Vips/3
sabato, gennaio 10th, 2009apprendo ora dalla stampa locale che la Divina Nicole non verrà a girare scene qui.
e sinceramente, bella per lei, che non si perde nulla.
però io l’australiana ce l’ho lo stesso.
(sto meglio, però, dai.)
apprendo ora dalla stampa locale che la Divina Nicole non verrà a girare scene qui.
e sinceramente, bella per lei, che non si perde nulla.
però io l’australiana ce l’ho lo stesso.
(sto meglio, però, dai.)
sto con l’australiana, e non sto parlando della Divina Nicole.
m’avesse portato Hugh Jackman, io dico.
no, i batteri grossi come canguri, m’ha portato.
la sfiga ultimamente mi perseguita un pochetto.
il cavo ieri è arrivato, per grazia di chissà quale divinità, e quindi rendiamo grazie.
ora, io sono una che è cresciuta letteralmente a pane, visitors, e.r. e x- files. a me dottor house fa una pippa, può schizzare in giro tutto il sangue che vuole, ma io ho lavorato 3 anni da una dentista e ho frequentato non so quanti ospedali per motivi contingenti. ( non so il significato preciso di “contingente” ma mi ci piaceva).
tutto questo per dire che non mi schifo di niente. o quasi.
ce l’avete presente rachel di friends?
alla nostra eroina faceva schifo una sola cosa: gli occhi.
io pure.
solo che io ci sono anche ipocondriaca, sugli occhi, ma tanto, eh.
del tipo, che adoro andare dalla dentista, sempre perchè l’ho vista lavorare per 3 anni e praticamente è una rimpatriata, quando ci vado per il controllo, ma odio, odio, fortissimamente odio andare all’oculista. odio mettere le dita negli occhi, odio la luce che ti punta e “guarda di qua e guarda di là” e esci dallo studio più rimba del solito, coi lacrimoni. giusto le lenti a contatto riesco a mettere e togliere, ma non tocco mai l’occhio direttamente, sempre tramite la lente, appunto.
fatto sta che giovedì vado a togliere la lente destra, e mi trovo un puntino grigio/bianco nella parte inferiore dell’iride. metto le lacrime artificiali e non si toglie, faccio passare una notte, e non si toglie, ne passano due e niente, cerco su internet ed esce fuori “cheratite”, io sto sempre più male, ansiosa e comincio anche a sentirmi un soffio al cuore.
alla fine mi convinco e vado al pronto soccorso oculistico, mezz’ora di attesa in cui mi aspetto le più brutte diagnosi, con i più brutti effetti, tra cui la rimozione istantanea del bulbo oculare intero.
entro.
mi siedo.
mento sullo strumento e luce dritta nell’occhio.
“eccolo. è un pezzetto di metallo.”
“ti anestetizzo l’occhio”
“nuoh!”
mento sullo strumento, pinzetta, occhio che non sa stare fermo, pezzetto di metallo che viaggia nell’occhio, esce, se ne va. pomata antibiotica, pecetta (altresì detta “benda”). a casa. medicazione per 3 giorni.
5 minuti di visita.
ed ecco a voi, aless aka willy l’orbo.
Placche in gola, mal di gola
Bruciore di gola che non passa mai
Colpa delle polveri sottili, o colpa di un colpo d’aria.
Provo propoli, sciroppo propoli, pasticche
Provo provo provo propoli spray
Ma nemmeno la potenza delle api può far
Nulla nulla nulla di nullaGargaroz
Giù nel gargaroz sento il diavoloz
Datemi un rimedio per le mie tonsille rosse
Caramelle p’ ‘a tosse
Quali tonsille poi,
Quelle che non ho più
Me le han tolte che ero ancora piccolino
E son finite nel cestino
maledetti, per ogni situazione loro hanno già una citazione pronta.
giuro che non mi sono fatta venire a posta il mal di gola.
“gargaroz”, elio e le storie tese, “studentessi”, 2008.
15 anni di camino. e contando che ne ho 26, ero piccola quando ho cominciato a gestirlo. e una cosa simile non mi è mai successa.
ieri sera, cameretta, personaggi: sister & aless.
aless: "scendo, vedo se genitore e genitrice son tornati"
sister: "c’era anche da guardare il camino."
aless: "scema, son passate due ore, me lo vuoi dire prima?"
sister: "eh, c’era un bel fuocherello."
aless scende, c’è una bella bracetta che a metterci su la griglia ti ci fai una bella bracioletta.
prende la chiave, apre la porta, esce al freddo e all’umido e carica sul braccio sinistro tre ciocchetti.
rientra, apre il vetro del camino. primo ciocchetto, secondo ciocchetto, terzo ciocchetto. tirando indietro la mano, intruppa col dorso del medio destro un pezzetto di carbone che non aveva visto, perchè nero e perchè la luce della stanza non è accesa.
