista di turno esce dall’autostrada, arriva ad un incrocio e gira a destra. va un po’ avanti, e trova un cartello

e fa manovra. perchè ha sbagliato direzione, doveva andare all’esselunga superstore di Casalecchio. evvabbè. manovra, 4 rotatorie e arriviamo a quella giusta. si riparte. finalmente arriviamo ad un cartello che ci dice che a Verona mancano solo 17 km. uau. uscita Verona Sud, James Tont nel navigatore ci dice di tenere la destra ed uscire. l’autista tira dritto. uscita Verona Nord, James Tont dice la stessa  cosa di prima, e anche l’autista fa come prima. per farla breve, esce all’uscita successiva, per qualche posto sul lago di Garda allungando di 30 km.

ma finalmente arriviamo, molliamo il pullman, passiamo ponte Aleardi

e ci dirigiamo verso l’Arena. dobbiamo ritirare i biglietti. la cassa accrediti è chiusa, sono le 18.30 e alla cassa normale ci dicono che aprirà alle 19. ci mettiamo in fila. ci piazziamo davanti al cancello e non lo molliamo più. anche perchè alle 19.15 aprono gli altri cancelli, e la gente entra. rimaniamo solo noi e quelli in fila dietro di noi, la cassa accrediti apre alle 19.30 quando finalmente datogli il mio cognome mi danno i biglietti per entrare.

cerchiamo il cancello 17. non c’è segnato sulle entrate del lato in cui siamo. ci sono delle transenne e delle persone dello staff. chiediamo. “ah, fortunelle”. ci guardiamo. un altro tipo dello staff fa “venite principesse”. noi basite. “Giuseppe, accompagna le principesse in tribunetta”. noi pensiamo a chi sa che posto puzzoso ci sarà capitato, non è nemmeno numerato, c’hanno messo la pecetta. e invece:

già. in braccio al Liga. praticamente a 5 metri dal palco. e per quasi tutto il concerto ogni due minuti era da noi. a guardarci, a far casino, a cantarci addosso. un concerto di un’energia unica, un casino di gente che cantava forte e urlava altrettanto, energia e potenza e vita. è indescrivibile. io perlomeno non ci riesco. centinaia di persone che cantavano tutte insieme allo stesso tempo cantavano da sole insieme al Liga e all’orchestra e alla band.

(qui tutte le fote)

e niente. finito il concerto, si riparte, senza troppi problemi, anzi, fila tutto liscio fino a Roma, quando usciti dall’autostrada becchiamo il classico ingorgo a Settecamini che ci blocca per due ore. arrivo ad Anagnina alle 10,30, casa di Kika per riprenderci un po’ e poi via, verso nuove mirabolanti avventure. ovvero un colloquio per creazione di contenuti multimediali didattici con prova pratica. non ho idea di cosa possa esser uscito fuori.

ps: di casello in casello ovvero il post di kika e le sue foto (cliccateci che nei commenti ci sono le altre, e meritano assai)

Puffetta al concerto*

sabato, settembre 26th, 2009

siccome, come ho già detto, a me le ammazzate on the road piacciono assai, domattina con Kika partiamo e andiamo a Verona a vedere Ligabue.

così, su due piedi, o meglio con un bus, all’improvviso.

resoconti al ritorno, dopo lunedì pomeriggio, o meglio quando mi riprendo.

fate i bravi.

 

*

segnali di primavera/2

lunedì, maggio 18th, 2009

se indosso una maglietta rossa molto scollata, non posso poi lamentarmi delle reazioni dei soggetti che incontro.

epperò posso raccontarle.

soggetto n°1: “ti lumo con gli occhi”.
treno per roma. aless è con gli occhiali da sole, legge e ha la musica a palla nelle orecchie. sale bel tipo mirabile et figo con occhiale da sole e cuffie pure lui, che per tutto il viaggio manda occhiate evidentissime ad aless, che da parte sua, ricambia. alla fine del viaggio, aless arriverà senza occhiali, libro e cuffie, eliminati uno ad uno nella speranza che il tipo non si scoraggiasse da questi ostacoli per tentare l’approccio. cosa che ovviamente non succede (e come te sbagli?)