è più la paura che non se lo aspettava che il dolore, non sente niente, ma si sporca, allora va di acqua fredda e si lava.
passa una mezz’ora. aless messa a posto la spesa comincia a fare le piadine. il calore che viene dalla padella sembra concentrarsi tutta su quel minuscolo pezzettino di pelle venuto in contatto col carbone. aless rischia la pazzia. (non che già non lo fosse, ma rischia di esplicarlo al mondo)
aless mangia l’insalata e anche la forchetta va sempre a batter lì.
aless prende una tavoletta di ghiaccio, quelle di plastica che vanno dentro i frigoriferi portatili e ci spalma sopra il medio.
aless si sente un biscotto bruciato venuto male : (
questo pomeriggio ho passato qualche ora in compagnia di mia nonna. quella chalahbrehseh.
ora, lei è sempre stata una col vizio di raccontare palle e di raccontare le stesse cose all’infinito (come direbbe il Professore Farnsworth di “Futurama”, ha il cd incantato); va da sè che raccontando le palle all’infinito, le palle cambiano piano piano.
così. oggi, per circa una cinquantina di volte mi ha detto che era già passata da me una prima volta a vedere se c’era qualcuno ed era tutto buio, che zia si era appena alzata dal riposino pomeridiano e che le aveva chiesto se era stata da noi oggi ed allora è venuta, che le gemelle kessler (ovvero mie cugine) erano uscite e ancora non erano tornate, ha chiesto altre cinquanta volte dove stava sister, cosa stava facendo e come sta.
poi con la scusa dell’albero di natale (che lei già faceva in chalahbrihah, ora, contando che lei è qui dal ‘57, e che in patria faceva la contadina figlia di contadini, ci credo poco, eh) ha tirato fuori i cugini preti, uno da parte di madre e uno da parte di padre, di cui uno cieco perchè da piccolo s’era sparato col fucile del padre nell’occhio. poi non so come, ho un vuoto del tipo “rapimento degli alieni”, è passata a quando è arrivata qua, alla casa che aveva venduto alla sorella e ai terreni che aveva comprato e poi venduto, fino alla raccolta delle olive e dei cocomeri che i padroni le davano perchè a lei la vedevano che lavorava tanto e bene.
è inutile specificare che ho perso il conto delle volte che mi ha raccontato queste cose, vero?
visto il dna che mi ritrovo, se a un certo punto comincerò a raccontare sempre le stesse cose di quando ero gggiovane e bella e tutti mi venivano dietro (cit. nonna -.-’) spero di poter contare in un qualche volontario che mi abbatta.
sempre che non muoio prima di qualche rara ed esotica malattia. o di raffreddore. che lo sapete che sono ipocondriaca.
"giovane blogger stroncata da un mix letale: tosse e singhiozzo ed esala l’ultimo respiro."
e qui vorrei sottolineare la superiorità della ceretta vs la lametta bic.
che anche se la lametta bic pour elle o come cavolo si chiama è la migliore che abbia mai usato (e non ci sono strisce emollienti che reggano) sono tremendamente pericolose e vi possono trasformare in tranquille ragazzette (no comment sul “ragazzette”) di provincia in aspiranti emo-girl. e va bene anche la tristezza da “sono-chiusa-in-casa-a-scrivere-una-tesi-che-nessuno-leggerà-mentre-ho-3-contatti-in-linea-con-cui-non-parlo-mai-e-gli-altri-sono-tutti-in-vacanza”, ma non arrivo al punto di volermi sfregiare e tagliuzzare e sanguinare volontariamente. fatto sta che per togliermi quei 4 pelacci che ho sulle gambe mi son fatta un taglio lungo il polpaccio che avevo una paura cane. che se da una parte tutti i telefilm medici che mi son vista danno delle dritte su come affrontare certe situazioni, dall’altra inducono ipocondria a mille. e conseguente schizofrenia. perchè mentre metà cervello, quella razionale, mi diceva che non succedeva niente, di stare tranquilla, che non era nulla, che non sarei morta dissanguata, l’altra, quella più emotiva, non faceva altro che esser convinta di stare sul punto di svenire e che non sarebbe sopravvissuta. manco a dire che aveva paura dei punti, no, temeva proprio la morte. morte che è stata prontamente scongiurata con acqua fredda dalla doccia, e un ghiacciolo all’arancia dell’eurospin. chiuso. non ce l’ho mica messo aperto.
e adesso sto con uno squarcio che brucia un po’ ed ho paura che mentre dormo mi si riapra.
ma, e dico ma, se non mi ha ucciso una spina di rovo di more, può uccidermi un rasoio bic?
ok, facciamo finta che abbia delle facoltà mentali e che per un pochetto, il tempo di scrivere il post, ne sia in pieno possesso.
troppo difficile? neanche spiellberg che alla fine fa arrivare gli alieni potrebbe concepire una situazione di questo tipo?
dai, proviamoci, impegniamoci un attimo. bene.
nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, lascio il mio letto al mio cane, che già se n’è impossessato. lascio i piatti da lavare a mio fratello, che sarebbe ora che anche lui facesse il suo turno. lascio i miei libri alla mia mamma e al mio papà, che so già che li doneranno alla biblioteca comunale (biblioteca che già possiede una delle prime edizioni di “shining”, quella precedente al film e col titolo tradotto, e non lo sa). a mia sorella make up e vestiti, che si lamenta sempre che ne ho più di lei, come se avessi soldi che mi escono da tutti gli orifizi e non mi vesto al mercato come lei. cd pc e stampante a chi li voglia, basta che non sia mia sorella.
il perchè di tutto ciò è semplice: ieri ho portato a spasso come al solito la belva travestita da cucciolo a pelo lungo. la belva ha il vizio di infilarsi in mezzo ai rovi. mentre ci riposavamo poi su una panchina (pensionato style), coccolandolo ho sentito che in testa tra i boccoli gli si era incastrato un generico pezzo di pianta. cercando di toglierlo, il generico pezzo di pianta ha rivelato la sua natura, quella di spina pluripunteforme. mi son punta il pollice, con macchietta rossa inclusa.
oggi, prima di pranzo, ho cominciato a sentire dolore alla base del pollice, all’attaccatura con la mano. dopo aver lavato i piatti, mi fa male anche il polso.
non più tardi di domattina il dolore arriverà alla spalla, fino a estendersi in tutto il corpo portando con sè chissà che rara infezione letale, stroncando la mia giovinezza.
non fiori, ma opere di bene.