soggetto n°2: “in che mani siamo”.
aless scende le scale della metro. nello stesso momento, un ragazzo alto, colletto inamidato, zainetto, pantalone chiaro stirato perfetto, occhialetto leggero, capello a spazzola, sta salendo le scale. il classico tipo casa-e-studio. il tipo sbarra occhi e bocca così:
sebastian 
e giuro che non è una metafora tantomeno sto esagerando, ha veramente fatto quest’espressione teatrale e plateale. mentre incrocia aless si lascia andare al commento più fine, educato, signorile, colto, raffinato, rispettoso, civile che i suoi testicoli in dato frangente gli permettano: “MINCHIA”.
notare che stava uscendo dalla fermata policlinico, dalla parte dell’ospedale.
non vorrei essere mai curata da un tipo del genere.

soggetto n°3: “il mistico”.
treno del ritorno. aless è seduta su un seggiolino vicino alle porte. un tizio che sta evidentemente per scendere girella lì intorno, non sta fermo un attimo, non fa altro che tirare fuori e rimettere in tasca il lettore mp3.il caldo è asfissiante. lancia più e più volte occhiate di sguincio ad aless, che lo tiene sotto controllo pronta a sfoderare tutto il repertorio da cintura marrone di judo in caso di molestie. il treno si ferma. il tipo si avvicina alla porta, guarda, e questa volta non di sguincio, aless, e si fa il segno della croce. padrefiglioespiritosantoamen con tanto di bacio al dito.

stavolta, la faccia di sebastian la fa aless.

segnali di primavera.

lunedì, marzo 30th, 2009

secondo voi, come una gentil donzella può capire che è arrivata la primavera?

dalle rondini che tornano?

dagli uccellini che cantano?

dai fiori che sbocciano?

dalle giacche che gli uomini non portano in pausa pranzo? (e va bene quando c’avete due spalle così e i pettorali, la panzetta pure pure la sopportiamo, il panzone, no).

no.

sarò brutale:
1) i pollini. motivo per il quale da grande aprirò una cartiera specializzata in fazzolettini. che sia inverno o estate, non muori mai di fame.

2) dai tizi che tentano di abbordarti o che più semplicemente ti guardano tette e culo. (n.b. : l’avevo detto che sarei stata brutale. e poi è per generare traffico).

oggi. aless è in fermata sotto casa (tanto per cambiare).

alla fermata di fronte, sosta una bella donna, sulla 40ina, non particolarmente appariscente, ma oggettivamente con un bel fisico, jeans attillato e giubbottino corto. la signora sosta una mezz’ora. in tale mezz’ora, aless nota che tutti gli uomini passati in quel tratto di strada, arrivati in prossimità della signora e superatala, si girano a guardare in viso chi porta a spasso tali chiappe.

non ce n’è stato uno, uno che fosse uno, che non si sia girato.

oggi. aless scende dal treno, fa il sottopassaggio, prende i tappeti mobili, dribbla tre teteschen trolley-munite e imbocca il tratto stretto di termini che porta al binario del treno per fiumicino aeroporto.

aless è vestita con felpa rosa, è tettona di natura e porta pesante borsa eastpak a tracolla, indi vi lascio immaginare l’effetto.

indianino proveniente da senso opposto, e portante in mano qualcosa, si avvicina come se volesse vendere le sue cianfrusaglie alla povera aless senza fiato che corre verso la lezione di brand on line. l’indianino si avvicina, è poco più alto di aless, aless cammina di corsa, l’indianino abbassa lo sguardo verso le grazie di aless e fa un commento che letteralmente non s’è capito che dicesse, ma il cui senso era di sicuro apprezzamento.

aless pensa che c’è gente maleducata in giro.

ma. e qui c’è il ma. aless non rimane sconvolta più di tanto, un po’ per l’abitudine, un po’ perchè su per giù un’ora e mezza prima, un altro episodio aveva riempito la sua giornata.

aless è ancora alla fermata del bus. la piacente 40enne è andata via.
aless è sola. aless infila le cuffie. aless non fa in tempo, e un tizio con scooterone si ferma, fa inversione e le si accosta.

aless toglie le cuffie, sperando che il tipo voglia solo un’informazione stradale.

il tipo, ovviamente, non vuole una semplice indicazione stradale.

si presenta. dice che fa non so che lavoro sociale, psicoassistenziale. dice che cerca una ragazza per le pulizie. dice che c’è una signora anziana di cui si occupa che ha bisogno di qualcuno che le lavi e le stiri i panni, il sabato, la domenica. il tutto balbettando per tutto il tempo. nemmeno stesse facendo una proposta di matrimonio a obama.

a me? stirare?  hamham-emo-013

si ripresenta, e chiede il nome. aless fornisce generalità false. “ah, ok, io mi chiamo tizio. come ti chiami? non ricordo”. dopo 1 secondo netto, già non ricordava. aless ripete le false generalità.

aless già quando il tizio ha detto che cercava una donna per le pulizie ha detto “NO”. ha specificato che lavora e studia e non ha nemmeno il tempo di pensare di accettare di andare a fare le pulizie da uno che la ferma per strada. il tizio insiste. aless le dice che se conoscesse qualcuno, di lasciarle il bigliettino. il tizio non ha bigliettino, e le lascia un numero di telefono che aless provvederà a gettare poco dopo che il tizio ha sgasato sullo scooterone.

il tizio poi fa l’avances: “io canto. conosci il [nome di pub fetido della zona rinomato per il suo sfigatissimo karaoke]?”
aless: “si, si come no” ( tradotto = ci ho messo piede una volta in vita mia, io già odio il karaoke, poi non avevano nessuna canzone di quelle che chiedevamo, ma solo venditti e renato zero, e non voglio metterci mai più piede finchè campo).
tizio: “eh, no, perchè io canto, sai, sono bravo, magari, il venerdì, qualche volta, vienimi a vedere, vienimi a sentire, mi fa piacere”

aless, con nonchalance: “eh si, vediamo, una sera, prima o poi, col mio ragazzo, magari un salto…”.

aless non ha specificato che il suo è un fidanzato immaginario.

il tipo dice “vabbè”, rimette il casco e se ne va, verso l’infinito e oltre.

ora. tizio. tu pensi che io sia una ragazza da rimorchiare alla fermata del bus? pensi che sia una ragazza da rimorchiare offrendo un lavoro?

pensi che sia di sì fatta natura?

minimo, se sei convinto di tutto ciò, dovevi presentarti con un trilogy.

Milàn l’è un gran Milàn

domenica, marzo 15th, 2009

no, è che io son rimasta delusa.

è che a Parco Sempione volevo trovare uno da dirgli “piantala co’  ’sti bonghi, non siamo mica in Africa”, ma non ce n’era manco uno, coi bonghi.

in compenso su un ponticello di 3 metri c’erano un bel po’ di lucchetti, come a Ponte Milvio a Roma.

sciuri sciuri sciuriddi tuttu l’annu, l’amuri ca mi dasti te lo tornu

giovedì, gennaio 22nd, 2009

non ve l’ho detto?

vado un paio di giorni in terra sicula.

col treno.

speriamo bene.

paradossalmente mi preoccupa più il viaggio da anzio a termini che quello verso la trinacria.

ha da finì sto 2008, però.

martedì, dicembre 30th, 2008

aless deve andare in ufficio per l’ultimo giorno di lavoro. è raffreddatissima, si sveglia per l’apnea.

si sveglia tardi, ovviamente. così tardi che deve chiedere a pater familias di essere accompagnata alla stazione di lavinio.

a lavinio un tizio dice che no, qui il treno non arriva, vai a padiglione, che il treno parte da lì.

aless e pater vanno a padiglione. il tutto sul filo del rasoio dell’orario che è tardi.

a padiglione un giovine e tutto sommato passabile capostazione dice che  no, v’attaccate, il treno se parte, non prima di un’ora, perchè prima deve scendere quello che viene da roma, e sta in ritardo. però tranquilli che stanno venendo i pullman sostitutivi che vi portano a campoleone e da lì potete prendere il treno che viene da napoli e arrivare a termini.

punto 1: i pullman sostitutivi.
i pullman sostitutivi sono partiti da nettuno, e hanno fatto sosta a:
- anzio
- anzio colonia
- lido di marechiaro
- villa claudia
- lido di lavinio
contando che sono:
- pullman turistici da boh, 50 persone?
- contando che il treno che dovevo prendere io era quello che doveva partire alle 08.34 da nettuno e che sicuramente c’era gente che aspettava i treni precedenti.
secondo voi, in che condizioni è arrivato il pullman a padiglione?

ve lo dico io: in condizioni da dover esser sostituito. da varie ambulanze per la gente morta di caldo sui pullman con cappottone e riscaldamento a palla.

punto 2: i treni da napoli.
i treni da napoli in genere, quando non ci sono problemi, sono uguali ai carri bestiame indiani. stesso affollamento. quando poi c’è qualche problema per cui noi poveri pendolari nettuno-termini ci andiamo ad aggiungere, diventano indefinibili.

grazie trenitalia. alla faccia di freccia rossa, neh.

si è poi saputo che è cascata la linea aerea tra lavinio e padiglione.

freccia rossa.

(…)

aless indomita vuole andare in ufficio per il suo ultimo giorno di lavoro. va e aspetta i bus del cotral. che non passano.

aless decide che in mezz’ora ha preso troppo freddo e lavorerà da casa (dove, per inciso e per amor di cronaca, sta morendo di freddo). chiama il pater, attraversa la nettunense (sigh), attraversa la linea ferroviaria (2 binari, a-ri-sigh) e va al bar in attesa fiduciosa del genitore, almeno potrà fare colazione.

col cavolo.

barista rumena: “nuoh curnettie, occie finite, con casine che ciè state finite!”.

cornetti finiti. alle 9,15.

quanto manca al 2009?

London, UK

mercoledì, dicembre 24th, 2008

antefattI:

fra me e bryenh funziona così: lei propone, io ci sto. poi succedono i casini. esempi pratici:

- agosto 2008: bryenh propone concerto a ostia dei radici nel cemento. va tutto bene anche se il concerto finisce con un’ora di ritardo, fin quando lasciatami a casa e andando verso la sua, si trova la strada deviata perchè un cocainomane ubriaco s’è incollato con la macchina quella di una 25enne incinta. l’abbiamo scampata per un pelo.

- settembre 2008: bryenh propone concerto gratuito dei radici nel cemento a castel gandolfo, sul lungo lago. ci vediamo a stazione trastevere e mentre l’aspetto  cominciano a sentirsi un po’ di tuoni, sempre più forti, poi fulmini, poi appena salgo in macchina comincia a piovere. tempo che arriviamo a marconi c’è il nubifragio, sul raccordo capitiamo in una tromba d’aria che riesce a spostare la macchina grazie a un millimetro di finestrino aperto. quando ci fermiamo al primo macdonald praticamente siamo in mezzo al monsone. intanto ci dicono che il lago è esondato e quindi rinunciamo al concerto.

- dicembre 2008: riproviamo ad andare a sentire i radici nel cemento. ci perdiamo per aprilia cercando l’ex mattatoio, che oltre a essere vicino a un cimitero, praticamente è chiuso. per un po’ aspettiamo, poi arriva una coppia che comincia a chiedere alle loro conoscenze nel gruppo dove fosse sto benedetto concerto e una volta chiesta la strada a una tizia al distributore, ci guida su e giù per la pontina, prima una direzione e poi un’altra, prendendo tutte le buche che trovano, e finalmente arriviamo.

Fatto:

andata

la socia propone di andare a londra, Uk, e da tazzainomane (maniaca delle tazze) qual sono, non posso certo dir di no, mica mi posso far scappare l’occasione di andare a prendere le tazze di starbucks!

si fanno i biglietti, io da solita patetica precisina qual sono faccio la valigia una settimana prima, venerdì mattina finalmente si parte.

sveglia alle 3,30 circa, preparazione e poi via per ciampino. all’aeroporto andiamo a fare i biglietti del bus che da stansead ci porterà a londra e la signorina tutta carina ci fa “tanto mi sa che potete anche accomodarvi, l’orario effettivo del volo è 12.05″. erano nemmeno le 5,30, dovevamo partire alle 6,05. disperazione.

vaghiamo.

decidiamo di passare i controlli, mettiamo tutto nelle vaschette e passiamo il metal detector. io avevo un m aglione con una cintina e fibbia e ovviamente suona, però me lo immaginavo e amen, mi perquisiscono.

non so come, si fanno le 9. notare che non avevamo nemmeno nulla da leggere. praticamente tra le occhiaie e l’astinenza da carta stampata sembravamo due tossiche.
alle 9 e qualcosa l’omone inglese che doveva prendere il nostro stesso aereo ferma l’omino della ryanair e gli dice qualcosa. sentiamo l’omino della ryanair parlare alla ricetrasmittente: “fammi l’annuncio… tanto sono solo 29… “. due minuti dopo la voce dell’aeroporto tra un aereo che va a orio al serio che parte e quello per londra delle 10.10 che sta aprendo l’imbarco (!!!) dice che i sopravvissuti del volo FR 3003 possono andare al bar con la carta d’imbarco per un piccolo rinfresco. cioè, panino e coca, valore in euro 6,00, pranzo risparmiato, ma nessuno che ci viene a dire “scusate, ci siamo persi l’aereo”.

non so come (cioè, lo so come, guardando le commesse dei negozi di fronte e chiedendoci chi si compra la valigia prima dell’imbarco), si fanno le 11,15. stiamo lì, cariche, pronte al nastro di partenza per lo sprint finale, quando l’annunciatrice ci dice che no, belle, ‘ndo ‘nnate, che qua si parte alle 13.05. non sappiamo se ridere o se piangere. io piango ridendo, giusto per non sbagliare.

arriva il fatidico momento: ci guardano i documenti e ci fanno andare al gate. dici: ok, ce l’abbiamo fatta.

col cavolo.

intanto, mentre siamo lì e guardiamo i nostri compagni di viaggio, notiamo che sembriamo usciti da un film americano:
- noi, le due socie, protagoniste indiscusse del film
-  fratello&sorella di colore
- gli anziani
- la famigliola mamma&papà&bimba più coppia di amici
- fidanzatini più amico
- l’omone inglese che sembra un prof
- la ragazza col passaporto americano, acqua e sapone
- il tipico ragazzo inglese che finisce col farsi l’americana.

e quindi temiamo il peggio.

ok, rimettiamoci in fila, controllo carte d’imbarco e via sulla navetta.

no.

bodycheck.

e visto che ero mezza raffreddata, la tipa mi chiede che diavolo ho nelle tasche. tiro fuori delle terribili armi chimiche come i miei fazzoletti e lei praticamente mi caccia.

finalmente arriviamo sull’aereo e partiamo.

ritorno

dopo un battesimo del volo del genere, degno di alitalia, anche il ritorno non poteva che non essere all’altezza.

arriviamo all’aeroporto, mangiamo e sistemiamo la valigia. nella mia ci sono due tazze di starbucks, di cui una enorme e pesanterrima, per cui temo che mi faranno imbarcare la valigia, ma mi va liscio.

andiamo ai metal detector.

metto su: cappotto, occhiali da sole, chiavi dei lucchetti del trolley, telefonino. scarpe. trolley. passo il metal detector e sto a posto. i miei piedi dopo essersi tolti le scarpe e passeggiato su un tappeto morbidoso, vorrebbero rimanere lì ( ci siamo fatte londra a piedi in meno di 24 h, fatevi 2 conti). aspetto.
arriva la vaschetta con cappotto ecc ecc. arriva una, dico una, scarpa. me la metto. la seconda ci mette un po’ e il trolley lo fermano proprio.

mi danno l’altra scarpa e l’mino carino della security prende tutta la mia roba e la porta su un tavolo. mi chiede se la macchina digitale è la mia. era dentro il trolley, fai te. non è che è di mio nonno. trova i liquidi. non va bene il sacchetto. che poi è quello che ci ha dato la sicurezza a ciampino. non gliene frega niente, vai di travaso. mi fa aprire la valigia. trova una busta di starbucks e mi chiede che cosa c’è. diamine, è un muffin!!! non posso portare un muffin???
mi mette sta specie di schiumarola per pasta tutta dentro la valigia, mi sposta maglioni, cose varie e orrore!!! trova una lattina di the di harrods. continua a cercare, perchè si vede che sono una terrorista pericolossissima (-.-’) e finalmente si arrende e mi fa rifare la valigia.

aspettiamo.

finchè non saliamo sull’aereo, va anche tutto bene, devo dire. stanche, ma bene. poi saliamo. e lì ryanair fa un’ora di ritardo. hostess e steward passano un’ora a: mettere bene bagagli di gente che si è portata il mondo, sistemare giubotti di gente che non se lo poteva tenere addosso, chessennò come fa a pomiciare, contarci.

si, ci contano.

su e giù per l’aereo, due steward e un’hostess ci contano come fosse la gita delle medie. su e giù. andata e ritorno.

e poi cominciano a buttare fuori dei nomi a caso invitandoli a presentarsi al personale di bordo.

gente che ovviamente non uscirà mai fuori.

finalmente, con un’ora e mezza di ritardo ( non lo so di preciso, il cellulare era spento) partiamo, e due ore dopo siamo a casa.

ah, e vorreste sapere anche cosa è successo a londra? per quello c’è lo slideshow su flickr. in aggiornamento, quindi stay tuned.

qui invece quelle di bryneh

londra comunque è fantastica. profuma di cannella e vaniglia, c’è uno starbucks, un macdonald, un pizza hut, un pret à manger, un eat, un nero cafè ogni due metri. la gente ha la vera cultura del the e del caffè: se ne vanno in giro con questi bicchieri di carta o stanno al tavolino le ore a leggere e chiaccherare, non come da noi che se ti prendi il caffè al bar e ti fermi a parlare 15 minuti sei un fannullone. londra è pulitissima, ma per trovare un cestino dell’immondizia devi fare i salti mortali. londra è calda, e i guanti li ho messi solo per far figura e perchè ormai li avevo comprati, che non ce n’era bisogno. i ponti non hanno nulla a che vedere con quelli sul tevere, il tamigi è grande il triplo, i teatri sono ovunque e le sterline sono fantastiche, la metro non ha niente a che vedere con roma, e in generale a roma, londra dà le piste su tutto.

(…)

giovedì, dicembre 4th, 2008

non dico niente, perchè mi lamento già troppo.

e poi non è che ho tutte ste forze per farlo.

si vede che sono vecchia?

giovedì, ottobre 16th, 2008

io ci ho sempre avuto un problema col rapporto età/aspetto, ho sempre dimostrato meno di quel che ho. e sinceramente, il problema non era nemmeno mio, perchè vuoi metter sembrare più giovane e vedere le facce basite della gente quando dici l’età che hai? ci rimango più male quando non si stupiscono.

ieri, h 16 circa. esco dall’ufficio, scendo verso piazza epiro.mi fermo per attraversare. arrivo a metà carreggiata. dal lato della strada su cui devo andare io arriva da sinistra un ragazzo, mi guarda e fa “si vede che hai 26 anni eh!” tutt’allegro. aless “eh…”. lui “hai 26 anni, no?” sempre tutt’allegro. aless “si…”. lui “si vede!” senza perdere l’allegria. aless “grazie…”.

boh.